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Art. 29 Costituzione — Anno 2025

Altri anni per Art. 29 Costituzione

Consenso condizionato cure minore: No a sangue da non vaccinati
La Cassazione affronta il caso di due genitori che subordinavano un intervento cardiaco salva-vita per il figlio a una trasfusione con sangue di donatori non vaccinati. L'ospedale, non potendo garantire tale condizione, si è rivolto al giudice. La Corte ha stabilito un principio chiaro: un consenso sottoposto a una condizione inattuabile equivale a un netto rifiuto. In questi casi, il giudice può autorizzare le cure necessarie per proteggere il diritto alla vita e alla salute del bambino, che prevale sulle convinzioni personali dei genitori. Il caso chiarisce i limiti del consenso condizionato cure minore e afferma la supremazia del benessere del figlio.
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Fondo patrimoniale: quando i debiti aziendali pignorano la casa
Un imprenditore aveva costituito un fondo patrimoniale per proteggere i beni di famiglia. Successivamente, ha firmato una fideiussione per garantire un finanziamento alla sua azienda, fonte principale del reddito familiare. Quando l'azienda non ha pagato il debito, la società finanziaria ha iscritto ipoteca sui beni del fondo. La Cassazione ha dato ragione al creditore, stabilendo che il collegamento tra debiti aziendali e fondo patrimoniale è stretto quando l'attività d'impresa serve al sostentamento familiare. Il debito, anche se di natura imprenditoriale, è stato considerato contratto per i 'bisogni della famiglia', rendendo i beni aggredibili.
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Assegnazione casa familiare: no se il figlio disabile non convive
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'assegnazione casa familiare figlio disabile. Un padre ricorre contro l'assegnazione dell'immobile alla ex moglie, poiché la figlia maggiorenne con grave disabilità non vive più con lei da anni, ma in una struttura residenziale. La Corte d'Appello aveva confermato l'assegnazione basandosi sulla mera possibilità di un futuro rientro della figlia. La Cassazione ribalta la decisione: l'assegnazione richiede una convivenza attuale e un legame concreto tra figlio, casa e genitore al momento della decisione. La speranza di un futuro rientro non è sufficiente. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Agevolazioni prima casa: dichiarazione di entrambi i coniugi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34680/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di agevolazioni prima casa per i coniugi in comunione legale dei beni. Un contribuente aveva acquistato un immobile rendendo la dichiarazione per i benefici fiscali, ma senza l'intervento della moglie. L'Agenzia delle Entrate ha revocato il 50% del beneficio, sostenendo che anche il coniuge non intervenuto avrebbe dovuto dichiarare il possesso dei requisiti. La Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, chiarendo che, ai fini fiscali, l'acquisto si intende fatto da entrambi i coniugi e, pertanto, i requisiti soggettivi devono essere posseduti e dichiarati individualmente da ciascuno per ottenere il beneficio sull'intero immobile.
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Omissione contributiva: quando il dolo è provato
Un imprenditore, condannato per una significativa omissione contributiva, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di dolo e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la sistematica dichiarazione di un numero di dipendenti inferiore al reale costituisce una prova chiara dell'intento fraudolento. Inoltre, l'ingente ammontare del debito (oltre 200.000 euro) esclude categoricamente la possibilità di considerare il fatto di lieve entità.
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Evasione e misure alternative: no all’automatismo
Un detenuto si è visto negare una misura alternativa alla detenzione a causa di una precedente condanna per evasione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la legge non impone un automatismo. La concessione di benefici in caso di evasione e misure alternative richiede sempre una valutazione approfondita e individuale della personalità del condannato e del suo percorso rieducativo, da svolgersi in un'udienza dedicata.
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Coesione familiare: sì al permesso senza visto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20020/2025, ha stabilito un importante principio in materia di coesione familiare. È stato confermato che un cittadino straniero, entrato legalmente in Italia in esenzione da visto (ad esempio, per turismo), può ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari direttamente sul territorio nazionale, senza dover rientrare nel proprio Paese per richiedere un apposito visto. La Corte ha chiarito che la condizione di "regolarmente soggiornante", richiesta dalla legge per la coesione familiare, è soddisfatta anche da chi si trova in Italia durante il periodo di validità del proprio ingresso legale, come i 90 giorni concessi per turismo. Questa decisione privilegia la tutela dell'unità familiare rispetto a un'interpretazione formalistica delle norme sull'immigrazione.
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Colloqui detenuti 41-bis: sì al figlio senza vetro?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un detenuto in regime speciale che chiedeva di incontrare il figlio quindicenne senza il vetro divisorio. Inizialmente, il Tribunale di sorveglianza aveva concesso l'autorizzazione, ma il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso. La Suprema Corte ha annullato la decisione, stabilendo che, per i colloqui detenuti 41-bis, la rimozione del vetro richiede una valutazione molto più approfondita e motivata sui rischi di sicurezza, non potendo basarsi solo sull'assenza di problemi passati, verificatisi proprio grazie alla presenza del vetro.
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Gravi indizi di colpevolezza: l’alibi non basta
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un indagato di omicidio, ritenendo che i gravi indizi di colpevolezza derivanti dalla prova dello stub e dal movente prevalgano su un alibi debole. La difesa sosteneva che l'indagato si trovasse in un'officina al momento del delitto, ma una discrasia temporale non spiegata e la mancanza di verifica dei filmati hanno reso l'alibi non decisivo. La sentenza sottolinea che, in fase cautelare, è sufficiente una qualificata probabilità di colpevolezza basata su indizi concordanti.
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Colloqui 41-bis: Vetro divisorio con figli minori
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del mantenimento del vetro divisorio durante i colloqui tra un detenuto in regime 41-bis e il figlio infraquattordicenne. La decisione non è automatica ma si basa su una valutazione specifica del rischio, bilanciando il diritto alla vita familiare con le esigenze di sicurezza. In questo caso, la pericolosità del detenuto e il rischio di strumentalizzazione del minore per veicolare messaggi hanno giustificato la misura restrittiva, in linea con i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale.
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Esenzione prima casa: il requisito dei familiari coabitanti
Un Comune ha impugnato la concessione dell'esenzione prima casa ICI a una contribuente, sostenendo la necessità della coabitazione dei familiari. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio. La decisione è stata rinviata in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale requisito, già sollevata in altri procedimenti.
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Decreto di espulsione: nullo per vizi di forma
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un decreto di espulsione, stabilendo che il giudice di merito aveva omesso di pronunciarsi su vizi formali decisivi sollevati dal ricorrente: la mancanza di firma da parte di un soggetto autorizzato e la notifica dell'atto in copia semplice. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di questi aspetti procedurali fondamentali.
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Ricusazione del giudice: forme e legittimità del difensore
Un'istanza di ricusazione del giudice, inizialmente dichiarata inammissibile perché depositata via PEC, viene riesaminata dalla Corte di Cassazione. Pur ritenendo errata la motivazione del primo giudice sulla validità della PEC, la Suprema Corte conferma l'inammissibilità del ricorso per un vizio di forma: l'istanza, presentata personalmente dall'imputato, era stata firmata digitalmente e trasmessa dal difensore senza una procura speciale che lo autorizzasse a compiere tale atto.
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Esenzione ICI Abitazione Principale: nuovo rinvio
Una contribuente si è vista negare l'esenzione ICI sull'abitazione principale perché il coniuge risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione, rilevando un dubbio sulla costituzionalità della norma che richiede la residenza dell'intero nucleo familiare, ha sospeso il giudizio e ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale.
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Costruzione su suolo del coniuge: il lavoro casalingo
Una coppia costruisce la casa familiare sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei due. Al momento della separazione, la Corte d'Appello nega al coniuge non proprietario il rimborso per i contributi non monetari. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, rimette la questione a una pubblica udienza, ritenendo di particolare rilevanza stabilire se il lavoro casalingo e i sacrifici familiari possano essere considerati una valida prova del contributo nella costruzione su suolo del coniuge, aprendo a una valutazione più ampia rispetto ai soli esborsi economici.
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Ottemperanza provvedimento: quando decade il diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'ottemperanza di un provvedimento del 2021 per effettuare video-colloqui con il figlio, anch'egli detenuto. La decisione si basa sul fatto che il ricorrente aveva nel frattempo ottenuto una nuova ordinanza nel 2024 sullo stesso identico oggetto. Secondo la Corte, la richiesta e l'ottenimento di un nuovo provvedimento superano e sostituiscono quello precedente, rendendo impossibile richiederne l'esecuzione forzata. La scelta di percorrere una nuova via giudiziaria preclude la possibilità di insistere sull'ottemperanza del provvedimento più datato.
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Diritto allo studio 41-bis: i limiti della Cassazione
Un detenuto in regime speciale 41-bis ha contestato il diniego di colloqui con i docenti per motivi di studio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto allo studio 41-bis può subire limitazioni per inderogabili esigenze di sicurezza. La Corte ha precisato che, sebbene il diritto allo studio sia tutelato, le modalità di esercizio, come i contatti diretti con l'esterno, possono essere ristrette per prevenire la veicolazione di messaggi, scopo primario del regime 41-bis.
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Notificazione del ricorso: errore e inammissibilità
Un cittadino straniero ha presentato ricorso per cassazione contro un decreto di espulsione. La Corte, rilevando un difetto nella notificazione del ricorso all'autorità competente, ne ha ordinato il rinnovo entro un termine perentorio. Il legale del ricorrente ha però notificato l'atto all'ufficio sbagliato. A causa di questo errore e del mancato rispetto dell'ordine, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza esaminarne il merito, sottolineando la natura inderogabile dei termini processuali.
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Divieto di espulsione padre convivente: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16079/2025, ha stabilito un principio fondamentale a tutela del nucleo familiare. La Corte ha chiarito che il divieto temporaneo di espulsione, previsto per la madre nei sei mesi successivi al parto, si estende anche al padre convivente, pur se non sposato. Il caso riguardava un cittadino straniero, padre di un neonato, il cui ricorso era stato inizialmente respinto a causa di un errore sulla data di nascita del figlio. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che il giudice deve valutare l'effettività e la stabilità del legame familiare, superando il formalismo del vincolo matrimoniale per proteggere l'interesse superiore del minore. La sentenza ribadisce l'importanza del divieto di espulsione del padre convivente per garantire l'unità familiare nella sua fase formativa.
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Compensazione spese legali: no a formule generiche
Una contribuente, vittoriosa in un contenzioso fiscale, si è vista negare il rimborso delle spese legali perché il giudice ha disposto la loro compensazione adducendo la generica 'particolarità del caso'. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che la compensazione spese legali è un'eccezione che richiede una motivazione specifica e non apparente. La Corte ha annullato la decisione, riaffermando il principio che la parte soccombente è tenuta a pagare le spese, salvo la presenza di ragioni gravi ed eccezionali, che devono essere esplicitate.
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