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Art. 2739 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 2739 Codice Civile

Polizza fideiussoria: Appello Inammissibile? La Cassazione Riapre il Caso
Un'Azienda Fornitrice ha chiesto a una Società di Cauzioni il pagamento di una polizza fideiussoria per una fornitura non saldata da un'Azienda Debitore Principale, poi fallita. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo non provato che il credito ammesso al fallimento corrispondesse alla fornitura garantita. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'appello dell'Azienda Fornitrice per mancanza di specificità e ha rigettato un giuramento decisorio. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'Azienda Fornitrice, annullando la sentenza d'appello e rinviando la causa a una nuova sezione della Corte d'Appello per riesaminare la questione della polizza fideiussoria.
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Debito finto? Non se la scrittura ha valore confessorio
Un professionista chiede il pagamento di una somma sulla base di una scrittura privata. Il debitore si oppone, sostenendo che l'accordo fosse finto (simulato) per mascherare un pagamento 'in nero' per l'acquisto di un'attività commerciale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, poiché la scrittura privata non si limitava a riconoscere il debito ma ne specificava anche la causa (prestazioni professionali), essa assume un **valore confessorio della ricognizione di debito**. Di conseguenza, il debitore non può più contestarla sostenendo la simulazione, ma solo provando un errore di fatto o una violenza subita al momento della firma. Il ricorso del debitore è stato quindi respinto, confermando l'obbligo di pagamento.
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Fermo amministrativo: quando il ricorso è inammissibile
Una cittadina ha agito contro un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata cancellazione di un fermo amministrativo su un veicolo, che avrebbe impedito la vendita del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità delle doglianze per difetto di autosufficienza e rilevando che il preavviso di fermo, essendo un mero invito al pagamento, non è un atto annotabile nei registri pubblici. La Corte ha inoltre chiarito che il giuramento decisorio non può riguardare fatti illeciti.
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Azione revocatoria: dolo specifico e prova del credito
Una madre agisce in giudizio contro il figlio per la sottrazione di ingenti somme di denaro e contro la nuora per ottenere la revoca di una donazione immobiliare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34446/2025, conferma la decisione di merito, rigettando i ricorsi. La Suprema Corte ribadisce i principi sull'onere della prova nell'azione revocatoria, sulla sufficienza del dolo generico e sul valore probatorio insuperabile del giuramento decisorio.
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Onere della prova: quando il ricorso è inammissibile
Una società immobiliare si opponeva a un decreto ingiuntivo per forniture energetiche. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione veniva ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale della società, stabilendo che non è possibile chiedere alla Suprema Corte un riesame dei fatti già valutati dai giudici di merito. Il caso evidenzia l'importanza di un corretto onere della prova e i limiti del giudizio di legittimità.
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Istanze istruttorie: la mancata reiterazione non è rinuncia
In un caso di restituzione di somme per una compravendita immobiliare non conclusa, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata reiterazione delle istanze istruttorie in un'udienza d'appello non costituisce una rinuncia implicita. La Corte ha accolto il ricorso degli eredi del venditore, cassando la sentenza d'appello e rinviando il caso per una nuova valutazione delle prove che erano state erroneamente ritenute abbandonate.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non lo ammette
Una società, dopo aver perso un appello in Cassazione per una fornitura energetica, ha chiesto la revocazione della decisione per un presunto errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un disaccordo sulla valutazione giuridica del giudice (errore di giudizio) non costituisce un errore di fatto, che è una mera svista percettiva. Il caso solleva anche questioni sulla legittimazione ad agire della società, essendo stata dichiarata fallita.
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