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Art. 328 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 328 Codice di Procedura Civile

Proroga del termine per impugnare: tempi dimezzati per gli eredi
L'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente il mancato versamento dell'imposta sugli intrattenimenti e della relativa IVA. Il contribuente perdeva entrambi i gradi di merito. Pochi giorni prima della scadenza del termine semestrale per ricorrere in Cassazione, il contribuente decedeva. Gli eredi notificavano il ricorso oltre sette mesi dopo la pubblicazione della sentenza, sostenendo la proroga del termine per impugnare di ulteriori sei mesi ai sensi delle vecchie regole procedurali. La Corte di Cassazione ha chiarito la portata della disciplina attuale: la riforma che ha dimezzato il termine lungo da un anno a sei mesi impone di dimezzare anche la proroga a soli tre mesi se l'evento interruttivo avviene nel secondo trimestre. Poiché gli eredi hanno depositato l'atto oltre la nuova scadenza ridotta, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile con addebito del doppio contributo unificato.
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Notifica appello a contribuente deceduto: sanatoria con rinvio
L'Ente Impositore ha notificato avvisi di accertamento per patrimoni esteri agli eredi di un contribuente. I giudici di primo grado hanno annullato gli atti. Successivamente alla sentenza, uno degli eredi è deceduto durante i termini per impugnare. L'amministrazione finanziaria ha indirizzato l'impugnazione al vecchio difensore domiciliatario invece che ai nuovi eredi. La Corte di Giustizia Tributaria Regionale ha respinto l'appello senza rilevare il vizio né ordinare la rinnovazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica appello a contribuente deceduto non comporta l'inammissibilità insanabile, ma un vizio della chiamata in giudizio. Il giudice d'appello deve quindi ordinare la rinnovazione della notifica direttamente ai nuovi eredi per sanare il processo con effetti retroattivi.
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Presunzione di condominialità: cortile comune e non privato
Una lite tra vicini giunge in Cassazione per stabilire la proprietà di un cortile e il rispetto delle distanze di un porticato. Il Primo Proprietario rivendicava la proprietà esclusiva del cortile basandosi sulle misure catastali, mentre il Secondo Proprietario ne sosteneva la natura comune. La Suprema Corte ha confermato la presunzione di condominialità del cortile, poiché l'atto d'acquisto originario lo definiva comune senza assegnarlo a nessuno in via esclusiva. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del Secondo Proprietario sul porticato: non si possono violare le distanze legali equiparando una strada privata interpoderale a una via pubblica senza prove di un reale transito della collettività. La sentenza è stata cassata con rinvio per ridiscutere la demolizione o l'arretramento del portico.
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Morte del contribuente: vale l’ultrattività del mandato alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento. Il contribuente è deceduto dopo la discussione di primo grado, ma il suo difensore non ha dichiarato il decesso. L'Ufficio ha quindi notificato l'appello presso il difensore originario. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello, ritenendo che andasse notificato agli eredi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, riaffermando il principio della ultrattività del mandato alla lite. Se la morte del cliente non viene dichiarata formalmente in udienza o notificata dall'avvocato, quest'ultimo continua a rappresentare la parte. Di conseguenza, la notifica dell'appello presso il difensore domiciliatario è pienamente valida. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
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