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Art. 2966 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2966 Codice Civile

Mancata richiesta NASPI: il nesso causale è escluso
Un lavoratore, licenziato dopo un lungo periodo di sospensione, ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per il risarcimento dei danni, inclusa la perdita dell'indennità di disoccupazione (NASPI). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la causa diretta del danno economico era la stessa omissione del lavoratore. La mancata richiesta NASPI da parte del dipendente interrompe il nesso causale con qualsiasi presunta condotta illecita dell'azienda, rendendo quest'ultima non responsabile per la perdita del sussidio.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato che la richiesta di ricalcolo di una pensione, sebbene già in erogazione, è soggetta al termine di decadenza triennale. Di conseguenza, il diritto agli arretrati è limitato al triennio precedente l'azione giudiziaria. La sentenza chiarisce l'applicazione della cosiddetta 'decadenza ricalcolo pensione', specificando che solo l'azione in tribunale, e non la domanda amministrativa, può interrompere tale termine.
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Decadenza NASpI: comunicazione reddito è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 374/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di indennità di disoccupazione. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo aver perso uno dei suoi due lavori part-time, aveva richiesto la NASpI, omettendo di comunicare tempestivamente il reddito derivante dall'altro impiego. La Corte ha chiarito che la mancata comunicazione del reddito da lavoro preesistente entro 30 giorni dalla domanda comporta la decadenza NASpI, ovvero la perdita definitiva del diritto alla prestazione. Questa interpretazione rigorosa del termine previsto dalla legge mira a garantire la certezza dei rapporti con l'ente previdenziale.
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Decadenza conguaglio contributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza conguaglio contributi previdenziali, prevista in sei mesi, non può essere interrotta da una semplice domanda di autorizzazione all'ente. Per salvare il diritto, l'azienda deve effettuare materialmente il conguaglio e il relativo pagamento entro il termine perentorio stabilito dalla legge, poiché non è richiesta alcuna autorizzazione preventiva. La sentenza ribalta la decisione di merito che aveva erroneamente considerato sufficiente la richiesta, tutelando la certezza dei termini legali.
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