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Art. 31 Costituzione — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 31 Costituzione

Permesso di soggiorno e crimini: la sicurezza vince sul matrimonio
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno a un cittadino straniero, sposato con un'italiana, a causa della sua comprovata pericolosità sociale. La decisione non si è basata su un automatismo legato ai precedenti penali, ma su una valutazione concreta e attuale della minaccia all'ordine pubblico. I reati ripetuti di spaccio di stupefacenti, la mancanza di un inserimento sociale positivo e il coinvolgimento della stessa coniuge in attività illecite sono stati ritenuti elementi sufficienti. La Corte ha stabilito che, in presenza di una minaccia effettiva alla sicurezza, il diritto all'unità familiare può essere legittimamente limitato. La pericolosità sociale del permesso di soggiorno è quindi un criterio fondamentale che prevale in queste circostanze.
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Protezione speciale: sì alla tutela dell’unità familiare
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un tribunale che aveva negato la protezione speciale a un uomo, padre di famiglia, mentre l'aveva concessa a sua moglie. La Corte ha stabilito che il diniego creava una violazione del diritto all'unità familiare, un principio fondamentale che deve essere sempre tutelato. La decisione sottolinea come l'integrazione del richiedente e i legami familiari in Italia siano elementi cruciali per il riconoscimento della protezione speciale, per evitare la separazione del nucleo familiare.
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Protezione speciale: Unilav prova il lavoro
Un cittadino straniero si vede negata la protezione speciale perché il Tribunale ritiene la sua integrazione debole, svalutando le comunicazioni di assunzione (Unilav) senza le relative buste paga. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che per la protezione speciale l'Unilav è una prova sufficiente del rapporto di lavoro, avendo un valore probatorio preminente in quanto dichiarazione ufficiale. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Impedimento avvocato: i limiti dell’art. 81 bis cpc
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24631/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato tardivamente da un avvocato impegnato in un affidamento preadottivo. I giudici hanno chiarito che il legittimo impedimento dell'avvocato previsto dall'art. 81 bis disp. att. c.p.c. non sospende automaticamente i termini per le impugnazioni, ma si applica solo alla gestione del calendario del processo. Per i termini perentori scaduti, resta necessaria la richiesta di rimessione in termini, provando una causa non imputabile e di carattere assoluto.
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Stato di abbandono: valutazione attuale dei genitori
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava lo stato di adottabilità di un minore, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione dello stato di abbandono deve essere attuale e concreta. I giudici di merito si erano basati su difficoltà passate dei genitori (fino al 2018), ignorando i significativi progressi successivi, come la stabilizzazione lavorativa, la nascita e la cura di altri due figli, e una nuova stabilità familiare. La Suprema Corte ha ribadito che non si può dichiarare l'adottabilità fondandosi esclusivamente su dati superati, ma è necessario verificare la situazione presente e la volontà dei genitori di recuperare il rapporto con il figlio.
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Diritto dei nonni: l’interesse del minore prevale
In un caso di forte conflittualità familiare, i nonni e lo zio paterni si erano rivolti al tribunale per vedere i nipoti minori, ostacolati dai genitori. La Corte d'Appello aveva concesso gli incontri basandosi sulla mera assenza di pregiudizio per i bambini. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2881/2023, ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il 'diritto dei nonni' non è incondizionato, ma subordinato al 'superiore interesse del minore'. Il giudice non deve solo escludere un danno, ma deve accertare in positivo il concreto beneficio che il rapporto porterebbe alla crescita del bambino, tenendo conto del contesto conflittuale e della volontà del minore stesso.
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Improcedibilità ricorso: termini perentori in Cassazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché depositato oltre il termine perentorio di venti giorni previsto dalla legge, senza esaminare il merito delle questioni sollevate.
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Decreto di espulsione: nullo per vizi di forma
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un decreto di espulsione, stabilendo che il giudice di merito aveva omesso di pronunciarsi su vizi formali decisivi sollevati dal ricorrente: la mancanza di firma da parte di un soggetto autorizzato e la notifica dell'atto in copia semplice. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di questi aspetti procedurali fondamentali.
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