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Art. 2248 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2248 Codice Civile

Imponibile contributivo gestione commercianti: ko per la titolare
L'Imprenditrice, titolare di un'impresa individuale, ha impugnato la decisione che la obbligava a pagare all'INPS i contributi previdenziali sul reddito del marito, collaboratore familiare. Tale reddito derivava anche dalla partecipazione del coniuge come socio accomandatario in una societa immobiliare di mero godimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'imponibile contributivo gestione commercianti deve includere la totalita dei redditi d'impresa dichiarati ai fini IRPEF. Poiche i redditi da societa di persone sono qualificati fiscalmente come redditi d'impresa per il principio di trasparenza, essi concorrono a formare la base imponibile previdenziale del collaboratore, anche se la societa svolge solo attivita di locazione immobiliare passiva. L'Imprenditrice perde la causa e deve versare i contributi richiesti.
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Società non operative: liquidazione non basta per evitare le tasse
Una società in liquidazione da molti anni è stata classificata dall'Agenzia delle Entrate come una delle 'società non operative', applicando una tassazione basata su un reddito minimo presunto. La società si era difesa sostenendo che lo stato di liquidazione impediva di raggiungere i ricavi richiesti. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate. Ha stabilito che lo stato di liquidazione non è una giustificazione automatica. Per superare la presunzione di non operatività, l'azienda deve dimostrare l'esistenza di situazioni oggettive, straordinarie e indipendenti dalla propria volontà che hanno reso impossibile produrre reddito. La semplice scelta di mettersi in liquidazione non è sufficiente.
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Fallimento dopo trasformazione: l’azienda non sfugge ai debiti
La Corte di Cassazione ha chiarito la questione del fallimento dopo trasformazione eterogenea. Una società, trasformatasi in comunione d'azienda e poi cancellata dal Registro delle Imprese, era stata dichiarata fallita su istanza di un creditore. Le società socie si sono opposte, sostenendo che l'ente originario non esisteva più. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la trasformazione non estingue la società originaria ai fini della responsabilità per i debiti pregressi. Pertanto, la società può essere dichiarata fallita entro un anno dalla sua cancellazione, perché la trasformazione non è uno scudo contro le pretese dei creditori. Vince quindi la Curatela Fallimentare.
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Società di comodo: prova contraria e interpello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società immobiliare accusata di essere una società di comodo. Il fisco contestava il mancato superamento del test di operatività per l'anno 2007. La Corte ha chiarito che il contribuente può fornire la prova contraria in sede giudiziaria anche senza aver presentato l'interpello disapplicativo. Nel caso specifico, la presenza di un immobile in fase di ristrutturazione radicale, classificato come immobilizzazione in corso, giustifica l'assenza di ricavi e neutralizza la presunzione di non operatività.
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