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Art. 2435 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 2435 Codice Civile

Liquidazione giudiziale: prova del credito e oneri
Una creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società che aveva acquisito un ramo d'azienda dalla sua originaria debitrice. La Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso della società, ha confermato che per avviare la procedura non è necessario un credito definitivamente accertato e che l'onere di provare la non assoggettabilità alla liquidazione grava interamente sul debitore, il quale non può limitarsi a produrre bilanci non approvati o non depositati.
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Bilanci inattendibili e onere della prova fallimento
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che la presenza di bilanci inattendibili, desunta da plurimi indizi come il deposito tardivo e contemporaneo di più esercizi e le discrepanze con i dati fiscali, fa ricadere sull'imprenditore l'onere di dimostrare la propria solvibilità. La semplice produzione di documentazione contabile, senza specificarne la decisività, non è sufficiente a superare la presunzione di insolvenza.
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Rigetto istanza fallimento: non è giudicato definitivo
Una società di costruzioni, dichiarata fallita, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che un precedente rigetto istanza fallimento avrebbe dovuto impedire una nuova azione. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che tale rigetto non costituisce giudicato definitivo. Un creditore può quindi ripresentare l'istanza se basata su nuovi elementi, come un ulteriore credito che fa superare la soglia di legge.
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Requisiti di non fallibilità: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società dichiarata fallita, confermando che l'onere di provare i requisiti di non fallibilità spetta all'imprenditore. La Corte ha ritenuto inattendibili i bilanci depositati in ritardo o non approvati, sottolineando come la documentazione contabile debba essere tempestiva e completa. La mancata prova, anche solo per uno degli ultimi tre esercizi, legittima la dichiarazione di fallimento. Il ricorrente è stato anche sanzionato per abuso del processo.
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Prova non fallibilità: bilanci non approvati non bastano
Una società dichiarata fallita ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non superare le soglie di fallibilità. La controversia verteva sulla validità dei documenti contabili prodotti a sostegno di tale tesi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la prova non fallibilità richiede bilanci formalmente approvati e depositati. Documenti contabili interni, non firmati e privi di approvazione formale, sono stati ritenuti insufficienti a invertire l'onere della prova, che resta a carico dell'imprenditore.
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Responsabilità amministratori: obblighi e doveri
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità amministratori per la mancata dichiarazione di una causa di scioglimento della società. In un caso riguardante un'impresa edile creditrice verso una società cliente con capitale azzerato, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: la responsabilità non è automatica per chi subentra nella carica. È necessario accertare il nesso causale tra la condotta omissiva di ciascun singolo amministratore e il danno subito dal terzo. La semplice pubblicazione di un bilancio in perdita non esonera gli amministratori dai loro specifici obblighi di accertamento e pubblicità della causa di scioglimento.
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