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Art. 2086 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2086 Codice Civile

Società di comodo: sì al rimborso IVA se il blocco è esterno
L'Agenzia delle Entrate ha negato a una società consortile il rimborso dell'IVA per l'anno 2008, qualificandola come società di comodo ai sensi della legge n. 724/1994. La società ha contestato il diniego, dimostrando che l'inattività era dovuta a cause oggettive e non imputabili: il blocco della costruzione di termovalorizzatori causato da una sentenza della Corte di Giustizia Europea e dal successivo stop politico e amministrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la presunzione di inoperatività può essere superata provando impedimenti oggettivi esterni, anche direttamente in sede di giudizio senza previo interpello. La società ottiene così il diritto al rimborso IVA e la condanna del fisco alle spese.
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Sanzione disciplinare: rifiuta l’ordine ma perde per altro motivo
Un'azienda di trasporti ha inflitto una sanzione disciplinare conservativa (sospensione di due giorni) a un autista. L'autista si era rifiutato di guidare un autobus con passeggeri in piedi su un tratto autostradale e, successivamente, di cedere il mezzo a un superiore. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione. Secondo i giudici, il secondo rifiuto, ovvero l'impedire al sostituto di guidare, costituisce di per sé un'insubordinazione sufficiente a giustificare la punizione, a prescindere dalla potenziale illegittimità del primo ordine. L'autista ha quindi perso la causa.
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Subordinazione: i fatti prevalgono sul contratto
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di **subordinazione** per un rapporto di lavoro presso un ente pubblico di ricerca, inizialmente formalizzato come collaborazione autonoma. Nonostante la denominazione contrattuale, i giudici hanno rilevato la presenza di orari fissi, compenso mensile costante, assenza di rischio e svolgimento di mansioni identiche a quelle dei dipendenti di ruolo. La Suprema Corte ha ribadito che l'effettivo svolgimento del rapporto prevale sulla qualificazione formale scelta dalle parti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente che mirava a una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi di merito.
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Lavoro subordinato pubblico: quando è inammissibile
Un ente pubblico ricorre in Cassazione contro la riqualificazione di un contratto di collaborazione in lavoro subordinato pubblico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la contestazione sulla valutazione dei fatti, come la natura subordinata di un rapporto, non costituisce motivo di 'violazione di legge' ma attiene al merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per vizio di motivazione. La sentenza della Corte d'Appello viene quindi confermata.
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Contratti a termine: limiti della deroga stagionale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31755/2023, ha chiarito i limiti della contrattazione collettiva nel definire le attività stagionali per la stipula di contratti a termine. Il caso riguardava una lavoratrice di un call center di una compagnia aerea, il cui rapporto di lavoro a tempo determinato era stato prorogato oltre il limite massimo legale. La Corte ha stabilito che la qualifica di 'stagionale' non può essere un'etichetta generica usata per eludere la legge, ma deve corrispondere a esigenze oggettive e temporanee. Di conseguenza, ha confermato la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato e il diritto della lavoratrice al risarcimento.
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Limite contratti a termine: no deroga senza stagionalità
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di contratti a termine in un rapporto a tempo indeterminato nel settore aeroportuale. La Corte ha stabilito che la deroga al limite contratti a termine di 36 mesi per attività stagionali non si applica se il contratto collettivo si limita a un rinvio generico all'attività del settore, senza specificare quali mansioni abbiano una reale e distinta natura stagionale rispetto a quelle con semplici picchi di lavoro.
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Attività stagionale: limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9243/2023, ha stabilito che per derogare al limite massimo di 36 mesi per i contratti a termine, non è sufficiente una generica qualificazione di un settore come stagionale da parte della contrattazione collettiva. È necessaria una specifica individuazione delle mansioni che costituiscono un'effettiva attività stagionale, distinta da quella continuativa con semplici picchi di lavoro. Nel caso di specie, riguardante una società di servizi aeroportuali, la Corte ha confermato la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato per superamento del limite legale.
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