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Art. 162-ter Codice Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 162-ter Codice Penale

Truffa contrattuale: il falso annuncio online non è lite civile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per truffa contrattuale seriale. La venditrice pubblicava annunci online per la cessione di cuccioli, incassava l'importo concordato dai clienti e si rendeva immediatamente irreperibile senza mai consegnare gli animali. La difesa sosteneva che si trattasse di un mero inadempimento civile e chiedeva l'estinzione del reato avendo restituito l'importo economico versato dalla persona offesa. I giudici supremi hanno respinto il ricorso. La serialità degli annunci, la totale assenza di giustificazioni sull'esistenza dei beni e la repentina fuga post-pagamento integrano pienamente gli artifizi e raggiri. Inoltre, l'offerta risarcitoria limitata al solo danno economico, escludendo il danno morale patito dalle vittime, non basta a estinguere il reato. La condanna e il pagamento delle spese processuali restano definitivi.
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Tentato Furto: Risarcimento del Danno Ignorato, Cassazione Annulla
Una persona è stata condannata per tentato furto di merce da un supermercato. La Corte d'Appello non ha riconosciuto un risarcimento del danno di 100 euro versato dall'imputata a un ente benefico per conto del supermercato. Questo pagamento avrebbe potuto estinguere il reato secondo l'articolo 162-ter del codice penale. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che la Corte d'Appello ha commesso un errore nella valutazione delle prove. La Corte d'Appello dovrà ora riesaminare il caso, valutando correttamente il risarcimento del danno nel tentato furto.
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Oblazione e Tempestività: Furto in Supermercato, Cassazione Rifiuta Estinzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona condannata per tentato furto in un supermercato. La Corte d'Appello aveva escluso una circostanza aggravante, rendendo il reato procedibile a querela. La difesa ha chiesto l'applicazione dell'oblazione, una forma di estinzione del reato, solo in appello. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta di oblazione e tempestività deve essere presentata prima dell'apertura del dibattimento, anche se la possibilità di accedere a tale beneficio emerge solo in un grado successivo di giudizio. L'imputato ha l'onere di contestare subito la qualificazione del fatto.
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Tentato Furto Aggravato: La Cassazione ribadisce la Procedibilità d’ufficio
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla procedibilità d'ufficio per il tentato furto aggravato. Due persone erano state accusate di questo reato. Il Tribunale aveva erroneamente dichiarato l'estinzione del reato, ritenendo che fosse necessaria una querela di parte. Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione. La Cassazione ha stabilito che il tentato furto aggravato è un reato procedibile d'ufficio. Non serve quindi una querela per avviare il processo. La sentenza del Tribunale è stata annullata e il caso è tornato al giudice per un nuovo giudizio.
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Minaccia Aggravata: Estinzione del Reato e Limiti della Condotta Riparatoria
Un Individuo è stato condannato per minaccia aggravata, avendo brandito un coltello. Ha presentato ricorso, contestando la costituzionalità dell'articolo 162-ter del Codice Penale. Questa norma permette l'estinzione del reato per condotta riparatoria solo entro un certo termine. L'Individuo sosteneva che tale limite violasse il principio di uguaglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il reato di minaccia aggravata con arma è procedibile d'ufficio, non a querela. Pertanto, la disposizione sull'estinzione del reato per condotta riparatoria non era applicabile al caso specifico, rendendo irrilevante la questione di costituzionalità sollevata.
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Estinzione del reato per condotta riparatoria: ok al terzo
Tre persone accusate di reati tra cui furto e ricettazione hanno versato la somma di mille euro sulla carta Postepay della vittima tramite il proprio avvocato, con materiale pagamento eseguito da un terzo. La Corte d'Appello aveva negato la misura dell'estinzione del reato per condotta riparatoria, ritenendo che il versamento non fosse personale e che l'importo fosse insufficiente. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'estinzione del reato per condotta riparatoria è valida anche se il pagamento proviene da un terzo o dal difensore su incarico dell'imputato. Inoltre, il giudice non può escludere la congruità del risarcimento senza prima attivare il necessario contraddittorio tra le parti e valutare l'accettazione della vittima.
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Furto pluriaggravato al bancomat: condanna per la refurtiva
L'Imputato ha manomesso uno sportello bancomat appartenente a un istituto di credito, bloccando il meccanismo di uscita del denaro per appropriarsi di sessanta euro. Sorpreso dalle forze dell'ordine, ha opposto resistenza ed è successivamente diventato latitante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha precisato che la remissione di querela presentata da un cliente dell'istituto non estingue il reato, in quanto l'unica persona offesa della somma sottratta dallo sportello è la banca. Inoltre, il risarcimento del danno ai fini dell'estinzione del reato deve essere tempestivo, spontaneo e indirizzato alla reale vittima prima dell'apertura del dibattimento di primo grado. Il furto è stato ritenuto consumato poiché l'Imputato ha conseguito un'autonoma disponibilità della refurtiva. Il ricorso è stato rigettato.
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Condotta riparatoria: valido il risarcimento tramite avvocato
Due persone indagate per il furto di prodotti in un esercizio commerciale hanno ricevuto la misura del divieto di dimora. Il loro difensore di fiducia ha versato centocinquanta euro alla persona offesa, la quale ha accettato il risarcimento. Il Tribunale del Riesame ha escluso che il pagamento potesse valere come condotta riparatoria, sostenendo che l'atto compiuto dall'avvocato non dimostrasse la provenienza personale del denaro dalle indagate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle indagate, stabilendo che la condotta riparatoria effettuata dal difensore mediante mandato si considera direttamente riferibile agli indagati. Inoltre, sebbene la misura cautelare non possa dichiarare l'estinzione del reato, il giudice deve valutare il risarcimento per verificare l'attenuazione del pericolo di reiterazione del reato. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
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Condotte riparatorie e cautela: vaglia del legale non basta
Due persone indagate per tentato furto aggravato hanno subito l'obbligo di dimora. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare sostenendo l'operatività delle condotte riparatorie previste dall'art. 162-ter c.p., poiché il legale aveva inviato un vaglia postale di 300 euro all'esercizio commerciale a titolo di risarcimento del danno. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo l'offerta generica e non univocamente riconducibile a entrambe le indagate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione preventiva sull'estinzione del reato per condotte riparatorie richiede prove certe e verificabili sull'effettiva volontà risarcitoria personale di ciascun indagato, non bastando un vaglia inviato dal difensore con diciture sommarie per superare le esigenze cautelari.
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Furto aggravato: telecamere e allarmi non escludono il reato
Due soggetti hanno sottratto dieci confezioni di cosmetici dagli scaffali di un negozio, lasciando sul posto una borsa contenente un telefono cellulare intestato a uno di essi. I dipendenti hanno riconosciuto gli autori del gesto. I giudici di merito hanno condannato entrambi per furto aggravato dalla circostanza dell'esposizione della merce alla pubblica fede. I condannati hanno presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che le telecamere e i sistemi antitaccheggio impedissero di qualificare il fatto come aggravato e invocando l'estinzione di precedenti patteggiamenti. La Suprema Corte ha respinto i ricorsi, precisando che allarmi e videosorveglianza ordinaria non escludono l'aggravante e confermando la piena responsabilità dei colpevoli con addebito delle spese processuali.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie: no al furto di gruppo
Tre persone sottraggono generi alimentari da un supermercato. Il Tribunale dichiara l'estinzione del reato per condotte riparatorie ai sensi dell'articolo 162-ter del codice penale, ritenendo il fatto procedibile a querela. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Procura: poiché il furto è stato commesso da tre persone in concorso, si configura l'aggravante del furto pluriaggravato. Tale circostanza, chiaramente descritta nel capo d'imputazione anche senza l'indicazione formale dell'articolo di legge, rende il reato procedibile d'ufficio. Di conseguenza, l'estinzione del reato per condotte riparatorie non può essere applicata, in quanto riservata esclusivamente ai reati procedibili a querela di parte. La sentenza viene annullata con rinvio.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie: risarcire non basta
Due imputate, condannate per furto aggravato continuato ai danni di tre esercizi commerciali, hanno proposto ricorso per Cassazione. La difesa ha invocato l'applicazione dell'istituto dell'estinzione del reato per condotte riparatorie, evidenziando l'avvenuto risarcimento del danno prima del giudizio di primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il semplice risarcimento economico non basta per l'estinzione del reato. La legge richiede anche l'eliminazione di tutte le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, elemento non dimostrato dalle ricorrenti. Confermata anche la pena superiore al minimo edittale per la gravità dei fatti.
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Elezione di domicilio ignorata: annullato il risarcimento
Gli Imputati avevano effettuato una regolare elezione di domicilio durante le indagini preliminari. Tuttavia, l'atto non è stato inserito nel fascicolo del dibattimento e le notifiche della citazione a giudizio sono state eseguite nei loro confronti come irreperibili. Il Tribunale ha quindi celebrato il processo in loro assenza, condannandoli al risarcimento dei danni in favore della parte civile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli Imputati, stabilendo che l'omessa trasmissione dell'elezione di domicilio da parte del pubblico ministero determina la nullità della citazione. Di conseguenza, poiché il reato si era nel frattempo estinto per prescrizione, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio le statuizioni civili, revocando la condanna al risarcimento dei danni, poiché non può esservi condanna civile senza una valida condanna penale di primo grado.
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Furto di energia elettrica: se il contatore era già manomesso
Il caso riguarda un utente accusato di furto di energia elettrica aggravato tramite manomissione del contatore. I giudici di merito avevano stabilito che la sottrazione fosse iniziata subito dopo la voltura dell'utenza a suo nome. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, evidenziando che i giudici d'appello hanno ignorato i documenti dell'ente erogatore. Tali atti dimostravano che il prelievo abusivo era iniziato oltre un anno e mezzo prima del suo subentro, quando l'immobile era occupato da terzi. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna con rinvio, specificando che l'imputato può essere ritenuto responsabile solo se fosse consapevole della manomissione preesistente, traendone un profitto cosciente.
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Furto e condotte riparatorie: l’offerta informale non basta
L'Imputata, accusata del furto di 18 kg di punte di formaggio ai danni di un'Azienda, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'estinzione del reato per condotte riparatorie. L'Imputata aveva infatti formulato un'offerta risarcitoria informale, rifiutata dall'Azienda per politica aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in caso di rifiuto della vittima, l'applicazione delle condotte riparatorie richiede necessariamente la formulazione di un'offerta reale formale secondo le regole del codice civile, eseguita prima dell'apertura del dibattimento. Di conseguenza, l'offerta informale non è sufficiente per estinguere il reato o per ottenere le attenuanti generiche, confermando la condanna dell'Imputata al pagamento delle spese processuali.
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Concorso morale nel furto: condannata per un orologio mai toccato
Una donna viene accusata di concorso morale nel furto di un orologio di valore, sottratto dal suo ex compagno durante una cena a casa di un'amica. Nonostante il reato sia stato dichiarato estinto per la restituzione del bene, la donna ricorre in Cassazione per ottenere un'assoluzione piena, contestando la valutazione delle prove a suo carico, come i video di sorveglianza. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che la Cassazione non può riesaminare i fatti o le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La ricostruzione dei giudici di merito, che ha ravvisato il concorso morale nel furto, è stata ritenuta logica e ben motivata, rendendo impossibile una nuova valutazione.
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Minaccia durante aggressione: condanna anche senza paura della vittima
Un individuo minaccia di morte un'altra persona durante una violenta lite, dicendole 'Ti ammazzo anche con una mano sola'. L'aggressore, condannato, sostiene che la frase non fosse realmente intimidatoria. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiave: in una minaccia nel contesto di un'aggressione, non conta la paura soggettiva della vittima, ma la capacità oggettiva della frase di incutere timore. Il contesto violento rende la minaccia penalmente rilevante. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di risarcire il danno.
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Riparazione del danno: estinzione del reato solo per chi paga
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'estinzione del reato per condotte riparatorie in caso di più imputati. Un Tribunale aveva estinto il reato per tutti i correi, anche se solo uno aveva risarcito il danno. La Procura ha fatto ricorso, sostenendo che il beneficio dovesse essere personale. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'estinzione del reato per condotte riparatorie ha natura personale e non si estende automaticamente ai complici che non hanno partecipato attivamente alla riparazione. Per beneficiarne, i correi 'inerti' devono rimborsare la loro quota a chi ha pagato. Di conseguenza, la sentenza precedente è stata annullata.
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Marito offre risarcimento: la moglie non può impugnare il reato estinto
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'impugnazione della parte civile contro la condotta riparatoria. Una moglie, vittima di lesioni aggravate da parte del marito, si era opposta alla sentenza che estingueva il reato a seguito di un'offerta risarcitoria. La Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La motivazione è chiara: la decisione del giudice penale sulla congruità dell'offerta serve solo a estinguere il reato e non ha alcun valore di giudicato nel processo civile. La vittima, quindi, non subisce alcun pregiudizio e conserva pienamente il diritto di avviare una causa civile separata per ottenere il risarcimento completo di tutti i danni subiti.
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Processo in assenza: nullità per mancata conoscenza
La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di merito riguardanti un'accusa di tentato furto, rilevando la nullità del processo in assenza. L'imputato era stato dichiarato assente basandosi esclusivamente su un'elezione di domicilio effettuata presso il difensore d'ufficio al momento del fermo. La Suprema Corte ha stabilito che tale circostanza non prova l'effettiva conoscenza della data dell'udienza, rendendo invalida la celebrazione del giudizio senza la partecipazione dell'interessato.
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