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Art. 1665 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1665 Codice Civile

Impugnazione del lodo arbitrale: no a nuovi sconti in Cassazione
Un committente e un appaltatore si scontrano sul pagamento del saldo per lavori edili. L'appaltatore esige il saldo, mentre il committente lamenta vizi e ritardi. Il collegio arbitrale riduce la somma dovuta per i vizi ma nega i danni da ritardo. Il committente propone l'impugnazione del lodo arbitrale davanti alla Corte d'Appello, che la respinge. Successivamente, il committente ricorre in Cassazione riproponendo le medesime contestazioni di fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la Cassazione non può rivalutare i fatti o riesaminare direttamente il lodo, ma deve solo verificare la correttezza della sentenza d'appello. Il committente perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Accettazione dell’opera: contestare i vizi esclude il saldo
Un'impresa edile chiedeva il pagamento del saldo per alcuni lavori di ristrutturazione. Il committente si opponeva contestando vizi e incompletezze. La Corte d'appello riconosceva solo parzialmente il credito dell'impresa, escludendo l'avvenuta accettazione dell'opera da parte del committente, visti i ripetuti sopralluoghi con contestazioni. L'impresa ricorreva in Cassazione, sostenendo che il silenzio del committente equivalesse a un'accettazione tacita. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che non vi è stata alcuna accettazione dell'opera. I giudici hanno chiarito che i sopralluoghi effettuati dal committente per contestare i vizi escludono qualsiasi approvazione tacita dei lavori. Di conseguenza, l'impresa non ha diritto all'intero saldo richiesto.
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Riserva negli appalti pubblici: ritardi e collaudo contestato
Un consorzio di imprese (L'Appaltatore) ha richiesto il risarcimento dei danni al Committente pubblico per un ritardo di oltre sette anni nell'esecuzione del collaudo finale di alcune opere ferroviarie. Il Committente ha eccepito che il ritardo era dovuto ai gravi vizi riscontrati in molti impianti e che la richiesta risarcitoria era tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Appaltatore. I giudici hanno stabilito che la riserva negli appalti pubblici deve essere iscritta immediatamente nel registro di contabilità non appena il danno è percepibile, senza attendere la fine dei lavori. Inoltre, il Committente ha il diritto di rifiutare la consegna dell'intera opera se vi sono gravi difetti in singoli impianti, anche se altre parti sono state completate correttamente. L'Appaltatore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Revocazione per errore di fatto: quando la svista non salva l’appalto
L'Appaltatrice ha richiesto la revocazione per errore di fatto di una sentenza d'appello, sostenendo che il giudice avesse sbagliato a collocare temporalmente le vendite di alcuni appartamenti. Secondo l'impresa, la corretta datazione avrebbe dimostrato l'avvenuta consegna dell'opera e la tardività della denuncia dei vizi da parte del Committente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'errore del giudice non era decisivo. Altre prove documentali dimostravano infatti che l'opera non era stata completata a regola d'arte, rendendo irrilevante la data delle vendite parziali. L'Appaltatrice perde definitivamente la causa.
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Lavori extra contro penale per il ritardo: la svolta in Cassazione
Un appaltatore ha richiesto il pagamento di lavori extracontrattuali eseguiti durante la ristrutturazione di due immobili. Il committente ha risposto chiedendo l'applicazione della penale per il ritardo nella consegna delle opere, originariamente prevista nel contratto d'appalto. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta dell'appaltatore e ha annullato la penale, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che l'esecuzione di importanti lavori aggiuntivi, non previsti inizialmente, fa venire meno l'efficacia del termine originario di consegna. Di conseguenza, la penale per il ritardo perde validità se le parti non concordano un nuovo termine di scadenza. Il committente che vuole il risarcimento deve quindi dimostrare la colpa specifica dell'appaltatore e il danno concreto subito.
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Responsabilità dell’appaltatore: tetto saldato ma danni da pagare
Una proprietaria ha citato in giudizio l'impresa edile per gravi infiltrazioni d'acqua e difetti nel rifacimento del tetto. L'impresa sosteneva che l'opera fosse stata accettata tacitamente e che la colpa fosse del direttore dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'appaltatore, chiarendo che la semplice consegna o il pagamento non equivalgono ad accettazione dell'opera se i vizi sono occulti. Inoltre, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'appello del direttore dei lavori perché presentato in ritardo. Il rinvio d'ufficio dell'udienza non riapre infatti i termini per la costituzione. Di conseguenza, l'impresa è tenuta a risarcire i danni alla proprietaria, ma mantiene il diritto di essere parzialmente indennizzata dal direttore dei lavori in base alla sentenza di primo grado.
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Mancato Collaudo Appalto: Fornitura Consegnata ma non Pagata
Un'azienda fornitrice di autocarri ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento del prezzo pattuito. Il Comune si era rifiutato di pagare a causa di presunti vizi e del mancato completamento della procedura di verifica finale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta dell'azienda, stabilendo un principio fondamentale: negli appalti pubblici, il diritto al pagamento sorge solo dopo l'esito positivo del collaudo. Il mancato collaudo dell'appalto rende la richiesta di pagamento infondata, anche se la merce è stata consegnata. La verifica formale è una condizione indispensabile per considerare adempiuto il contratto e procedere al saldo.
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Perizia Ignorata: Azienda Vince contro Condominio in Cassazione
Una società di costruzioni chiede il pagamento per lavori di ristrutturazione a un condominio. Nasce una disputa sull'importo finale, con due diverse perizie tecniche (CTU) che indicano cifre differenti. La Corte d'Appello decide basandosi sulla prima perizia, ignorando la seconda, più completa e definitiva, senza spiegare il perché. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla valutazione consulenza tecnica d'ufficio: il giudice non può scegliere acriticamente una perizia scartandone un'altra, ma deve motivare in modo specifico la sua preferenza. L'omessa motivazione su un elemento così decisivo ha portato all'annullamento della sentenza.
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Onere Prova Vizi Appalto: Cliente Vince, l’Appaltatore Paga
Una committente, dopo aver avviato un'attività di bar realizzata da un appaltatore, scopre gravi vizi e difformità nei materiali. L'appaltatore riconosce i difetti ma non interviene. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sull'onere della prova vizi appalto: una volta che il committente dimostra l'esistenza del difetto, la colpa dell'appaltatore si presume. Spetta a quest'ultimo, e non al cliente, fornire la prova liberatoria, dimostrando che i vizi dipendono da cause a lui non imputabili, come l'uso scorretto da parte del committente. La semplice accettazione dell'opera non è sufficiente a invertire questa regola.
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Denuncia Vizi Appalto Tardiva: Casa Ristrutturata, Danno Negato
Una proprietaria di casa contesta alcuni difetti di ristrutturazione dopo aver già svolto un accertamento tecnico per altri problemi. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta di risarcimento per questi nuovi vizi. Il motivo è che tali difetti, come un montaggio errato di architravi, erano già riconoscibili al tempo del primo accertamento. La mancata e tempestiva denuncia vizi appalto ha fatto perdere alla proprietaria il diritto alla garanzia per quelle specifiche imperfezioni. Di conseguenza, l'impresa edile ha vinto la causa su questo punto, vedendo ridotto l'importo dovuto alla cliente.
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Mancata approvazione del collaudo: l’Ente paga se la colpa è sua
Un ente pubblico contesta a un'impresa il malfunzionamento di un sistema di videosorveglianza, chiedendo la risoluzione del contratto. L'impresa si difende sostenendo che il problema deriva dalla rete elettrica difettosa, di competenza dell'ente, che ha impedito il completamento dei test. La Cassazione dà ragione all'impresa, stabilendo un principio chiave sulla mancata approvazione del collaudo: se la stazione appaltante non conclude il collaudo nei termini, spetta a lei dimostrare che la colpa è dell'appaltatore. In assenza di tale prova, l'inerzia dell'ente equivale a un rifiuto ingiustificato e l'appaltatore ha diritto al pagamento.
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Accettazione tacita dell’opera: le foto non bastano, serve la consegna
Un'azienda committente rifiutava di accettare una tensostruttura riparata e di pagare il saldo. L'impresa appaltatrice sosteneva che ci fosse stata un'accettazione tacita dell'opera, avendo offerto la consegna con tanto di foto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al committente, stabilendo un principio fondamentale: non può esistere un'accettazione tacita dell'opera senza il presupposto essenziale della consegna materiale del bene. La semplice offerta di consegna, anche se documentata, non è sufficiente a far scattare l'accettazione. La precedente sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Accettazione Tacita dell’Opera: Lavori Finiti non Significa Accettati
Un committente contesta i lavori di ristrutturazione di un immobile. La Corte d'Appello gli dà torto, sostenendo che avesse perso la garanzia per i vizi a causa dell'accettazione tacita dell'opera, basandosi solo sul fatto che i lavori erano stati completati. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la semplice conclusione dei lavori non basta a dimostrare l'accettazione tacita dell'opera. È indispensabile provare che il committente abbia ricevuto materialmente l'immobile (consegna) e ne abbia preso possesso senza sollevare riserve. In assenza di questa prova, l'accettazione non può essere presunta e il committente mantiene il diritto di contestare i difetti.
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Azione revocatoria: quando la vendita non è frode
Una società di costruzioni ha agito in giudizio per ottenere la dichiarazione di inefficacia, tramite azione revocatoria, di diversi atti di compravendita immobiliare compiuti da una ditta debitrice a favore dei propri soci e familiari. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la semplice esistenza di vincoli parentali non è sufficiente a provare la frode se gli atti risultano coerenti con un progetto imprenditoriale documentato e se non viene fornita la prova certa dell'eventus damni. La decisione sottolinea l'importanza del riparto dell'onere probatorio, che grava sul creditore per quanto riguarda la consapevolezza del pregiudizio da parte dei terzi acquirenti.
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Accettazione dell’opera e nascita del credito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una banca che agiva per il recupero di un credito ceduto da un'impresa appaltatrice nei confronti di un Ministero. Il cuore della controversia riguarda l'**accettazione dell'opera** come presupposto per la nascita del credito. La Corte ha stabilito che, in assenza di consegna e presa in carico dei beni da parte dell'amministrazione, il credito non può considerarsi sorto, rendendo inefficace la cessione pro-soluto effettuata prima del fallimento dell'appaltatore.
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Deroga art 1957 cod civ: La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33860/2023, ha stabilito che la volontà di derogare all'art. 1957 del codice civile, che impone al creditore di agire entro sei mesi contro il debitore principale, può essere implicita. Per accertare tale deroga art 1957 cod civ, non è sufficiente esaminare solo la lettera di garanzia (o 'di patronage'), ma è necessario interpretare complessivamente tutti i documenti contrattuali collegati, come il contratto di subappalto. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, con un'analisi limitata al solo testo della garanzia, aveva erroneamente dichiarato la decadenza del creditore dal suo diritto.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società di servizi ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna al pagamento per interventi di manutenzione. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per Cassazione perché la società ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia autentica con la relativa relata di notifica entro i termini di legge. Questo adempimento è essenziale per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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Collaudo Appalto Pubblico: il Rifiuto
Un consorzio di costruzioni ha citato in giudizio un Ministero per il mancato pagamento del saldo di un contratto di appalto pubblico, sostenendo che il ritardo del Ministero nell'approvare il certificato di collaudo equivaleva a un'approvazione tacita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che in un collaudo appalto pubblico, l'inerzia prolungata e ingiustificata della pubblica amministrazione equivale a un rifiuto del collaudo, non a un'accettazione. Ciò consente all'appaltatore di fare causa, ma obbliga il giudice a verificare la qualità e l'accettabilità effettiva dell'opera.
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Cessione del credito futuro e fallimento: la guida
Una società appaltatrice cede a un istituto di credito i suoi crediti futuri derivanti da un contratto di appalto. Anni dopo, la società viene dichiarata fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la cessione del credito futuro è opponibile alla procedura fallimentare solo se il credito è venuto ad esistenza prima della dichiarazione di fallimento. Nel caso specifico, i giudici hanno confermato la decisione della Corte di Appello, che aveva correttamente accertato che il credito si era perfezionato prima dell'apertura del concorso, rigettando così le pretese della curatela fallimentare.
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