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Art. 2113 Codice Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 2113 Codice Civile

Bonus tagliato? Contratto individuale più forte dell’accordo
Un lavoratore aveva diritto a un 'premio di collaborazione' garantito dal suo contratto personale. Successivamente, un accordo sindacale aziendale ha peggiorato le condizioni, legando il premio al raggiungimento di obiettivi di bilancio, e l'azienda ha smesso di pagarlo. La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto collettivo non può introdurre una deroga in pejus del contratto individuale se questo contiene condizioni più favorevoli per il lavoratore. Il diritto del dipendente, cristallizzato nel suo contratto personale, prevale sull'accordo collettivo peggiorativo. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a pagare i premi non corrisposti.
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Modifica unilaterale provvigioni: Agente perde contro l’Azienda
Un'azienda editoriale ha comunicato a un suo agente una modifica unilaterale provvigioni, riducendole dal 20% all'8% per i contratti di conversione da supporto cartaceo a digitale. L'agente ha fatto causa per ottenere le differenze, sostenendo che la modifica fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'agente, dichiarandolo inammissibile. La decisione si fonda su un vizio processuale: l'agente non ha contestato tutte le autonome ragioni giuridiche della sentenza precedente. Tra queste, il fatto che l'Accordo Economico Collettivo permetteva all'azienda di variare le condizioni e che le nuove provvigioni riguardavano tipologie di affari prima non esistenti, non una semplice riduzione delle vecchie.
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Conversione contratto a termine: vince il lavoratore se la causale è generica
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione del contratto a termine di un lavoratore in un rapporto a tempo indeterminato. L'azienda non aveva specificato in modo chiaro e verificabile le ragioni organizzative che giustificavano l'assunzione a tempo. L'attività richiesta al dipendente, infatti, coincideva con quella ordinaria dell'impresa. Questa mancanza di una causale valida ha reso illegittimo il termine, portando alla sua trasformazione automatica in contratto stabile fin dall'origine. Anche i successivi contratti a progetto sono stati ritenuti illegittimi. La Corte ha quindi dato ragione al lavoratore, che ha ottenuto il diritto alla riassunzione e un risarcimento del danno.
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Incentivo all’esodo con rinuncia: l’esenzione salta, contributi dovuti
Un'azienda editoriale eroga a cinque giornalisti delle somme per la cessazione anticipata del rapporto, qualificandole come incentivo all'esodo per non versare i contributi. L'accordo, però, conteneva anche una rinuncia generale dei lavoratori a qualsiasi pretesa futura. L'Ente Previdenziale ha quindi richiesto il pagamento dei contributi, sostenendo che la natura transattiva dell'accordo prevalesse. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio chiaro: l'esenzione contributiva incentivo all'esodo si applica solo se la somma ha l'esclusiva finalità di incoraggiare l'uscita. Se serve anche a chiudere altre pendenze, diventa retribuzione imponibile e i contributi sono dovuti. L'Azienda ha perso la causa.
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Cessazione materia del contendere: accordo vince su sanzione
Un lavoratore aveva ottenuto il riconoscimento dell'illegittimità della cessione del suo contratto di lavoro. L'azienda datrice di lavoro aveva impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo definitivamente la causa. Il principio chiave stabilito è che, in caso di accordo, l'azienda ricorrente non è tenuta a versare il 'doppio contributo unificato', una sanzione prevista per i ricorsi pretestuosi. La conciliazione prevale sulla sanzione.
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Interpretazione del contratto: l’accordo tombale vince
Un Lavoratore e l'Azienda firmano un accordo per chiudere ogni rapporto in sospeso durante un piano di uscite incentivate. In precedenza, un giudice aveva dato ragione al Lavoratore su alcune trattenute in busta paga. L'Azienda sostiene che l'accordo non riguardi quel debito specifico, mentre il Lavoratore ritiene che la firma abbia risolto ogni pendenza. La Cassazione conferma che l'interpretazione del contratto deve basarsi sulla volontà complessiva delle parti e non solo sulle singole parole. Poiché l'accordo parlava di definizione totale dei rapporti, l'Azienda non può più richiedere indietro le somme. Vince il Lavoratore.
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Incentivo all’esodo: accordo individuale vs sindacale
Un lavoratore ha richiesto l'erogazione dell'incentivo all'esodo previsto da un accordo sindacale aziendale dopo la chiusura di una sede operativa. Tuttavia, la Corte ha accertato che il dipendente aveva stipulato un accordo individuale separato e autonomo con la società per facilitare la sua assunzione presso un nuovo datore di lavoro. Tale intesa privata prevedeva la rinuncia al trasferimento e la cessazione anticipata del rapporto. La Cassazione ha confermato che l'esistenza di questo patto autonomo esclude l'applicazione automatica dei benefici collettivi, dichiarando il ricorso inammissibile poiché volto a una revisione dei fatti già accertati nei gradi di merito.
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Agevolazione tariffaria: legittimo il recesso aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca dell'agevolazione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica per gli ex dipendenti di una grande società del settore. I giudici hanno stabilito che tale beneficio, derivante da accordi collettivi, non costituisce un diritto quesito ma una mera aspettativa. Poiché i contratti collettivi a tempo indeterminato non possono vincolare le parti in eterno, il recesso unilaterale della società è stato ritenuto valido, specialmente in un contesto di mercato liberalizzato che rende tali sconti anacronistici.
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Agevolazioni tariffarie: la Cassazione sulla revoca
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex dipendenti di una società energetica contro la revoca delle agevolazioni tariffarie sulla fornitura di elettricità. La Corte ha stabilito che tali benefici, previsti da accordi collettivi, non hanno natura retributiva poiché non sono legati alla qualità o quantità del lavoro prestato. Inoltre, non trattandosi di diritti quesiti, l'azienda può legittimamente recedere dagli accordi a tempo indeterminato rispettando i principi di buona fede e correttezza. La decisione conferma che le agevolazioni tariffarie possono essere soppresse tramite contrattazione collettiva o recesso unilaterale motivato.
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Agevolazioni tariffarie: legittima la revoca aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca delle agevolazioni tariffarie sull'energia elettrica per gli ex dipendenti di una primaria azienda energetica nazionale. I giudici hanno stabilito che tali sconti non costituiscono un diritto quesito né possiedono natura retributiva, poiché non sono direttamente collegati alla qualità o quantità del lavoro prestato. Il recesso unilaterale dagli accordi collettivi a tempo indeterminato è stato ritenuto valido per evitare vincoli perpetui, trasformando il beneficio in una mera aspettativa non tutelabile a tempo indefinito nel patrimonio del pensionato.
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Cessazione della materia del contendere: la guida
In una controversia di lavoro riguardante il riconoscimento di un rapporto subordinato, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo presso l'Ispettorato del Lavoro durante il giudizio di legittimità. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale ha eliminato l'interesse alla decisione e ha escluso l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Trasferimento d’azienda: tutele per i dipendenti bancari
La Corte di Cassazione ha stabilito che il passaggio di attività tra due istituti bancari configura un Trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., anche se la banca cedente è in liquidazione coatta amministrativa e priva di autorizzazione all'esercizio del credito. La decisione chiarisce che l'autorizzazione amministrativa non è un elemento costitutivo dell'azienda. Di conseguenza, gli accordi individuali di rinuncia sottoscritti dai lavoratori sono nulli poiché violano norme imperative poste a tutela della continuità del rapporto di lavoro.
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Irriducibilità della retribuzione e contratti
La Corte di Cassazione ha confermato il principio dell'irriducibilità della retribuzione in favore di una lavoratrice che reclamava un premio di collaborazione. Nonostante un accordo sindacale aziendale successivo avesse reso tale premio condizionato al raggiungimento di obiettivi di bilancio, la Corte ha stabilito che la clausola del contratto individuale, essendo più favorevole e incondizionata, prevale sull'accordo collettivo peggiorativo. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, data la mancanza di un regime di stabilità reale dopo le riforme del 2012 e 2015.
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Irriducibilità della retribuzione e prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente a percepire un premio di collaborazione previsto dal contratto individuale, ribadendo il principio dell'irriducibilità della retribuzione. Nonostante un accordo sindacale successivo avesse introdotto condizioni peggiorative, la Corte ha stabilito che le clausole individuali più favorevoli non possono essere modificate unilateralmente. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione dei crediti lavorativi, per i rapporti privi di stabilità reale dopo la Legge Fornero, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Tempo tuta: conciliazione e fine del giudizio
Una fondazione datrice di lavoro ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello relativa alla retribuibilità del **tempo tuta** per alcuni dipendenti. Prima della decisione di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo tramite conciliazione sindacale. La ricorrente ha quindi depositato atto di rinuncia al ricorso, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio senza procedere all'esame del merito.
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Tempo tuta: estinzione del giudizio in Cassazione
Una fondazione datrice di lavoro aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello riguardante la retribuibilità del tempo tuta per alcuni dipendenti. Prima che la Suprema Corte potesse esprimersi nel merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo tramite conciliazione sindacale. A seguito di tale accordo, la parte ricorrente ha depositato un atto di rinunzia formale. La Corte di Cassazione ha dunque preso atto della volontà delle parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia legale.
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Incapacità naturale e accordi di lavoro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva l'annullamento di un accordo di risoluzione del rapporto di lavoro. Il ricorrente sosteneva di aver firmato l'atto in uno stato di incapacità naturale causato da una grave depressione indotta da mobbing. I giudici di merito avevano già respinto la domanda per mancanza di prove concrete e per la genericità delle testimonianze. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sulla superfluità delle prove e sulla natura esplorativa della consulenza tecnica spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Inoltre, il ricorso è stato giudicato carente per la mancata trascrizione dei documenti contestati, violando i principi di specificità richiesti dal codice di procedura civile.
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Conciliazione sindacale: stop alla lite in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere in una controversia di lavoro privato a seguito del raggiungimento di una conciliazione sindacale tra le parti. La società ricorrente e il lavoratore controricorrente hanno depositato istanza congiunta per l'estinzione del giudizio, avendo regolato autonomamente anche le spese processuali. L'accordo stragiudiziale ha rimosso l'interesse alla prosecuzione della causa, portando alla chiusura definitiva del procedimento senza una decisione nel merito.
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Motivazione contraddittoria e rapporto di lavoro
Un lavoratore aveva impugnato una serie di contratti, prima di collaborazione autonoma e poi di somministrazione e a tempo determinato, chiedendo che venisse accertata la natura subordinata dell'intero rapporto. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, sostenendo che la stipula dei contratti a termine implicasse un mutuo consenso alla risoluzione del precedente rapporto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, ravvisando una palese motivazione contraddittoria: se il rapporto iniziale era simulato e in realtà subordinato, è illogico parlare di un consenso alla risoluzione di un rapporto di collaborazione autonoma mai esistito.
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Cessione d’azienda: tutele per il lavoratore salve
Un istituto di credito ha acquisito un ramo da un'altra banca in crisi. I lavoratori, trasferiti al nuovo datore, hanno rivendicato l'applicazione dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità delle condizioni di lavoro. La banca si opponeva, basandosi su accordi di conciliazione individuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca, confermando che l'operazione costituiva una cessione d'azienda. Di conseguenza, ha dichiarato nulli gli accordi individuali in quanto contrari alle tutele inderogabili per i lavoratori. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello solo per la corretta quantificazione delle differenze retributive dovute.
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