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Art. 257 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 257 Codice di Procedura Civile

Responsabilità del fideiussore e danni da ritardo
La Corte di Cassazione stabilisce che la responsabilità del fideiussore in un contratto di locazione si estende anche ai danni derivanti dalla ritardata restituzione dell'immobile. Con l'ordinanza n. 32954/2023, i giudici hanno chiarito che l'obbligazione prevista dall'art. 1591 c.c. ha natura contrattuale e non extracontrattuale, rientrando quindi pienamente nella garanzia prestata per tutti gli obblighi derivanti dal contratto.
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Risarcimento danno reputazionale: la prova spetta a chi agisce
Una società immobiliare e i suoi garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima e prolungata segnalazione in Centrale Rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e reputazionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10481/2024, ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che per ottenere il risarcimento del danno reputazionale non è sufficiente la mera segnalazione, ma è necessario fornire una prova concreta del pregiudizio subito e del nesso causale tra la condotta della banca e il danno lamentato, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Donazione indiretta: la Cassazione sui contributi familiari
Dei genitori forniscono mobili e pagano spese notarili e IVA per la casa coniugale del figlio. Dopo la separazione, chiedono la restituzione di tutto alla famiglia della nuora, sostenendo si trattasse di prestiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando i pagamenti in denaro come una donazione indiretta, giustificata dal legame familiare e dallo spirito di liberalità. Per i mobili, l'obbligo di restituzione grava solo sul figlio, in qualità di comodatario, e non sulla famiglia della moglie.
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Prove nuove in appello: quando sono ammissibili?
La Corte di Cassazione si pronuncia sui limiti di ammissibilità delle prove nuove in appello. In un caso riguardante l'opposizione a decreti ingiuntivi, un debitore contestava il mancato accoglimento di documenti, tra cui una sentenza di assoluzione, formatisi dopo i termini di primo grado. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che, sebbene tali prove siano ammissibili, la loro mancata valutazione non determina la cassazione della sentenza se non si dimostra che sarebbero state decisive per l'esito del giudizio.
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Responsabilità del proprietario: il caso infiltrazioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6756/2024, ha confermato la responsabilità del proprietario di un immobile per i danni da infiltrazioni causati al piano inferiore, anche se l'evento è stato provocato dalla condotta di un ospite. La Corte ha ribadito che la responsabilità ex art. 2051 c.c. ha natura oggettiva e si fonda sul rapporto di custodia tra il proprietario e l'immobile. La condotta del terzo non è stata ritenuta un 'caso fortuito' idoneo a escludere tale responsabilità.
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Responsabilità del custode: la prova del nesso causale
Una cittadina, infortunatasi mentre utilizzava un cassonetto dei rifiuti, ha citato in giudizio l'azienda municipalizzata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando la richiesta di risarcimento. La sentenza sottolinea che, in tema di responsabilità del custode, non è sufficiente dimostrare l'utilizzo della cosa e il danno subito, ma è essenziale provare il nesso causale, ovvero che il danno sia stato provocato direttamente dalla cosa stessa.
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Valutazione prova testimoniale: l’obbligo del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24835/2025, ha annullato una sentenza di merito che aveva respinto una richiesta di risarcimento danni per un sinistro stradale. La decisione si fondava sull'inattendibilità dell'unico testimone, giudicato 'eccessivamente conciso'. La Suprema Corte ha stabilito che una corretta valutazione della prova testimoniale impone al giudice un ruolo attivo: non può limitarsi a registrare passivamente le dichiarazioni, ma deve usare i suoi poteri, come porre domande a chiarimento, per sondare l'attendibilità del teste e acquisire tutte le informazioni necessarie. Criticare un testimone per non aver fornito dettagli mai richiesti costituisce una 'motivazione apparente', che vizia la sentenza.
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Notificazione ex art 143 cpc: ricerche e nullità
Un imprenditore, notificato ai sensi dell'art. 143 c.p.c. come irreperibile, veniva dichiarato contumace. In appello, sosteneva la nullità della notifica in quanto la sua residenza era rintracciabile. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale sulla validità della notificazione ex art 143 cpc quando la relata non specifica le ricerche effettuate, ha rinviato la causa a pubblica udienza per risolvere la questione di diritto.
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