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Art. 1359 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1359 Codice Civile

Integrazione del contraddittorio: stop se manca il cedente
Una società immobiliare stipula un preliminare di vendita con un ente previdenziale. Sorge una controversia sull'inadempimento e sulle condizioni risolutive del contratto. Durante il giudizio, la società cede il proprio credito a una società finanziaria. La Corte d'Appello dà ragione all'ente previdenziale. La società cessionaria propone ricorso in Cassazione, ma omette di coinvolgere pienamente la società cedente originaria. La Corte di Cassazione, rilevando la cessione del credito in corso di causa, stabilisce che il cedente non estromesso e il cessionario sono litisconsorti necessari. Di conseguenza, la Corte ordina l'integrazione del contraddittorio nei confronti della società originaria e dell'intermediaria entro novanta giorni, rinviando la decisione finale.
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Condizione sospensiva: niente rimborso se manca la buona fede
La controversia nasce dal contratto preliminare per la cessione di un bar tra la Società Venditrice e la Società Acquirente. L'accordo conteneva una condizione sospensiva: la risoluzione del vecchio affitto e la firma di un nuovo contratto di locazione tra la Società Acquirente e i proprietari delle mura. La Società Acquirente ha chiesto la restituzione della caparra di 20.000 euro, sostenendo che la condizione non si fosse avverata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società Acquirente. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di una condizione potestativa mista, la Società Acquirente aveva l'obbligo di comportarsi secondo buona fede e avviare le trattative con i proprietari. Non avendo dimostrato di averci provato o che i proprietari si fossero rifiutati, la Società Acquirente perde la causa e non ha diritto al rimborso.
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Interessi moratori nei contratti pubblici: no prima del visto
Una società di ristorazione ha richiesto il pagamento di oltre tre milioni di euro per interessi moratori nei contratti pubblici stipulati con un'amministrazione statale. I giudici di merito hanno stabilito che tali interessi decorrono solo dalla registrazione dei contratti da parte della Corte dei conti, escludendo la mora per il periodo di esecuzione anticipata e per un contratto annullato dal giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. La Corte ha confermato che l'approvazione dell'organo di controllo è una condizione di efficacia del contratto. Prima di tale approvazione, non può esservi alcun ritardo colpevole dell'amministrazione, escludendo così il diritto a percepire gli interessi moratori nei contratti pubblici per le prestazioni eseguite in via d'urgenza.
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Diritto alla provvigione: niente compenso se il mutuo salta
Un'agenzia immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione a un promissario acquirente dopo la firma di una proposta d'acquisto. Tale proposta era però subordinata all'ottenimento di un mutuo bancario, che non è stato concesso. L'agenzia sosteneva che il diritto alla provvigione fosse comunque maturato e che il mancato ottenimento del mutuo fosse imputabile all'acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'agenzia, confermando che il diritto alla provvigione non sorge se il contratto è sottoposto a condizione sospensiva e questa non si verifica. Inoltre, la mancata concessione del mutuo non era imputabile all'acquirente, che si era attivato diligentemente, ma a comportamenti ostruzionistici del venditore. Di conseguenza, senza l'avveramento della condizione, l'affare non può dirsi concluso.
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Clausola penale da 780mila euro: il venditore paga i suoi ritardi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Promittente Venditore e del suo socio al pagamento di una clausola penale di 780.000 euro a favore della Società Acquirente. Le parti avevano stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile da costruire. Il venditore non ha ottenuto i permessi edilizi entro il termine a causa di proprie negligenze documentali, pretendendo poi di considerare il contratto risolto automaticamente. I giudici hanno invece qualificato la clausola sui permessi come clausola risolutiva espressa a favore dell'acquirente. Non essendosi quest'ultimo avvalso della risoluzione, il contratto è rimasto valido. Di conseguenza, la mancata consegna dell'immobile nei tempi stabiliti ha fatto scattare l'obbligo di pagare la penale pattuita, che la Cassazione ha ritenuto non riducibile in sede di legittimità poiché mai contestata nei precedenti gradi di giudizio.
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Simulazione assoluta del contratto: vendita finta, casa persa
Una creditrice agisce in giudizio per far dichiarare la nullità di una compravendita immobiliare, sostenendo si tratti di una simulazione assoluta del contratto architettata dal suo debitore e da una finta acquirente per sottrarre i beni alla sua garanzia. La finta acquirente si oppone, affermando la regolarità della vendita. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il suo ricorso. La Corte ha ritenuto che la presunta compratrice non abbia fornito prove sufficienti del pagamento del prezzo, come l'assenza di disponibilità economica sui suoi conti correnti. Di conseguenza, la vendita è stata considerata fittizia e quindi nulla, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Proposta di assunzione condizionata: accetta ma non viene assunta
Una lavoratrice accetta una proposta di assunzione condizionata da una nuova banca, inserita in un accordo di ristrutturazione aziendale. L'assunzione era subordinata a due condizioni: le dimissioni dalla vecchia banca e la firma di una conciliazione per rinunciare a ogni pretesa sul rapporto precedente. La lavoratrice non ha mai firmato la conciliazione. Di conseguenza, la nuova banca non l'ha assunta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, stabilendo che il mancato avveramento della condizione sospensiva (la firma della conciliazione) ha reso la proposta di assunzione inefficace. La nuova banca non aveva quindi alcun obbligo di assumerla. La richiesta della lavoratrice è stata definitivamente respinta.
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Diritto all’assunzione del vincitore: P.A. nega, Cassazione conferma
La Cassazione ha affermato il diritto all'assunzione del vincitore di concorso pubblico anche se l'ente adduce una successiva mancanza di fondi. Una volta approvata la graduatoria, l'Amministrazione ha l'obbligo di assumere e non può aggiungere condizioni non previste nel bando originale. L'inerzia dell'ente nel reperire i fondi viola il principio di buona fede. Tuttavia, la Corte ha specificato che dal risarcimento del danno per la mancata assunzione deve essere detratto quanto eventualmente percepito dal lavoratore con un altro impiego nello stesso periodo (cosiddetto 'aliunde perceptum'). La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per ricalcolare il danno.
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Compromesso con mutuo: il venditore perde, la condizione è valida
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto preliminare di vendita immobiliare subordinato all'ottenimento di un mutuo. Il venditore sosteneva la nullità dell'accordo, ma i giudici hanno chiarito che tale clausola costituisce una 'condizione potestativa mista', pienamente legittima. L'efficacia del contratto dipende infatti non solo dalla volontà di una parte, ma anche da un fattore esterno (la decisione della banca). La Corte ha ribadito che, se la parte con un interesse contrario (il venditore) ostacola l'avverarsi della condizione, la legge la considera come se si fosse verificata. Di conseguenza, il venditore ha perso il ricorso e la vendita deve procedere.
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Forma scritta contratti PA: delibera non basta, incarico non prorogato
Una professionista riceve un incarico di sei mesi da un Ente Pubblico, con la promessa di una proroga triennale legata all'ottenimento di finanziamenti. La proroga era prevista solo in una delibera interna dell'ente, non nel contratto firmato. Quando la proroga non si concretizza, la professionista chiede i danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la **forma scritta contratti PA** è un requisito invalicabile. Una delibera interna, essendo un atto con efficacia limitata all'ente, non può integrare o modificare il contratto formale se non esplicitamente richiamata. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento basata sulla mancata proroga è stata respinta, annullando la precedente decisione favorevole alla professionista.
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Caparra Confirmatoria: Contratto nullo, restituzione obbligatoria
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla restituzione caparra confirmatoria in un caso immobiliare. Una società costruttrice aveva versato 150.000 euro per l'acquisto di un terreno. Il contratto preliminare conteneva una condizione: sarebbe diventato inefficace se il piano regolatore avesse ridotto l'indice di edificabilità. Tale evento si è verificato. La società ha quindi chiesto la restituzione della somma. I venditori si sono opposti, volendo trattenere la caparra. La Cassazione ha dato ragione alla società costruttrice, stabilendo che, essendosi avverata la condizione risolutiva, il contratto ha perso efficacia. Di conseguenza, non c'era più una giustificazione per trattenere la caparra, che doveva essere restituita.
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Condizione sospensiva e restituzione della caparra
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un contratto preliminare di cessione d'azienda a causa del mancato avveramento di una condizione sospensiva. Il contratto era subordinato alla stipula di un nuovo contratto di locazione a condizioni migliorative per gli acquirenti. Poiché tale evento non si è verificato per cause non imputabili ai promittenti acquirenti, il venditore è stato condannato alla restituzione della caparra. Il ricorso del venditore è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati non erano pertinenti alla decisione impugnata e introducevano questioni nuove mai discusse nei precedenti gradi di giudizio.
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Accreditamento sanitario e interessi di mora
Una struttura sanitaria privata ha agito contro un Ente Regionale per ottenere il pagamento di prestazioni erogate in regime di accreditamento sanitario, richiedendo l'applicazione degli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che tali interessi spettano solo in presenza di un contratto scritto stipulato dopo l'agosto 2002. La Corte ha inoltre validato l'interpretazione dei verbali delle conferenze di servizio come atti di natura transattiva, escludendo la violazione dei canoni interpretativi da parte del giudice di merito.
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Condizione sospensiva e pagamenti negli appalti
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del mancato pagamento a favore di una società appaltatrice a causa del mancato avveramento di una condizione sospensiva. Il contratto prevedeva che il saldo avvenisse solo dopo l'accredito di fondi pubblici. Tuttavia, la società non ha fornito all'ente pubblico la documentazione necessaria per la rendicontazione, rendendo impossibile l'ottenimento dei finanziamenti. La Corte ha ribadito che l'onere della prova del credito spetta al creditore e che l'inerzia della società ha impedito il verificarsi della condizione stessa.
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Responsabilità del venditore per vizi strutturali
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del venditore per i gravi vizi strutturali di un immobile che ne avevano compromesso la stabilità. Nonostante il tentativo dei venditori di invocare una transazione stipulata tra gli acquirenti e un'impresa edile terza, i giudici hanno ritenuto tale accordo inefficace poiché subordinato a una condizione sospensiva mai avveratasi. La Corte ha ribadito che la responsabilità per i danni da omessa custodia ricade sul proprietario che aveva il godimento esclusivo del bene nel momento in cui le cause del dissesto sono insorte, rendendo irrilevante la successiva vendita del bene.
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Giudizio di rinvio: effetti della contumacia
La controversia nasce dalla richiesta di un professionista per il pagamento di onorari legati alla progettazione di un complesso turistico. Dopo un primo annullamento in Cassazione, il **giudizio di rinvio** si è svolto senza la costituzione della società committente. Il giudice di merito ha interpretato tale assenza come una rinuncia implicita alle precedenti difese, condannando la società. La Suprema Corte, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla necessità di riproporre espressamente le difese nel rinvio, ha disposto la trattazione in pubblica udienza.
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Cambio appalto: il CCNL garantisce l’assunzione
Un lavoratore, il cui rapporto a tempo determinato con un'azienda poi fallita era stato convertito in indeterminato, ha chiesto l'assunzione alla società subentrante nel servizio di igiene urbana. I giudici di merito avevano negato tale diritto, escludendo un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che, indipendentemente dalla configurabilità di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore prevedeva un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione per il personale impiegato nel cambio appalto, obbligando la nuova società a proseguire il rapporto di lavoro.
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Cambio appalto: obbligo di assunzione dal CCNL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32894/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di cambio appalto. Un lavoratore, il cui rapporto era stato convertito in tempo indeterminato, non era stato riassunto dalla società subentrante nel servizio di igiene urbana. La Cassazione ha chiarito che, anche in assenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., la 'clausola sociale' prevista dal CCNL di settore crea un vero e proprio obbligo di assunzione per l'impresa subentrante, tutelando così la continuità occupazionale dei dipendenti. La Corte ha cassato la decisione d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Cambio appalto: il CCNL obbliga all’assunzione
Una lavoratrice, il cui rapporto a tempo indeterminato con un'azienda di servizi poi fallita era stato riconosciuto giudizialmente, ha chiesto l'assunzione alla società subentrante nel contratto di appalto. I giudici di merito avevano respinto la domanda, non ravvisando un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che in un cambio appalto, la specifica clausola del CCNL di settore (art. 6 CCNL Ambiente) costituisce un obbligo per l'impresa subentrante di assumere il personale, creando un vero e proprio diritto soggettivo per il lavoratore, a prescindere dall'applicazione dell'art. 2112 c.c.
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Inammissibilità del ricorso: regole in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in un caso riguardante un contratto preliminare di vendita di un garage. La decisione si fonda su vizi procedurali, tra cui la mancata impugnazione di una delle 'rationes decidendi' della sentenza d'appello e la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, confermando l'importanza del rigore formale nel processo civile.
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