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Art. 2645-ter Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 2645-ter Codice Civile

Azione revocatoria vincolo di destinazione: inutilità se scaduto
Un'azienda creditrice ha promosso un'azione revocatoria vincolo di destinazione per rendere inefficace un vincolo temporaneo imposto dal debitore su alcuni beni immobili. Il vincolo aveva però una durata limitata a cinque anni ed è scaduto prima della conclusione del giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che, se il vincolo di destinazione si estingue spontaneamente per decorso del termine, il creditore perde l'interesse attuale ad agire. Senza un pregiudizio concreto e presente, l'azione revocatoria vincolo di destinazione non può proseguire, poiché il giudice non può accertare presupposti in modo puramente astratto. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di secondo grado e rinviato la causa per una nuova decisione.
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Tassazione del trust: nullo il tributo sulla resa dei beni
Una società in liquidazione e successivamente fallita aveva istituito un fondo fiduciario segregando propri beni immobili. Il curatore fallimentare ha promosso un giudizio per caducare il vincolo, giungendo a un accordo di conciliazione che ha previsto lo scioglimento anticipato del vincolo e il rientro degli immobili nel patrimonio sociale per soddisfare i creditori. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di liquidazione imponendo le imposte di registro e ipo-catastali in misura proporzionale sul ritrasferimento dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo un fondamentale principio in tema di tassazione del trust: la restituzione dei beni al disponente a seguito dello scioglimento del fondo è un atto fiscalmente neutro. Non essendoci stato un effettivo arricchimento o un passaggio definitivo di ricchezza a un beneficiario finale, l'operazione non può essere assoggetta a imposta proporzionale.
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Azione revocatoria: la finta separazione non salva i beni
Un ex amministratore di un istituto di credito in dissesto e sua moglie concordano una separazione consensuale, trasferendo l'intero patrimonio immobiliare di lui alla donna e istituendo un vincolo di destinazione per i figli. Le banche creditrici promuovono un'azione revocatoria per rendere inefficaci questi trasferimenti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei coniugi, confermando l'inefficacia degli atti. I giudici rilevano la dolosa preordinazione del marito e la complicità della moglie, desunte da indizi precisi: il ruolo di lui nella banca, il clamore mediatico del commissariamento e la tempistica sospetta della separazione, avviata solo un mese dopo il crollo dell'istituto. L'accordo separativo non scherma la frode ai creditori.
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Trust vs. Creditori: La Cassazione conferma l’Azione revocatoria trust
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un atto di trust (Trust Evo) stipulato da due fratelli, garanti di un finanziamento. La società sosteneva che l'atto pregiudicava le sue ragioni creditorie. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che l'atto fosse una nuova disposizione patrimoniale e non una semplice proroga di un precedente trust (Trust Epica). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei fratelli e della società trustee, confermando la decisione che l'atto di trust era revocabile. La sentenza ha ribadito che l'Azione revocatoria trust è ammissibile quando l'atto pregiudica i creditori, anche se i beni erano già segregati.
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Azione revocatoria trust: beni aggredibili anche se nel trust
Un creditore ha agito in giudizio per rendere inefficace un trust istituito da un debitore, sostenendo che l'atto aveva sottratto beni al patrimonio aggredibile. Il debitore ha contestato l'azione, affermando che l'atto istitutivo del trust non era revocabile di per sé e che il trasferimento dei beni era un atto dovuto derivante da accordi di divorzio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore. Ha ribadito che l'azione revocatoria trust può colpire l'atto istitutivo se esso include anche il trasferimento dei beni. Ha inoltre escluso che il trust fosse un atto oneroso, confermando l'inefficacia dell'atto e la possibilità per il creditore di aggredire i beni.
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Azione revocatoria: vince il creditore anche con pignoramento
Una creditrice agisce in giudizio per far dichiarare inefficace un vincolo di destinazione che una debitrice aveva apposto sul suo unico immobile. La debitrice si difendeva sostenendo che la creditrice fosse già garantita da un pignoramento sulla sua pensione. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla creditrice, stabilendo che l'azione revocatoria è legittima anche in presenza di altre procedure di recupero. Il vincolo sull'immobile, infatti, rendeva la soddisfazione del credito più difficile e incerta nel tempo, integrando quel 'pericolo di danno' sufficiente a giustificare l'azione per tutelare la garanzia patrimoniale del creditore.
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Azione revocatoria: donazioni alle figlie inefficaci per la banca
Un debitore, per sottrarre i propri beni alla garanzia di una Banca creditrice, effettua diverse donazioni immobiliari a favore delle figlie. La Banca agisce in giudizio con un'azione revocatoria per far dichiarare inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dando ragione alla Banca. La sentenza stabilisce che le donazioni hanno effettivamente ridotto il patrimonio del debitore, creando un pregiudizio concreto per il creditore. Di conseguenza, l'azione revocatoria è accolta e gli atti di donazione vengono resi inefficaci nei confronti della Banca, che potrà così agire sui beni come se fossero ancora del debitore.
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Azione revocatoria: vince il creditore anche se l’interesse sorge dopo
Un debitore aveva vincolato i propri beni in favore delle figlie per sottrarli all'esecuzione forzata di una società creditrice. Quest'ultima ha avviato un'azione revocatoria per rendere inefficace tale atto. Il debitore si è difeso sostenendo che la creditrice non avesse un 'interesse ad agire' al momento dell'avvio della causa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del debitore, stabilendo che l'interesse a promuovere l'azione revocatoria può sorgere anche in corso di causa. Inoltre, ha condannato il debitore per lite temeraria, ritenendo il suo appello un mero tentativo di ritardare il pagamento. La società creditrice vince la causa.
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Concordato fallimentare: sopravvivenza delle garanzie
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un concordato fallimentare risolto per inadempimento del proponente. Il cuore della controversia riguardava la sopravvivenza di un vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c. costituito su un immobile a garanzia del pagamento dei creditori. La Suprema Corte ha stabilito che tale vincolo costituisce una garanzia atipica e, ai sensi dell'art. 140 l.fall., non viene meno con la risoluzione del concordato, restando acquisito alla procedura per tutelare i creditori dal rischio di mancata attuazione della proposta.
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