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Art. 2739 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2739 Codice Civile

Prescrizione presuntiva: il curatore fallimentare deve giurare
Un professionista chiede l'ammissione al passivo del fallimento di una società per ottenere il pagamento di vecchie parcelle. Il curatore fallimentare eccepisce la prescrizione presuntiva triennale. Il professionista contesta l'eccezione, ritenendo che il curatore non possa sollevarla poiché non è possibile deferirgli il giuramento decisorio. Le Sezioni Unite della Cassazione chiariscono che il curatore può eccepire la prescrizione presuntiva. Tuttavia, il creditore può deferirgli il giuramento sulla conoscenza dei fatti. Se il curatore dichiara di non sapere se il pagamento sia avvenuto, tale dichiarazione equivale a un mancato giuramento, dando ragione al creditore. Nel caso specifico, il ricorso del professionista viene rigettato perché non aveva concretamente richiesto il giuramento nei gradi precedenti.
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Gratuito patrocinio: le deduzioni fiscali non salvano dalla revoca
Il Tribunale di Torino revocava l'ammissione al gratuito patrocinio di un cittadino poiché l'Agenzia delle Entrate aveva rilevato redditi superiori alla soglia di legge per gli anni 2020 e 2021. Il cittadino proponeva ricorso sostenendo che, sottraendo gli oneri deducibili, il suo reddito effettivo rientrava nei limiti di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, ai fini dell'ammissione al gratuito patrocinio, rileva il reddito lordo effettivo dell'istante e non quello depurato da deduzioni o detrazioni fiscali. Queste ultime servono solo a determinare l'imposta da pagare e non lo stato di non abbienza. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Debito finto? Non se la scrittura ha valore confessorio
Un professionista chiede il pagamento di una somma sulla base di una scrittura privata. Il debitore si oppone, sostenendo che l'accordo fosse finto (simulato) per mascherare un pagamento 'in nero' per l'acquisto di un'attività commerciale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, poiché la scrittura privata non si limitava a riconoscere il debito ma ne specificava anche la causa (prestazioni professionali), essa assume un **valore confessorio della ricognizione di debito**. Di conseguenza, il debitore non può più contestarla sostenendo la simulazione, ma solo provando un errore di fatto o una violenza subita al momento della firma. Il ricorso del debitore è stato quindi respinto, confermando l'obbligo di pagamento.
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Fermo amministrativo: quando il ricorso è inammissibile
Una cittadina ha agito contro un Comune per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata cancellazione di un fermo amministrativo su un veicolo, che avrebbe impedito la vendita del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità delle doglianze per difetto di autosufficienza e rilevando che il preavviso di fermo, essendo un mero invito al pagamento, non è un atto annotabile nei registri pubblici. La Corte ha inoltre chiarito che il giuramento decisorio non può riguardare fatti illeciti.
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Riconoscimento di debito: la firma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29614/2023, ha stabilito che un riconoscimento di debito firmato da un ex rappresentante legale è inefficace. La Corte ha rigettato il ricorso di una società creditrice, sottolineando che il principio dell'apparenza del diritto non può essere invocato quando la reale situazione dei poteri rappresentativi è facilmente verificabile tramite i registri pubblici. La diligenza del creditore è fondamentale.
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