LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2966 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 2 di 3

Altri anni per Art. 2966 Codice Civile

Responsabilità solidale: i termini per l’INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale negli appalti non è applicabile all'ente previdenziale. L'INPS può quindi agire per il recupero dei contributi non versati oltre il limite dei due anni dalla cessazione dell'appalto, essendo soggetto esclusivamente ai termini di prescrizione ordinaria. La decisione chiarisce che il credito contributivo è autonomo e distinto rispetto al credito retributivo del lavoratore, garantendo una tutela previdenziale più estesa e non vincolata alle tempistiche ristrette previste per i rapporti tra privati.
Continua »
Responsabilità solidale: guida alla decadenza appalti
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della responsabilità solidale negli appalti, focalizzandosi sul termine di decadenza biennale per i crediti dei lavoratori. Nel caso di specie, alcuni dipendenti di una società subappaltatrice avevano richiesto il pagamento di retribuzioni arretrate agendo contro la committente e l'appaltatrice principale. La Corte d'Appello aveva inizialmente dichiarato il diritto estinto per decadenza, ritenendo che solo l'azione giudiziaria potesse interrompere il termine di due anni. La Suprema Corte ha invece stabilito che, per i fatti antecedenti alla riforma del 2012, una diffida stragiudiziale è sufficiente a impedire la decadenza, garantendo così una maggiore tutela ai lavoratori coinvolti nella filiera produttiva.
Continua »
Decadenza ripetizione indebito: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio l'ente previdenziale per la restituzione di contributi versati in eccesso a seguito di un mutamento del proprio inquadramento aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che il termine di cinque anni per la decadenza ripetizione indebito è inderogabile. Il giudice deve applicarlo d'ufficio, anche senza un'eccezione di parte, poiché la norma mira a proteggere la stabilità della posizione previdenziale del lavoratore, considerata un interesse primario.
Continua »
Compensazione pensione: no a debiti incerti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un istituto di credito che intendeva bloccare il pagamento di una pensione di reversibilità opponendo in compensazione presunti debiti del defunto. La Corte ha stabilito che la compensazione pensione non è ammissibile se i crediti opposti sono incerti e non spettano direttamente a chi li eccepisce. È stato inoltre negato l'effetto vincolante di una precedente sentenza a cui la banca non aveva partecipato.
Continua »
Decadenza contributi appalti: esclusa per gli enti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di responsabilità solidale negli appalti. Il caso riguardava la richiesta di un ente previdenziale a una società committente per il pagamento di contributi non versati dall'appaltatore. La Corte ha chiarito che il termine di decadenza biennale, previsto dall'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, non si applica all'azione dell'ente. Tale termine di decadenza per i contributi negli appalti vale solo per i lavoratori. L'azione dell'ente resta invece soggetta unicamente al termine di prescrizione.
Continua »
Decadenza biennale contributi: non si applica all’INPS
Un ente previdenziale ha richiesto a una società committente il pagamento dei contributi non versati da una ditta appaltatrice. Le corti di merito avevano respinto la richiesta applicando la decadenza biennale prevista per le azioni dei lavoratori. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la decadenza biennale contributi non si applica all'ente, la cui azione è soggetta esclusivamente alla prescrizione quinquennale. Il principio si fonda sull'autonomia dell'obbligazione contributiva rispetto a quella retributiva.
Continua »
Impugnazione esclusione socio: la via stragiudiziale
Un socio lavoratore impugna la sua esclusione da una cooperativa oltre il termine di 60 giorni, sostenendo la validità di una comunicazione stragiudiziale prevista dallo statuto. La Cassazione chiarisce che tale atto non è sufficiente a impedire la decadenza. L'impugnazione esclusione socio richiede un'opposizione formale in tribunale, a meno che non venga effettivamente avviato il procedimento interno previsto dallo statuto, che può sospendere i termini. La sentenza sottolinea la differenza tra manifestare l'intenzione di opporsi e avviare concretamente la procedura di tutela.
Continua »
Decadenza diritto: domanda inammissibile non la ferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 23425/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di decadenza diritto: una domanda giudiziale che si conclude con una declaratoria di improcedibilità non è idonea a interrompere il termine di decadenza. Il caso riguardava un lavoratore che, a causa di un errore nella notifica dell'atto introduttivo all'ente previdenziale, si è visto respingere il ricorso. La Corte ha chiarito che solo un giudizio che arriva a una decisione nel merito può salvare il diritto dalla decadenza, distinguendo nettamente tale istituto dalla prescrizione.
Continua »
Responsabilità solidale appalto: basta la diffida
Un lavoratore, dipendente di una ditta appaltatrice di servizi di pulizia, ha agito contro l'azienda committente per ottenere il pagamento di retribuzioni e contributi non versati. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo scaduto il termine biennale di decadenza per agire. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che, ai fini della responsabilità solidale appalto, per impedire la decadenza biennale non è necessaria un'azione giudiziaria, ma è sufficiente un atto stragiudiziale, come una lettera di diffida, con cui si manifesta la volontà di richiedere il pagamento al committente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per verificare se tale atto fosse stato inviato tempestivamente.
Continua »
Decadenza appalto: basta la lettera per agire
In un caso di appalto, un lavoratore ha agito contro il committente per ottenere il pagamento di retribuzioni non corrisposte dal suo datore di lavoro (appaltatore). La Corte d'Appello aveva dichiarato l'azione preclusa per decorrenza dei termini, ritenendo inefficace la lettera di diffida inviata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per interrompere la decadenza appalto di due anni, prevista dall'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, è sufficiente una richiesta di pagamento stragiudiziale inviata al committente, non essendo necessario avviare una causa legale. Questa interpretazione favorisce una tutela più ampia ed effettiva del lavoratore.
Continua »
Prescrizione contributi appalto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7691/2024, ha stabilito che la prescrizione contributi appalto per l'ente previdenziale è quinquennale. Il termine di decadenza biennale dell'art. 29 D.Lgs. 276/03 si applica solo all'azione del lavoratore per le retribuzioni, non alla pretesa contributiva dell'ente, che è autonoma e soggetta alle proprie regole.
Continua »
Calcolo pensione spettacolo: il tetto retributivo
Un lavoratore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della pensione, sostenendo l'inapplicabilità di un vecchio tetto retributivo. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al lavoratore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, confermando la piena vigenza del tetto retributivo per il calcolo della pensione spettacolo (specificamente per la "quota B") e chiarendo le regole sulla decadenza triennale per la richiesta di arretrati. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »
Calcolo pensione spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso cruciale riguardante il calcolo pensione spettacolo. La controversia vedeva contrapposti un pensionato del settore e l'ente previdenziale in merito alla corretta metodologia di calcolo della cosiddetta "Quota B" della pensione. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale giornaliero previsto dalla normativa del 1971 (DPR 1420/1971) rimane applicabile, seppur aggiornato, e non è stato abrogato dalle riforme successive. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di riliquidazione si applica solo ai ratei maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale, senza estinguere il diritto alla pensione ricalcolata per il futuro.
Continua »
Pensione lavoratori spettacolo: calcolo Quota B
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della pensione per i lavoratori dello spettacolo, accogliendo il ricorso di un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che per il calcolo della "Quota B" della pensione si applica uno specifico massimale giornaliero di retribuzione, come previsto da una normativa del 1971, e non il massimale annuo generale. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di ricalcolo non estingue il diritto, ma limita solo gli arretrati recuperabili a quelli maturati nei tre anni precedenti la domanda giudiziale.
Continua »
Conguaglio CIG: come evitare la decadenza per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non perde il diritto al conguaglio CIG se effettua la compensazione entro i termini di legge, anche in presenza di un errore formale nella comunicazione all'ente previdenziale. La sentenza chiarisce che l'atto che interrompe la decadenza è il conguaglio stesso (un'operazione contabile automatica) e non la richiesta o la successiva comunicazione dei dati.
Continua »
Indennità di mobilità: domanda entro il termine
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto all'indennità di mobilità è subordinato alla presentazione di una specifica domanda all'ente previdenziale entro un termine di decadenza. Questo termine non viene sospeso o interrotto da eventuali cause in corso per l'impugnazione del licenziamento o per l'iscrizione nelle liste di mobilità. La mera iscrizione in tali liste è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ottenere la prestazione economica. Di conseguenza, il ricorso di una lavoratrice che aveva presentato la domanda oltre il termine, attendendo l'esito di un altro giudizio, è stato respinto.
Continua »
Indennità di mobilità: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione conferma che la domanda per l'indennità di mobilità deve essere presentata entro un termine di decadenza di 60 giorni dall'inizio della disoccupazione. Questo termine non è sospeso né interrotto dalla pendenza di un giudizio per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità. La presentazione tardiva della domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
Continua »
Indennità di mobilità: la domanda va fatta subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33707/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la domanda all'INPS deve essere presentata entro il termine di decadenza di 60 giorni, anche se è in corso un contenzioso per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle apposite liste. La Corte ha chiarito che attendere l'esito del giudizio prima di presentare la domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
Continua »
Indennità di mobilità: la domanda entro 60 giorni
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in via giudiziale il diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità, si è visto negare l'indennità di mobilità per aver presentato la domanda oltre il termine di decadenza. La Cassazione ha confermato che la domanda va presentata entro il termine perentorio di 60 giorni, anche se i presupposti del diritto sono accertati solo in un momento successivo.
Continua »
Indennità di mobilità: la domanda è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33705/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la semplice iscrizione nelle apposite liste non è sufficiente per ottenere il beneficio economico. È indispensabile presentare una specifica domanda all'ente previdenziale entro il termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine non viene sospeso o interrotto neppure in pendenza di un contenzioso giudiziario volto a far riconoscere il diritto all'iscrizione stessa.
Continua »