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Art. 2739 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 2739 Codice Civile

Azione revocatoria: dolo specifico e prova del credito
Una madre agisce in giudizio contro il figlio per la sottrazione di ingenti somme di denaro e contro la nuora per ottenere la revoca di una donazione immobiliare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34446/2025, conferma la decisione di merito, rigettando i ricorsi. La Suprema Corte ribadisce i principi sull'onere della prova nell'azione revocatoria, sulla sufficienza del dolo generico e sul valore probatorio insuperabile del giuramento decisorio.
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Prescrizione presuntiva: quando non si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31613/2025, ha stabilito che la prescrizione presuntiva del compenso di un avvocato non è applicabile se il rapporto professionale si basa su un incarico scritto. Un professionista aveva citato in giudizio un istituto ecclesiastico per il pagamento delle sue competenze, ma quest'ultimo si era difeso eccependo la prescrizione. I giudici di merito avevano dato ragione all'istituto, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'esistenza di un contratto scritto, anche se privo di dettagli sul compenso, esclude la presunzione di avvenuto pagamento tipica dei rapporti informali.
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Prescrizione presuntiva: quando è inefficace
Un avvocato chiede il pagamento dei compensi a una ex cliente, che si oppone invocando la prescrizione presuntiva e contestando il debito nel merito. La Cassazione chiarisce che la contestazione del debito è incompatibile con l'eccezione di prescrizione presuntiva, che si fonda sulla presunzione di avvenuto pagamento. L'ordinanza della Corte d'Appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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Reddito per patrocinio: la vendita di immobili conta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per false dichiarazioni a un soggetto che aveva omesso di indicare i proventi della vendita di un immobile nella domanda di ammissione al gratuito patrocinio. La Corte ha ribadito che il concetto di reddito per patrocinio a spese dello Stato è onnicomprensivo e include tutte le risorse economiche, anche quelle non soggette a tassazione, come i ricavi da alienazioni immobiliari.
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Principio di non contestazione: limiti nel processo
La Corte di Cassazione ha stabilito i limiti del principio di non contestazione nel processo tributario. Nel caso di specie, dei contribuenti sostenevano di aver pagato un debito IRPEF ma di non poterlo provare a causa del furto delle ricevute. La Corte ha chiarito che l'onere della prova del pagamento spetta sempre al contribuente. Il principio di non contestazione non può essere applicato a fatti non noti all'Amministrazione Finanziaria (come il contenuto di una borsa rubata) né alle conclusioni giuridiche (come l'avvenuto pagamento), ma solo a fatti storici specifici nella sfera di conoscenza della controparte.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non lo ammette
Una società, dopo aver perso un appello in Cassazione per una fornitura energetica, ha chiesto la revocazione della decisione per un presunto errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un disaccordo sulla valutazione giuridica del giudice (errore di giudizio) non costituisce un errore di fatto, che è una mera svista percettiva. Il caso solleva anche questioni sulla legittimazione ad agire della società, essendo stata dichiarata fallita.
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Accertamento presuntivo: il brogliaccio non basta
La Corte di Cassazione analizza un caso di accertamento presuntivo basato su un "brogliaccio" contabile. A seguito di un rinvio, la corte di merito aveva riqualificato il reddito da impresa a lavoro dipendente, ma senza motivare adeguatamente l'ammontare (quantum) della pretesa. La Suprema Corte ha cassato la sentenza per carenza motivazionale sul quantum, sottolineando che non basta identificare la natura del reddito, ma è necessario determinare e giustificare in modo rigoroso anche il suo esatto importo.
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