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Art. 1669 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 1669 Codice Civile

Isolamento Acustico: Appaltatore Non Responsabile Senza Progetto Specifico
I Proprietari di un immobile ristrutturato hanno chiesto il risarcimento danni per il mancato isolamento acustico. Il Tribunale aveva dato loro ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo che l'Impresa Appaltatrice non fosse responsabile per l'isolamento acustico, poiché tale compito spettava al Progettista. I Proprietari hanno presentato ricorso per cassazione, sostenendo errori di diritto e omesso esame di fatti decisivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello e stabilendo che la responsabilità dell'appaltatore per l'isolamento acustico non sussiste se il progetto non lo prevedeva e l'impresa non aveva un obbligo specifico.
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Vizi Immobiliari: Prescrizione Azione Danni Confermata, ma Spese Legali Revocate
Un gruppo di acquirenti ha citato in giudizio un'impresa edile per gravi vizi e difformità riscontrati nelle loro villette. L'impresa ha eccepito la prescrizione dell'azione di risarcimento danni per vizi immobiliari. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda degli acquirenti, ritenendo l'azione prescritta. La Cassazione ha confermato la prescrizione, ribadendo che l'interruzione della prescrizione per atti stragiudiziali si verifica solo quando l'atto perviene al destinatario. Ha però accolto parzialmente il ricorso riguardo alle spese legali, eliminando la condanna al rimborso delle spese di primo grado e di accertamento tecnico preventivo.
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Casa e parquet difettoso: paga il produttore
Un'acquirente riscontra gravi difetti nella pavimentazione in parquet della propria nuova casa. Una perizia preventiva accerta che i vizi derivano da errori di produzione del legno. L'acquirente cita direttamente in giudizio il fabbricante per ottenere i danni. Il Tribunale respinge la domanda ritenendo applicabile solo la garanzia dell'appaltatore per gravi difetti dell'edificio. La Corte d'Appello ribalta l'esito e afferma la responsabilità extracontrattuale del produttore per i difetti del materiale. La Corte di Cassazione conferma la decisione: chi fabbrica un bene difettoso risponde dei danni provocati all'acquirente finale anche in assenza di un contratto diretto tra loro.
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Responsabilità dell’Appaltatore: Difetti Edili, Impresa Condannata
I proprietari di un immobile hanno citato in giudizio un progettista e un'impresa edile per gravi difetti costruttivi. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello ha condannato entrambi al risarcimento. L'impresa edile ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la propria responsabilità esclusiva per i vizi di progettazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito il principio della responsabilità dell'appaltatore, che si presume responsabile per i difetti dell'opera, a meno che non dimostri di aver agito come mero esecutore (nudus minister) o di aver manifestato dissenso al progetto. L'impresa non ha fornito tale prova. La Corte ha quindi condannato l'impresa ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Gravi difetti di costruzione: venditore e costruttore pagano i danni
L'Acquirente di un immobile subisce gravi allagamenti a causa di ristrutturazioni eseguite male. Promuove un'azione legale contro Le Venditrici e L'Appaltatore per ottenere il risarcimento dei danni. Il Tribunale condanna Le Venditrici, ma la Corte d'Appello estende la condanna in solido anche all'Appaltatore per i gravi difetti di costruzione ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile. Le Venditrici ricorrono in Cassazione, lamentando che il giudice abbia riqualificato la domanda e contestando la ripartizione delle spese. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Conferma che il giudice ha il potere di qualificare autonomamente i fatti e che la solidarietà passiva tutela il creditore, permettendogli di chiedere l'intero risarcimento a ciascun debitore. Le ricorrenti perdono la causa e sono condannate a pagare le spese processuali.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i debitori
Un Condominio ottiene la condanna di una societ costruttrice e dei suoi soci per gravi vizi dell'edificio. Prima della sentenza, i soci donano i propri immobili alle mogli tramite convenzioni matrimoniali. Il Condominio promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni. I debitori si difendono sostenendo che gli immobili erano gi ipotecati e che vi erano altri coobbligati solvibili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei debitori, stabilendo che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore e che la solvibilit degli altri coobbligati irrilevante. Il Condominio vince la causa, potendo cos pignorare i beni donati.
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Denuncia gravi difetti: condominio vince contro il costruttore
Un condominio ha riscontrato gravi infiltrazioni d'acqua nei garage interrati e ha promosso un'azione legale contro la società costruttrice. Quest'ultima ha eccepito la decadenza del condominio, sostenendo che i vizi erano noti da oltre un anno prima della contestazione scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società costruttrice, confermando che il termine annuale per la denuncia gravi difetti decorre solo dal momento in cui il danneggiato acquisisce una piena e oggettiva consapevolezza della gravità del problema e del collegamento causale con i difetti di costruzione, conoscenza che spesso si consolida solo dopo il deposito di una perizia tecnica specialistica. La società costruttrice è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Vendita aliud pro alio: quando il difetto non è un inganno
Gli Acquirenti di un immobile riscontravano gravi difformità nell'impianto di riscaldamento rispetto a quanto certificato dalla ditta installatrice e dal geometra. Avviavano un accertamento tecnico e poi una causa per ottenere il risarcimento dei danni. I giudici di merito rigettavano la domanda, ritenendo i difetti semplici vizi redibitori ormai prescritti, escludendo l'ipotesi di vendita aliud pro alio poiché l'immobile possedeva l'abitabilità e la classe energetica pattuita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli Acquirenti, confermando che le contestazioni tardive sulle responsabilità professionali costituiscono domande nuove inammissibili in appello e che non si trattava di vendita aliud pro alio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i soci
Un professionista, condannato in solido con una società costruttrice e i suoi soci per gravi difetti edilizi, subisce la minaccia di precetto da parte dei creditori. Prima della sentenza definitiva, i soci donano i propri immobili alle mogli per sottrarli all'esecuzione. Il professionista promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni, vantando un'aspettativa di regresso. La Corte di Cassazione conferma la revoca delle donazioni: l'azione revocatoria ordinaria spetta anche a chi vanta un credito eventuale o litigioso, come il diritto di regresso tra coobbligati solidali. La solvibilità degli altri debitori o la presenza di polizze assicurative non escludono il pregiudizio del creditore, rendendo legittima la tutela del suo patrimonio.
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Vizi di costruzione: la prescrizione cancella anche gli sconti
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore-costruttore per gravi infiltrazioni d'acqua nella propria abitazione, chiedendo l'eliminazione dei vizi di costruzione o la riduzione del prezzo. I giudici di merito hanno rigettato la domanda principale perché prescritta, ritenendo che anche la richiesta subordinata di riduzione del prezzo fosse travolta dalla prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Gli Ermellini hanno chiarito che la domanda di riduzione del prezzo è implicitamente contenuta in quella di eliminazione dei difetti. Di conseguenza, se l'azione principale per vizi di costruzione si prescrive per decorso dei termini di legge, decade automaticamente anche la possibilità di ottenere la riduzione del prezzo, senza che si configuri un'omessa pronuncia da parte del giudice.
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