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Art. 328 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 328 Codice di Procedura Civile

Termine di impugnazione: la morte del difensore non lo sospende
Una società ha citato in giudizio un professionista per un errore nella certificazione energetica di un immobile, chiedendo il risarcimento dei danni. Il tribunale e la corte d'appello hanno accertato la responsabilità del professionista. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile perché notificato oltre il termine di impugnazione. Il professionista sosteneva che la morte di uno dei suoi avvocati avesse interrotto i termini. La Cassazione ha chiarito che, in presenza di una pluralità di difensori con mandato disgiuntivo, il decesso di uno di essi non interrompe il termine di impugnazione, poiché l'altro difensore garantisce la continuità della rappresentanza in giudizio. Di conseguenza, il ricorso tardivo è inammissibile e il professionista perde la causa.
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Accordo conciliazione giudiziale: quando è vincolante?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che riteneva vincolante un accordo di conciliazione giudiziale, nonostante le parti avessero chiesto ripetuti rinvii per "concretizzare" la transazione. La Suprema Corte ha ravvisato una "motivazione apparente", poiché è illogico considerare un accordo come definitivo se le stesse parti dimostrano, con il loro comportamento processuale, di non ritenerlo ancora perfezionato. La controversia originaria riguardava il rilascio di un immobile concesso in comodato.
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Simulazione del mutuo: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto di mutuo e di una ipoteca, riconoscendoli come frutto di una simulazione del mutuo tra fratelli, finalizzata a danneggiare i creditori. La sentenza chiarisce importanti principi processuali: la morte di una parte dopo la sentenza di primo grado non causa l'interruzione del processo d'appello. Inoltre, viene ribadito che i terzi possono provare la simulazione anche tramite presunzioni.
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Dichiarazione interruttiva: quando interrompe il processo?
Una società conduttrice ha impugnato la sentenza che dichiarava estinto il suo processo d'appello. Sosteneva che la dichiarazione di morte della controparte, fatta dal suo legale, non fosse sufficiente a interrompere il giudizio senza un'esplicita volontà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la volontà di interrompere è implicita nella dichiarazione interruttiva fatta ai sensi dell'art. 300 c.p.c., soprattutto se, come nel caso di specie, il difensore aveva precedentemente depositato una nota che richiamava esplicitamente tale articolo. Di conseguenza, l'interruzione era valida e la successiva estinzione per tardiva riassunzione era corretta.
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