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Art. 235 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 235 Codice Penale

Recidiva reiterata: limiti di aumento e calcolo della pena
La Corte d'Appello condannava l'imputato per reati legati allo spaccio di stupefacenti, applicando l'aumento di pena per la recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. I giudici di secondo grado rideterminavano la pena in reclusione e multa, ordinando anche l'espulsione dal territorio dello Stato a pena espiata. La difesa impugnava la decisione contestando la sussistenza della pericolosità sociale, l'ordine di espulsione e l'eccessivo aumento della sanzione pecuniaria per uno dei reati contestati. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: ha confermato la pericolosità e l'espulsione, ma ha accertato un errore nel calcolo della multa, aumentata oltre il limite massimo consentito di due terzi. I giudici di legittimità hanno così annullato senza rinvio la decisione limitatamente alla pena pecuniaria, rideterminando direttamente l'importo complessivo dovuto dall'imputato.
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Espulsione dello straniero: serve la prova di pericolo
Un cittadino straniero ha concordato con il pubblico ministero una pena per reati di resistenza, danneggiamento e stupefacenti. Il Tribunale ha applicato la pena patteggiata e ha disposto anche l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il difensore ha impugnato la decisione denunciando la totale mancanza di motivazione sulla pericolosità sociale concreta dell'imputato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente all'espulsione dello straniero. I giudici di legittimità hanno ribadito che la misura di sicurezza non scatta automaticamente con la sentenza di patteggiamento. Il tribunale deve sempre compiere un accertamento espresso, attuale e circostanziato sulla reale pericolosità della persona prima di allontanarla dal Paese.
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Espulsione dello straniero: obbligatoria la verifica del giudice
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di patteggiamento con cui il Giudice per le indagini preliminari ha condannato Il Cittadino Straniero a quattro anni di reclusione per reati di droga, omettendo però di disporre l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per i reati in materia di stupefacenti l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione è obbligatoria, a condizione che il giudice accerti in concreto la pericolosità sociale del condannato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata decisione sulla misura di sicurezza, rinviando gli atti al giudice di merito per effettuare questa specifica valutazione.
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Ricorso contro patteggiamento: scontro tra accusa e difesa
L'Imputato, condannato a seguito di patteggiamento per spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso lamentando la mancanza di motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento. Anche il Procuratore Generale ha fatto ricorso per la mancata espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Corte ha chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato a casi tassativi previsti dalla legge, escludendo il vizio di motivazione generico. Inoltre, l'espulsione per reati di droga non è una misura di sicurezza obbligatoria ma facoltativa, rendendo inammissibile l'impugnazione del Pubblico Ministero. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Cittadini italiani: no alla misura di sicurezza dell’espulsione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte di appello di Brescia limitatamente all'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione nei confronti di tre imputati. I giudici di secondo grado avevano ordinato l'allontanamento dei tre soggetti dal territorio dello Stato a pena espiata, ritenendoli erroneamente cittadini stranieri. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei loro difensori, rilevando che i tre ricorrenti sono in possesso della cittadinanza italiana. Di conseguenza, l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione è stata dichiarata illegale ed eliminata dalla sentenza. I ricorsi degli altri coimputati, condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio, sono stati invece rigettati o dichiarati inammissibili, confermando le rispettive condanne e le sanzioni pecuniarie.
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Espulsione dello straniero e reati di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'**espulsione dello straniero** disposta a seguito di una condanna per reati legati agli stupefacenti, anche qualora la pena inflitta sia inferiore ai due anni di reclusione. Il ricorrente aveva impugnato l'ordinanza sostenendo che, ai sensi del codice penale, tale misura richiedesse una soglia minima di pena. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che in materia di droga si applica la normativa speciale del Testo Unico Stupefacenti, la quale non prevede limiti minimi di pena per l'allontanamento, purché sia accertata la pericolosità sociale del soggetto.
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