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Art. 2966 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 2966 Codice Civile

Responsabilità per gravi difetti dell’immobile: paga il costruttore
Un complesso edilizio ha manifestato gravi infiltrazioni d'acqua dal tetto in piombo poco dopo il termine dei lavori. Il Condominio ha avviato un giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. L'Ente Committente e il Direttore dei Lavori hanno opposto la decadenza e la prescrizione dell'azione risarcitoria, sostenendo che le denunce fossero tardive. I giudici hanno invece rilevato che i responsabili avevano eseguito sopralluoghi e interventi di riparazione, condotta che integra un tacito riconoscimento delle imperfezioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dell'Ente e del tecnico, confermando la loro responsabilità per gravi difetti dell'immobile in solido. L'impegno spontaneo alla sistemazione dei vizi ha creato una nuova obbligazione soggetta alla prescrizione ordinaria di dieci anni. Il Condominio vince definitivamente la causa e ottiene il risarcimento dei danni oltre al rimborso delle spese di giudizio.
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Credito d’imposta ricerca e sviluppo: no quadro RU, cade il bonus
L'Azienda ha utilizzato in compensazione il credito d'imposta ricerca e sviluppo per le spese sostenute in un anno precedente. L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento disconoscendo l'agevolazione. Il credito non era stato indicato nel quadro RU della dichiarazione dei redditi dell'anno di sostenimento dei costi. L'Azienda ha impugnato la cartella lamentando il mancato invio dell'avviso bonario e la natura formale dell'omissione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'indicazione del credito d'imposta ricerca e sviluppo nella dichiarazione dell'anno di maturazione è richiesta a pena di decadenza. L'omissione costituisce una scelta negoziale non emendabile con dichiarazione integrativa. Inoltre, il controllo automatizzato è legittimo senza preventivo avviso se l'errore emerge direttamente dai dati dichiarati. L'Azienda perde il beneficio tributario e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità dell’appaltatore: no ai risarcimenti se in ritardo
Il Comune ha promosso un'azione legale contro l'Appaltatore, i Progettisti e il Collaudatore per gravi infiltrazioni d'acqua nei loculi cimiteriali. Il Comune ha denunciato i vizi oltre un anno dopo il deposito della perizia tecnica preventiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che la denuncia dei vizi è un atto recettizio e deve giungere all'Appaltatore entro un anno dalla scoperta, senza che si applichi la scissione degli effetti della notifica. Di conseguenza, il Comune è decaduto dall'azione speciale. Inoltre, la Corte ha chiarito che non è possibile aggirare i termini di decadenza invocando la responsabilità extracontrattuale generale. La Cassazione ha quindi rigettato definitivamente la domanda di risarcimento del Comune, confermando l'esclusione della responsabilità dell'appaltatore.
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Mancata compilazione quadro RU: l’Azienda perde il credito d’imposta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata compilazione del quadro RU nella dichiarazione dei redditi comporta la perdita definitiva del diritto a utilizzare il credito d'imposta. Una società aveva compensato un debito IVA con un credito per ricerca e sviluppo, omettendo però di indicarlo nell'apposito quadro. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione e la Corte le ha dato ragione. Secondo i giudici, l'indicazione del credito non è una mera formalità, ma un atto di volontà richiesto a pena di decadenza. L'omissione, quindi, non è un errore sanabile e determina la perdita del beneficio fiscale per l'anno di riferimento.
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Interruzione Termine di Decadenza: Deposito Vince su Notifica
Un'azienda fallita agisce per recuperare il valore di una pressa industriale, assegnata a un'altra azienda per saldare un debito. La questione centrale riguarda il rispetto del termine di 60 giorni per avviare l'azione. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'interruzione termine di decadenza: per impedire la perdita del diritto, è sufficiente il semplice deposito del ricorso in tribunale entro la scadenza. La successiva notifica dell'atto alla controparte, che dipende anche dai tempi della cancelleria e del giudice, non rileva ai fini della decadenza. L'azienda fallita, avendo depositato il ricorso in tempo, vince la causa.
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Decadenza NASpI e Partita IVA: la forma non batte la sostanza
Un lavoratore ha impugnato la decisione che gli negava il diritto alla NASpI a causa della mancata comunicazione dei redditi derivanti da una Partita IVA già esistente. I giudici di merito avevano confermato la sanzione, ritenendo che l'obbligo di comunicazione sussistesse anche in assenza di reddito effettivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la Decadenza NASpI e Partita IVA non può scattare automaticamente per il solo possesso formale del numero di Partita IVA. Secondo la Suprema Corte, è necessario verificare se l'attività lavorativa sia stata effettivamente esercitata durante il periodo di disoccupazione. Il termine 'intraprendere' implica un impegno concreto e non una mera condizione burocratica preesistente e inattiva. La causa è stata rinviata per accertare l'effettività del lavoro svolto.
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Decadenza dalla NASpI: perché la Partita IVA silente non la causa
Un lavoratore ha impugnato il provvedimento con cui l'ente previdenziale ha dichiarato la decadenza dalla NASpI per l'anno 2017. L'ente contestava l'omessa comunicazione del reddito derivante da attività autonoma, basandosi sulla mera titolarità di una Partita IVA. La Corte d'Appello aveva confermato la sanzione, ritenendo obbligatoria la comunicazione annuale anche in assenza di reddito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la decadenza dalla NASpI scatta solo in presenza di uno svolgimento effettivo dell'attività lavorativa. La semplice titolarità formale di una posizione fiscale non equivale all'esercizio di un'attività e non giustifica la perdita del sussidio, specialmente se la posizione era già nota all'ente.
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Responsabilità solidale associazioni: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale associazioni non riconosciute per i debiti contratti dai loro rappresentanti. Il caso riguardava bollette idriche non pagate da un'associazione sportiva. La firma di una richiesta di rateizzazione da parte della rappresentante legale è stata qualificata come riconoscimento di debito. Tale atto ha impedito la decadenza del diritto del creditore, estendendo l'obbligo di pagamento anche al patrimonio personale della rappresentante, la cui posizione è equiparata a quella di un fideiussore ex lege.
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Titolo esecutivo complesso: la Cassazione nega la validità
Una banca internazionale, creditrice di una società in concordato, ha cercato di ottenere la consegna di azioni in base a un titolo esecutivo complesso, formato da una sentenza straniera di condanna al pagamento e dalla sentenza italiana di omologa del concordato. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, stabilendo che i due provvedimenti non possono essere combinati per creare un titolo esecutivo per una prestazione (consegna di azioni) diversa da quella originaria (pagamento di una somma). La Corte ha accolto l'opposizione della società, dichiarando l'inesistenza del diritto della banca a procedere esecutivamente in tal senso.
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