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Art. 1665 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1665 Codice Civile

Consegna dell’opera: paga il committente se ignora il ritiro
Una società committente affida a un'impresa il montaggio di una gru su un autocarro. A lavori conclusi, la committente chiede di portare il mezzo presso un'officina per risolvere un problema al servosterzo. La committente promette il ritiro diretto ma lascia il camion fermo nel piazzale per quasi due anni, fino al furto del mezzo. L'impresa agisce per ottenere il compenso di 240.000 euro; la committente rifiuta il pagamento e chiede i danni, sostenendo che la formale consegna dell'opera non sia mai avvenuta. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della committente. La consegna dell'opera si perfeziona con la messa a disposizione del bene presso il terzo indicato dal committente. L'appaltatrice si libera così da ogni obbligo di custodia, ponendo il rischio del furto a carico della cliente inerte che aveva pure registrato la fattura.
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Accettazione tacita dell’opera: vizi contestati e collaudo nullo
Un gestore commissiona a un'impresa la realizzazione di un impianto di climatizzazione per una sala cinematografica. L'impresa termina l'installazione a metà luglio, ma l'immobile è privo di alimentazione elettrica e di altre opere essenziali. Il gestore accende l'impianto soltanto la sera dell'inaugurazione, riscontrando e denunciando subito gravi difetti di funzionamento. In secondo grado, i giudici qualificano il mancato reclamo nei quindici giorni precedenti come accettazione tacita dell'opera, cancellando ogni garanzia per vizi e imponendo il pagamento del saldo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La consegna materiale non equivale ad approvazione contrattuale. Il cliente non può compiere una rinuncia tacita alla verifica se mancano le condizioni tecniche per collaudare il macchinario. La Suprema Corte accoglie il ricorso e rimette la decisione a una nuova sezione della Corte d'Appello.
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Revoca del finanziamento pubblico: acconti e lavori reali
Un'impresa ha ottenuto un contributo regionale per la costruzione di un complesso alberghiero. L'ente pubblico ha successivamente disposto la revoca del finanziamento pubblico poiché la società ha richiesto l'erogazione delle quote intermedie presentando fatture relative ad acconti versati alle imprese costruttrici, a fronte di lavori effettivi realizzati solo per una minima parte. L'impresa ha impugnato la revoca sostenendo che le somme costituivano anticipazioni e che l'opera fosse stata infine completata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. I giudici di legittimità hanno confermato la legittimità della revoca del finanziamento pubblico, evidenziando che l'utilizzo dei fondi pubblici richiede il rigoroso rispetto delle regole di erogazione per stato di avanzamento. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Lavori straordinari in condominio: senza delibera paga l’impresa
Un condominio ha proposto ricorso in Cassazione contro l'impresa appaltatrice per contestare la somma pretesa per presunti lavori straordinari in condominio. L'amministratore e il direttore dei lavori avevano firmato il verbale di collaudo riconoscendo importi extra mai approvati dall'assemblea. La Corte d'Appello aveva ritenuto valido tale accordo e negato il risarcimento per i difetti dell'opera. La Corte di Cassazione ha accolto le doglianze del condominio. I giudici hanno chiarito che l'amministratore e il direttore dei lavori non hanno il potere di vincolare i condomini al pagamento di lavori straordinari in condominio non autorizzati ne urgenti. Inoltre, la Corte ha stabilito che i vizi occulti emersi nel tempo vanno distinti chiaramente dai vizi palesi gia addebitati ai tecnici. La causa torna ora in Appello per un nuovo riesame.
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Accettazione dell’opera e collaudo tra utilizzo e difetti
Un'azienda appaltatrice ha richiesto il pagamento del saldo per la realizzazione di un magazzino automatizzato. La committente si è opposta lamentando difetti strutturali e il mancato superamento della prova tecnica, chiedendo il risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato che l'utilizzo effettivo dell'impianto per le campagne commerciali equivale all'accettazione dell'opera e collaudo, rendendo dovuto il saldo contrattuale in virtù delle clausole sottoscritte. Al contempo, ha confermato il diritto della committente al risarcimento dei soli danni per vizi edilizi (infiltrazioni e difetti delle pareti), escludendo quelli legati al rendimento produttivo, ritenuto condizionato da scelte gestionali interne. I ricorsi di entrambe le parti sono stati respinti.
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Contratto di appalto: niente saldo se mancano le prove scritte
Un'impresa edile ha citato in giudizio due committenti per ottenere il pagamento di oltre 40.000 euro come saldo per lavori di manutenzione su un immobile. Le proprietarie hanno contestato la richiesta, evidenziando che molte opere erano state eseguite senza autorizzazione scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che, in caso di contestazioni sul contratto di appalto, spetta all'appaltatore dimostrare l'esatta esecuzione dei lavori e il diritto al compenso. I giudici hanno chiarito che i documenti di avanzamento dei lavori non bastano come prova definitiva se il cliente contesta la qualità o l'autorizzazione delle opere, specialmente se il contratto vieta varianti non concordate per iscritto. L'impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Accettazione dell’opera: niente pagamento se il lavoro ha difetti
Una società di costruzioni ha chiesto il pagamento per la realizzazione di una villetta, ma i committenti si sono rifiutati, contestando vizi e difformità. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in tema di appalto: il diritto dell'impresa al corrispettivo sorge solo con l'accettazione dell'opera da parte del cliente. Se il committente non accetta il lavoro perché lo ritiene difettoso, l'appaltatore non può pretendere il pagamento. La semplice consegna dell'immobile non equivale ad accettazione se sono state sollevate contestazioni. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'impresa è stata respinta.
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Decadenza Garanzia Appalto: Cliente Modifica, Giudice Ignora
Un'Azienda Committente contesta la riparazione di un motore industriale, lamentando un surriscaldamento. L'Azienda Appaltatrice si difende invocando una clausola contrattuale che prevedeva la decadenza della garanzia in caso di interventi non autorizzati. Il Committente, infatti, aveva modificato autonomamente il sistema di raffreddamento. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla decadenza garanzia appalto: il giudice non può ignorare una specifica clausola contrattuale e decidere basandosi solo sulle norme generali del codice. Farlo equivale a una 'motivazione apparente' che rende nulla la sentenza. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, che aveva dato parzialmente ragione al Committente, e ha rinviato il caso a un nuovo giudice per una corretta valutazione del contratto.
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Ritardo nel collaudo: Ente pubblico condannato a risarcire
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di risarcimento danni per ritardo nel collaudo di un'opera pubblica. Un'azienda di edilizia residenziale pubblica non ha eseguito il collaudo finale nei tempi previsti dalla legge e dal contratto. L'impresa costruttrice ha quindi chiesto i danni per i maggiori costi sostenuti. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'ente pubblico, stabilendo un principio fondamentale: in caso di ritardo nel collaudo, spetta alla stazione appaltante dimostrare che l'inadempimento non è dovuto a sua colpa. L'appaltatore è quindi dispensato da tale prova e ha diritto al risarcimento per i costi extra, come la vigilanza del cantiere, sostenuti durante l'attesa.
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Accettazione tacita dell’opera: quando il pagamento blocca i rimborsi
Un Ente Regionale ha contestato l'esecuzione di un appalto informatico, richiedendo la riduzione del prezzo per asseriti inadempimenti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, rilevando che l'**accettazione tacita dell'opera** si era già perfezionata. L'Ente aveva infatti preso in consegna le forniture, le aveva verificate tramite un tecnico incaricato con esito positivo e aveva proceduto al pagamento del saldo senza formulare riserve tempestive. La Corte ha inoltre chiarito che la disciplina del Codice Appalti del 2006 non era applicabile poiché il bando era stato pubblicato prima della sua entrata in vigore. Infine, è stato stabilito che le criticità nei corsi di formazione non costituivano inadempimento automatico, trattandosi di obbligazioni di mezzi e non di risultato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio dei costi
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato un decreto ingiuntivo emesso a favore di una cooperativa edile in concordato preventivo, incaricata di lavori infrastrutturali. La cooperativa aveva esercitato la facoltà di sciogliersi dal contratto ex art. 169-bis l. fall. La società aeroportuale richiedeva un indennizzo per i danni derivanti dalla mancata ultimazione delle opere, ma i giudici di merito hanno respinto la domanda per carenza di prove sul danno effettivo. Giunti in sede di legittimità, le parti hanno optato per la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione applicabile solo a rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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Appalto illecito: quando è genuino e quando no?
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa per servizi di archivistica presso un istituto di credito, ha citato in giudizio la banca per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, sostenendo l'esistenza di un appalto illecito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che il contratto di appalto era genuino, poiché la società cooperativa manteneva una propria organizzazione imprenditoriale e un'effettiva gestione del personale, esercitando il potere direttivo e di controllo, nonostante le mansioni fossero svolte presso la sede del committente.
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Appalto di servizi: i criteri per la sua genuinità
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una banca, sostenendo la natura fittizia dell'appalto di servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'appalto in quanto la cooperativa manteneva una reale organizzazione d'impresa e un effettivo potere direttivo sul proprio personale, elementi chiave per distinguere l'appalto lecito dalla somministrazione illecita di manodopera.
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Appalto genuino: quando il contratto è lecito
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa, chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro con una banca presso cui operava. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, ritenendo l'appalto genuino in quanto la cooperativa aveva una propria organizzazione e assumeva il rischio d'impresa, escludendo l'interposizione fittizia di manodopera.
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Garanzia vizi subappalto: quando agire contro di lui
Una società subappaltatrice ottiene un'ingiunzione di pagamento per lavori di tinteggiatura. La società appaltatrice si oppone, lamentando gravi difetti nell'opera. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, chiarisce i principi della garanzia vizi subappalto, affermando che l'appaltatore ha il diritto di agire contro il subappaltatore non appena il committente principale contesta i lavori, senza dover attendere un'azione legale. La Corte sottolinea inoltre che la fattura non è prova sufficiente del credito e che le eccezioni respinte in primo grado devono essere riproposte con appello incidentale.
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