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Art. 162-ter Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 162-ter Codice Penale

Inammissibilità Ricorso Patteggiamento: Truffa Aggravata e Estinzione Reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proposto da un individuo condannato tramite patteggiamento per truffa aggravata. Il ricorrente contestava la mancata dichiarazione di proscioglimento per estinzione del reato, invocando condotte riparatorie. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è ammesso solo in casi specifici, non includendo la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie quando il fatto è procedibile d'ufficio e le condizioni per tale estinzione non sono palesemente sussistenti. Pertanto, il ricorso è stato ritenuto inammissibile.
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Inammissibilità ricorso penale: patteggiamento definitivo per truffa
Un Lavoratore, condannato per truffa e falso tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha sostenuto l'omesso proscioglimento per risarcimento del danno e la mancata pronuncia sulla sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha chiarito che i motivi relativi al difetto di motivazione sul proscioglimento non sono più ammissibili contro sentenze di patteggiamento. Inoltre, la truffa procedibile d'ufficio non rientra nell'estinzione del reato per condotte riparatorie. La sospensione condizionale era già stata concessa. Il ricorso è stato respinto e il Lavoratore condannato alle spese.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie e riqualificazione
L'Imputato, inizialmente accusato di truffa perseguibile d'ufficio, ha ottenuto in primo grado la riqualificazione del fatto in truffa semplice, procedibile a querela. In sede di appello, L'Imputato ha offerto un risarcimento economico superiore al danno subito dalla vittima, chiedendo l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, se la riqualificazione del reato avviene solo con la sentenza di primo grado, la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie può essere utilmente formulata durante il giudizio di appello. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per valutare il merito del risarcimento.
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Patteggiamento e tenuità del fatto: il rigetto della Cassazione
Un individuo concorda una pena per i reati di rapina aggravata e porto di arma da taglio. Successivamente propone ricorso in Cassazione invocando il tema di patteggiamento e tenuità del fatto, oltre all'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la particolare tenuità non rientra tra i casi di proscioglimento immediato idonei a superare la pena concordata. Inoltre, l'estinzione per condotte riparatorie si applica soltanto ai reati procedibili a querela e non a quelli perseguibili d'ufficio. Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato di truffa: la condanna è annullata
La vicenda riguarda un'accusa di truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità risalente al dicembre 2013. In primo grado e in appello i giudici condannavano l'imputato nonostante la remissione di querela della persona offesa e la contestata insussistenza dell'aggravante patrimoniale. La difesa proponeva ricorso per cassazione evidenziando la mancata motivazione dei giudici di merito sulla reale esistenza dell'aggravante e sulla tempestività dell'estinzione del danno. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, escludendo che i motivi difensivi fossero manifestamente infondati. I giudici di legittimità hanno accertato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge e hanno dichiarato l'annullamento senza rinvio della condanna. La decisione sancisce l'avvenuta prescrizione del reato di truffa, cancellando definitivamente ogni effetto penale a carico del ricorrente.
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Appropriazione indebita: la prescrizione cancella la pena penale
L'Imputato rispondeva del delitto di appropriazione indebita per fatti commessi fino a maggio 2013. In appello i giudici escludevano la recidiva reiterata ma mantenevano una condanna ridotta e i risarcimenti civili. L'Imputato ricorreva per Cassazione lamentando l'omessa valutazione della riparazione del danno e vizi processuali legati al mutamento della procedibilità a querela introdotta nel 2018. La Suprema Corte ha giudicato non inammissibile il ricorso difensivo, constatando che il giudice di merito avrebbe dovuto esaminare la causa estintiva per riparazione economica. Poiché l'impugnazione era valida, il tempo processuale è continuato a decorrere regolarmente fino a superare i termini di legge. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la condanna penale per estinzione del reato a seguito di intervenuta prescrizione, confermando tuttavia la responsabilità per i risarcimenti civili.
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Debito di 200 euro e auto rubata: è tentata estorsione
Un uomo è stato condannato per furto aggravato e tentata estorsione dopo aver sottratto l'auto della madre di un suo debitore, pretendendo il pagamento di un debito di 200 euro per la restituzione. La restituzione del veicolo è avvenuta solo perché i colpevoli si sono accorti della presenza delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che non si tratta di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ma di tentata estorsione, poiché il valore del bene sottratto era sproporzionato rispetto al debito e le minacce erano gravi. Inoltre, è stata esclusa la desistenza volontaria, poiché l'interruzione del reato è stata causata dal timore dell'intervento della polizia e non da una scelta spontanea. L'imputato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato e finto incidente: condanna confermata
Due automobilisti sono stati condannati per truffa dopo aver simulato un incidente stradale per intascare un risarcimento di cento euro. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata estinzione del reato per condotta riparatoria e contestando il calcolo della prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la richiesta di rinvio dell'udienza per trattative sulla remissione della querela non equivale a un termine a difesa, ma risponde a un interesse esclusivo dell'imputato. Di conseguenza, tale rinvio sospende il decorso della prescrizione del reato. Inoltre, la mancata specifica indicazione dei documenti a supporto del risarcimento viola il principio di autosufficienza del ricorso. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Condotte riparatorie: risarcimento tardivo o condanna penale?
L'Imputato, condannato per truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'impossibilità di accedere all'estinzione del reato tramite condotte riparatorie a causa dell'irreperibilità della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'offerta risarcitoria deve essere formulata tempestivamente entro l'apertura del dibattimento di primo grado. Nel caso di specie, L'Imputato non ha presentato alcuna offerta formale nei termini di legge, né ha dimostrato di aver compiuto tentativi concreti e tempestivi per rintracciare la vittima prima dell'appello. Di conseguenza, la condanna per truffa è stata confermata, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie: risarcire subito
L'Imputato era stato condannato per ricettazione per aver ricevuto bonifici illeciti sulla propria carta prepagata. In appello, i giudici hanno riqualificato il fatto come concorso nei reati presupposti, procedibili a querela. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in caso di riqualificazione del reato in appello, l'imputato deve comunque formulare un'offerta risarcitoria seria e concreta prima della decisione per poter beneficiare della causa estintiva. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Truffa da 120€: l’attenuante del danno di lieve entità va valutata
Un automobilista viene condannato per truffa dopo aver finto un danno allo specchietto per ottenere 120 euro. In Cassazione, pur confermando la sua colpevolezza, i giudici annullano parzialmente la sentenza. Il motivo è la mancata valutazione della richiesta di applicare l'attenuante del danno di lieve entità. La Corte Suprema stabilisce che questa attenuante deve essere giudicata solo in base al valore economico del danno, oggettivamente esiguo, senza considerare la personalità dell'imputato. Il caso torna quindi in Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo specifico punto, che potrebbe portare a una pena più bassa.
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Condotte riparatorie: se paga il complice, il reato non si estingue
Un uomo, condannato per truffa in concorso, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il risarcimento integrale del danno, effettuato dal suo complice, dovesse valere anche per lui. La sua richiesta mirava a ottenere l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: questo beneficio ha natura strettamente personale e soggettiva. Si applica solo a chi si attiva spontaneamente e volontariamente per riparare al danno, manifestando così un concreto ravvedimento. Il pagamento effettuato da un altro soggetto, senza alcun contributo, non è sufficiente a estinguere il reato per il complice inerte. La condanna è stata quindi confermata.
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Reato estinto per risarcimento: la parte civile non può impugnare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda assicurativa contro la sentenza che estingueva un reato di frode per avvenuto risarcimento del danno. La Corte ha stabilito che manca l'interesse ad impugnare della parte civile in questi casi. La decisione del giudice penale sulla congruità del risarcimento, infatti, serve solo a estinguere il reato e non ha alcun valore vincolante in un eventuale e separato giudizio civile. La parte civile, non subendo alcun pregiudizio, resta libera di agire in sede civile per ottenere l'intero risarcimento che ritiene le spetti.
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Ricorso per saltum errato: il PM contesta 250€, la Cassazione corregge
Un Tribunale estingue un reato considerando adeguato un risarcimento di 250 euro. Il Procuratore contesta la decisione, sostenendo che il giudice abbia ignorato un'aggravante fondamentale. Per farlo, presenta un ricorso per saltum direttamente in Cassazione. La Suprema Corte, però, chiarisce che il ricorso per saltum non può essere usato per criticare la motivazione di una sentenza, ma solo per violazioni di legge. Di conseguenza, invece di respingere l'atto, lo 'converte' in un appello ordinario e trasmette il caso alla Corte d'Appello, che dovrà riesaminare la questione. La vicenda sottolinea i rigidi limiti procedurali di questo strumento di impugnazione.
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Truffa per finto incidente: condanna definitiva in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di truffa per finto incidente. L'imputato aveva ingannato la vittima facendole credere che fosse avvenuto un sinistro stradale, ottenendo così una somma di denaro a titolo di risarcimento. In Cassazione, la difesa ha tentato di far estinguere il reato invocando la cosiddetta 'condotta riparatoria', ma i giudici hanno respinto la richiesta. La Corte ha stabilito che una semplice offerta di restituzione del denaro non è sufficiente. È necessaria una prova concreta dell'avvenuto risarcimento del danno. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Frode Informatica Slot Machine: Condannato Anche Senza Vincita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode informatica slot machine nei confronti di un uomo che aveva manomesso un apparecchio per giocare gratuitamente. I giudici hanno stabilito due principi chiave. Primo, non solo il gestore del bar ma anche la società proprietaria della slot è persona offesa e può sporgere querela. Secondo, l'ingiusto profitto non consiste solo nella vincita di denaro, ma anche nel semplice risparmio sul costo delle giocate. Ottenere partite gratuite alterando il sistema è sufficiente per configurare il reato. La condanna a sei mesi di reclusione è diventata definitiva.
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Appropriazione indebita: deposito e revoca decreto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita nei confronti di un amministratore di un'agenzia immobiliare. L'imputato aveva incamerato oltre 11.000 euro versati da una cliente come deposito cauzionale in seguito a un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Nonostante la successiva revoca del decreto da parte del giudice, l'amministratore non aveva restituito la somma, utilizzandola invece per ripianare debiti della propria società. La Suprema Corte ha ribadito che l'offerta riparatoria ex art. 162-ter c.p. deve avvenire prima dell'apertura del dibattimento e che l'uso di somme vincolate per scopi diversi dalla loro destinazione integra il reato.
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Remissione di querela: effetti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di truffa continuata in concorso, focalizzandosi sull'efficacia della remissione di querela intervenuta durante il giudizio di legittimità. Mentre per alcuni capi d'imputazione il reato è stato dichiarato estinto grazie al perdono delle vittime, per altri la richiesta di estinzione tramite condotte riparatorie è stata respinta. La Corte ha stabilito che un'offerta economica incongrua e la mancata ricerca delle persone offese impediscono l'applicazione dell'art. 162-ter c.p., confermando la necessità di un risarcimento integrale e serio.
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Condotte riparatorie: quando l’offerta è congrua?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita a carico di un soggetto che aveva proposto condotte riparatorie ritenute del tutto insufficienti. L'imputato aveva offerto una somma di circa 350 euro a fronte di un danno quantificato tra i 2.000 e i 3.300 euro. I giudici di merito, con una decisione definita 'doppia conforme', hanno stabilito che l'esiguità dell'offerta non permetteva l'estinzione del reato ai sensi dell'art. 162-ter c.p., rilevando inoltre il mancato versamento di ulteriori somme nonostante i rinvii concessi.
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Condotta riparatoria: sentire la vittima è obbligatorio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di un Tribunale che aveva dichiarato l'estinzione del reato di truffa per condotta riparatoria. Il giudice di merito aveva basato la sua decisione sul solo invio di un vaglia postale da parte dell'imputato, omettendo di sentire la persona offesa. La Suprema Corte ha stabilito che l'audizione della vittima è un passaggio procedurale obbligatorio, a pena di nullità, per valutare correttamente la congruità e l'esaustività del risarcimento, a prescindere dal consenso della vittima stessa.
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