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Art. 247 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 247 Codice di Procedura Penale

Sequestro probatorio informatico: legittima la copia dei dati?
Un'azienda, indagata per traffico illecito di rifiuti, ha contestato un massiccio sequestro probatorio informatico, definendolo sproporzionato perché ha creato una copia totale dei dati aziendali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la creazione di una copia forense integrale ('copia-mezzo') di tutti i dati è legittima. Tuttavia, questa misura deve essere seguita da una rapida selezione dei soli file pertinenti al reato. Il trattenimento dell'intera mole di dati è giustificato solo per il tempo strettamente necessario a questa analisi, rispettando così il principio di proporzionalità.
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Chat SkyECC: utilizzabilità prove da O.I.E.
Un individuo accusato di narcotraffico ha contestato l'uso di messaggi criptati da chat SkyECC ottenuti dalla Francia tramite Ordine Europeo di Indagine (O.E.I.). La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'utilizzabilità della prova sulla base del principio di mutuo riconoscimento tra Stati UE e richiamando una decisione delle Sezioni Unite. La Corte ha chiarito che tali dati sono considerati atti di un procedimento estero, legittimamente acquisiti tramite O.E.I. senza necessità di un'autorizzazione giudiziaria preventiva in Italia, a meno che la difesa non provi una specifica violazione dei diritti fondamentali.
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Sequestro cannabis: controlli polizia giudiziaria ok
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un agricoltore contro il sequestro di cannabis. Si è stabilito che i controlli della polizia giudiziaria per reati di droga non sono vincolati alle procedure speciali della legge sulla canapa industriale (L. 242/2016). Per il sequestro probatorio è sufficiente il sospetto di reato (fumus boni delicti), senza dover accertare subito la liceità della coltivazione.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione fa chiarezza
Un imprenditore, condannato per frode fiscale basata su fatture fittizie, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inutilizzabilità dei verbali della Guardia di Finanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come le argomentazioni difensive fossero generiche, contraddittorie e non affrontassero il nucleo della motivazione della sentenza d'appello, fondata sulle testimonianze degli operatori di polizia giudiziaria.
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Sequestro informatico: interesse a ricorrere per la copia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37409/2024, ha chiarito i limiti dell'interesse a ricorrere in materia di sequestro informatico. Anche dopo la restituzione del dispositivo, l'indagato può impugnare la copia forense, ma solo dimostrando un interesse concreto e attuale. Questo richiede l'indicazione specifica dei dati personali non pertinenti all'indagine contenuti nella copia, non essendo sufficiente una generica doglianza sulla violazione della privacy. La Corte ha quindi rigettato il ricorso per mancanza di specificità.
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Sequestro copia forense: Cassazione chiarisce la natura
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40145/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di perquisizioni informatiche. Anche se il dispositivo fisico (es. smartphone) viene restituito immediatamente, l'estrazione di una copia forense integrale dei dati costituisce un vero e proprio sequestro di dati. Di conseguenza, tale atto non è una mera modalità di perquisizione, ma un provvedimento autonomo che deve essere soggetto al controllo di legittimità tramite riesame. La Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, affermando il diritto dell'indagato a contestare il sequestro copia forense dei propri dati.
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Sequestro probatorio: limiti e proporzionalità
La Corte di Cassazione interviene su un caso di sequestro probatorio in un'indagine per reati fiscali. La sentenza conferma la decisione del Tribunale del riesame che aveva parzialmente annullato un sequestro di documenti e dati informatici, ritenendolo eccessivamente ampio e di natura esplorativa. La Corte ribadisce che ogni sequestro probatorio deve essere strettamente necessario, proporzionato e motivato in relazione al reato specifico per cui si procede, non potendo trasformarsi in una ricerca indiscriminata di nuove notizie di reato. Viene inoltre respinto il ricorso di un professionista indagato che invocava il segreto professionale, chiarendo che tale garanzia non può essere opposta dal professionista stesso quando è sottoposto a indagini.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se critica i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro un'ordinanza di sequestro probatorio di un'opera d'arte. Il ricorrente sosteneva che l'opera fosse una copia e che la motivazione del sequestro fosse apparente. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, pur presentati come violazioni di legge, costituivano in realtà una critica nel merito della valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il ricorso per cassazione in materia di sequestro è limitato alla sola violazione di legge.
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Sequestro smartphone: quando è legittimo per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro smartphone nell'ambito di indagini per furto e uso indebito di carte di credito. Gli indagati contestavano la legittimità del sequestro dell'intero dispositivo, chiedendo una selezione immediata dei soli dati pertinenti. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che il sequestro dell'intero apparato è legittimo quando il decreto del PM delimita chiaramente l'oggetto della ricerca (es. comunicazioni vicine ai fatti), evitando ricerche esplorative. L'apprensione del 'contenitore' è considerata una fase strumentale e necessaria per la successiva e mirata estrazione della 'copia forense' dei dati rilevanti.
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Ricorso per saltum: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per saltum proposto da un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava la sua identificazione basata su chat criptate, lamentando una violazione di legge e del diritto di difesa. La Corte ha chiarito che il ricorso per saltum è consentito solo per violazioni di legge e non per vizi di motivazione. Nel caso di specie, la motivazione del giudice, sebbene sintetica, non era mancante o meramente apparente, basandosi su un insieme di elementi probatori. Pertanto, l'impugnazione è stata giudicata inammissibile.
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Sequestro informatico: dies a quo per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo un principio chiave sul sequestro informatico. Il termine di dieci giorni per impugnare il provvedimento (dies a quo) decorre dal momento dell'esecuzione della copia forense dei dati, e non dalla successiva estrazione dei file pertinenti. La Corte ha chiarito che l'apprensione iniziale dei dati, anche con la restituzione del dispositivo, costituisce il momento esecutivo del sequestro, rendendo tardiva l'impugnazione presentata dopo la selezione finale dei dati.
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Sequestro informatico: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di sequestro informatico per reati finanziari. Un indagato aveva contestato la misura per presunta sproporzionalità e per vizi procedurali legati alla mancata trasmissione di atti al Tribunale del Riesame. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro era legittimo perché circoscritto da parole chiave specifiche e che la mancata trasmissione di alcuni atti non invalida automaticamente la misura se la difesa non ne richiede formalmente l'acquisizione.
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Utilizzabilità prove digitali: la Cassazione decide
Una guardia giurata, condannata per incendio, ha impugnato la sentenza contestando l'utilizzabilità delle prove digitali (filmati di sorveglianza e dati GPS) usate per incriminarla. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali elementi non sono 'dati informatici' che richiedono procedure speciali, ma 'documenti' pienamente utilizzabili ai sensi del codice di procedura penale, confermando così la condanna.
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Sequestro probatorio di contanti: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro probatorio di oltre 150.000 euro in contanti, trovati a casa di un indagato per usura. La Corte ha stabilito che il denaro è corpo del reato e non era necessaria una convalida specifica, ritenendo il vincolo legittimo ai fini dell'accertamento del delitto.
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Sequestro probatorio: motivazione e oneri del PM
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro probatorio. La Corte ha confermato che il decreto di sequestro era nullo perché privo di una specifica motivazione sugli elementi del reato ipotizzato, rendendo impossibile valutare la necessità della misura ai fini della prova.
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Sequestro probatorio: limiti e validità del decreto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due indagati per truffa contro un'ordinanza di sequestro probatorio. La sentenza chiarisce che il sequestro eseguito su decreto del Pubblico Ministero non necessita di convalida e che il decreto non è generico se indica beni specifici e funzionali al reato contestato, come telefoni e carte di pagamento.
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Prova video: la sua validità nel processo penale
Un uomo viene condannato per omicidio sulla base di una prova video. La Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, chiarendo che le registrazioni sono prove documentali e che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo la logicità della motivazione dei giudici di merito.
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Sequestro probatorio: obbligo di motivazione totale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che, pur riconoscendo la mancanza di motivazione di un sequestro probatorio, aveva disposto la restituzione solo del denaro e non di un quaderno di appunti. La Suprema Corte ha stabilito che se il provvedimento di sequestro è viziato, l'annullamento deve essere totale e riguardare tutti i beni, poiché la carenza di motivazione inficia la legittimità dell'intero atto ablativo. Non è possibile mantenere il vincolo su alcuni beni e non su altri.
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Sequestro probatorio e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro probatorio in un caso di presunta evasione fiscale e truffa aggravata sull'eredità, basata su una fittizia residenza estera. La sentenza chiarisce che l'evasione dell'imposta di successione, non coperta da leggi speciali, configura il reato di truffa. Inoltre, stabilisce che un nuovo sequestro è legittimo in presenza di nuove contestazioni e che il professionista indagato non può opporre il segreto professionale.
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Perquisizione informatica: avviso al difensore escluso
Un uomo indagato per stalking impugna un'ordinanza di sequestro di dispositivi informatici, lamentando la mancata notifica a lui (detenuto) e al suo legale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la perquisizione informatica è valida anche in assenza dell'indagato e senza obbligo di preavviso al difensore, a meno che non vi sia una richiesta esplicita. La Corte ha inoltre ritenuto il decreto di sequestro sufficientemente motivato e non esplorativo, in quanto finalizzato alla ricerca di prove specifiche legate al reato contestato.
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