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Attività stagionale: limiti ai contratti a termine

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9243/2023, ha stabilito che per derogare al limite massimo di 36 mesi per i contratti a termine, non è sufficiente una generica qualificazione di un settore come stagionale da parte della contrattazione collettiva. È necessaria una specifica individuazione delle mansioni che costituiscono un’effettiva attività stagionale, distinta da quella continuativa con semplici picchi di lavoro. Nel caso di specie, riguardante una società di servizi aeroportuali, la Corte ha confermato la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato per superamento del limite legale.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 9243 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 9243/2023)

Attività Stagionale: La Cassazione Fissa i Paletti per i Contratti a Termine

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento cruciale sulla disciplina dei contratti di lavoro a tempo determinato, in particolare riguardo alla nozione di attività stagionale. La decisione stabilisce che, per superare il limite legale di durata massima di 36 mesi, non basta che un contratto collettivo definisca un intero settore come stagionale. È indispensabile una specifica e chiara individuazione delle attività che hanno una natura genuinamente stagionale. Questa pronuncia ha importanti implicazioni per la tutela dei lavoratori contro l’abuso dei contratti a termine.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine dalla domanda di alcuni lavoratori impiegati presso una società di servizi aeroportuali. Essi avevano stipulato una serie di contratti a termine la cui durata complessiva aveva superato il limite di 36 mesi previsto dalla legge. Di conseguenza, i lavoratori avevano chiesto al Tribunale di accertare la conversione del loro rapporto di lavoro in un contratto a tempo indeterminato.

La società datrice di lavoro si era difesa sostenendo che il settore dei servizi aeroportuali fosse caratterizzato da attività stagionale, come previsto dal contratto collettivo nazionale di riferimento. Tale qualificazione, secondo l’azienda, avrebbe permesso di derogare al limite massimo di durata, rendendo legittima la successione dei contratti.

La Corte d’Appello aveva dato ragione ai lavoratori, ritenendo che la norma collettiva fosse troppo generica e non idonea a giustificare la deroga. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

Le motivazioni della Corte sull’attività stagionale

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici d’appello, seppur con alcune precisazioni nel ragionamento giuridico. Il fulcro della decisione risiede nella netta distinzione tra due concetti spesso confusi:

  1. Attività Genuinamente Stagionale: Si tratta di un’attività che, per sua intrinseca natura, è preordinata e organizzata per svolgersi solo in un periodo limitato dell’anno (una stagione). Non è un’attività continuativa.
  2. Attività Continuativa con Picchi di Stagionalità: Questa è un’attività che si svolge regolarmente durante tutto l’anno ma che, in alcuni periodi (es. estate, festività natalizie), registra un aumento della domanda e un’intensificazione del lavoro.

La legge (in particolare il D.Lgs. n. 368/2001, applicabile al caso) consente alla contrattazione collettiva di individuare le attività stagionali per le quali non si applica il limite massimo di 36 mesi. Tuttavia, secondo la Cassazione, questa delega non è “in bianco”. Il contratto collettivo non può limitarsi a un rinvio generico alla legge o a etichettare un intero settore come stagionale, specialmente se l’attività è palesemente continuativa.

L’inidoneità della Norma Collettiva

Nel caso specifico, la Suprema Corte ha osservato che la norma del CCNL si limitava a un “rinvio tautologico” all’art. 2 del D.Lgs. 368/2001, attribuendo una generica connotazione di stagionalità all’attività normale delle imprese del settore. Questo, per i giudici, non è sufficiente.

Per attivare legittimamente la deroga, la contrattazione collettiva deve:

  • Elencare specificatamente quali sono le attività che si caratterizzano per la stagionalità.
  • Identificare chiaramente le mansioni che sono preordinate ed organizzate per un espletamento limitato a una stagione.

Il riferimento, contenuto nel contratto collettivo, ai “picchi di stagionalità” in determinati mesi, invece di supportare la tesi della società, ha rafforzato la conclusione della Corte: esso dimostra che l’attività principale è normale e continuativa, e subisce solo delle intensificazioni periodiche. Queste intensificazioni non trasformano l’intera attività in attività stagionale.

le motivazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la contrattazione collettiva, per derogare al limite legale di 36 mesi per i contratti a termine, deve individuare in modo specifico e puntuale le attività che hanno carattere genuinamente stagionale. Non è ammissibile una qualificazione generica dell’intero settore, né il semplice riferimento a “picchi di stagionalità” all’interno di un’attività che, nella sua essenza, è continuativa. La norma collettiva che si limita a un rinvio tautologico alla legge, senza specificare quali siano le concrete attività stagionali, è considerata inidonea a produrre l’effetto derogatorio. Di conseguenza, il superamento del limite di durata comporta la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, a piena tutela del lavoratore.

le conclusioni
Questa ordinanza rappresenta un importante baluardo contro un uso elusivo dei contratti a termine. I datori di lavoro non possono invocare la natura “stagionale” della loro attività per giustificare una precarietà prolungata se non dimostrano, attraverso una previsione chiara e specifica nel contratto collettivo, che determinate mansioni sono effettivamente e unicamente legate a una stagione. La pronuncia ribadisce il principio secondo cui le deroghe alle tutele dei lavoratori devono essere interpretate restrittivamente e fondate su presupposti oggettivi e chiaramente definiti, rafforzando così la stabilità occupazionale.

Quando un’attività può essere considerata stagionale per escludere il limite di 36 mesi per i contratti a termine?
Un’attività è considerata stagionale solo se è intrinsecamente temporanea, ovvero preordinata e organizzata per svolgersi esclusivamente in un determinato periodo dell’anno. Non rientra in questa definizione un’attività continuativa che presenta solo picchi di lavoro in certi mesi.

È sufficiente che un contratto collettivo definisca genericamente un intero settore come stagionale per derogare alla legge?
No. Secondo la Corte di Cassazione, non è sufficiente. Il contratto collettivo deve elencare specificatamente e chiaramente quali sono le attività e le mansioni che hanno un effettivo carattere stagionale. Un rinvio generico o una qualificazione onnicomprensiva non sono validi per applicare la deroga.

Qual è la differenza tra attività stagionale e picchi di stagionalità?
L’attività stagionale si svolge solo in una stagione e cessa nel resto dell’anno. I picchi di stagionalità, invece, sono incrementi temporanei di lavoro all’interno di un’attività che prosegue in modo normale e continuativo per tutto l’anno. Questi picchi non trasformano l’attività da continuativa a stagionale.

Termini giuridici

Contrattazione collettiva
L'insieme degli accordi stipulati tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro per regolare i rapporti di lavoro di un determinato settore.
Attività stagionale
Un'attività lavorativa che per sua natura si svolge solo in determinati periodi dell'anno (stagioni) e non in modo continuativo.
Deroga
Una disposizione che stabilisce un'eccezione a una regola generale prevista dalla legge.
Tautologico
Un ragionamento o un'affermazione che ripete lo stesso concetto con parole diverse, senza aggiungere nuove informazioni. È ridondante e non dimostra nulla.
Controricorrente
La parte che si difende in un giudizio di Cassazione, opponendosi al ricorso presentato dalla parte che ha perso nei gradi di giudizio precedenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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