LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 133 Codice Penale — Sezione Quarta Penale

Pagina 11 di 40

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Diritto di partecipazione dell’imputato: rinuncia e validità
L'Imputato, condannato per traffico di stupefacenti, ha impugnato la sentenza di appello lamentando la violazione del diritto di partecipazione dell'imputato all'udienza camerale svoltasi in forma cartolare durante l'emergenza pandemica, nonostante una sua iniziale richiesta di presenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, rilevando che l'imputato aveva successivamente rinunciato per ben due volte a presenziare, sanando così ogni eventuale vizio per acquiescenza. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo corretta la quantificazione della pena in relazione alla gravità dei reati commessi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Furto in abitazione: incastrato dalle telecamere del tabaccaio
L'Imputato e stato condannato per furto in abitazione aggravato dopo essere stato ripreso dalle telecamere di un negozio vicino mentre entrava in un vicolo e ne usciva con una borsa. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il riconoscimento facciale da parte della polizia tramite filmati privati costituisce un indizio grave e preciso. Inoltre, forzare una persiana per entrare configura l'aggravante della violenza sulle cose, poiche richiede un'attivita di ripristino. Infine, per applicare la recidiva non serve una precedente dichiarazione formale, ma basta la presenza di precedenti condanne definitive che dimostrino la pericolosita sociale del soggetto. Il ricorso e stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Coltivazione di stupefacenti: condannato anche chi vende soltanto
Quattro imputati sono stati condannati per la coltivazione di stupefacenti (migliaia di piante di cannabis) e spaccio. Uno di essi ha fatto ricorso sostenendo di essersi occupato solo della vendita finale e non della coltivazione diretta. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che chi partecipa stabilmente alla fase finale di distribuzione e commercializzazione fornisce un contributo causale decisivo all'intera filiera produttiva, rispondendo così del reato di coltivazione di stupefacenti. La Corte ha inoltre confermato l'aggravante dell'ingente quantità, calcolata sulla base delle dosi potenzialmente ricavabili, e la legittimità della confisca del denaro contante trovato nelle abitazioni dei condannati, ritenuto provento dell'attività illecita.
Continua »
Dosimetria della pena: condanna confermata ma sanzione da rifare
L'Imputato era stato condannato per detenzione di hashish, cocaina e marijuana. In appello, la detenzione di cocaina veniva riqualificata come fatto di lieve entità, riducendo la sanzione complessiva. Tuttavia, la difesa ha impugnato la decisione contestando i criteri di calcolo della sanzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che il giudice d'appello ha omesso di motivare la determinazione della pena base, fissata vicino al medio edittale, e non ha giustificato l'aumento per il reato continuato. La Suprema Corte ha chiarito che la dosimetria della pena richiede una specifica motivazione basata sui criteri di gravità del fatto e capacità a delinquere. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Spaccio di lieve entità: no allo sconto per la rete organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio continuato di eroina. La difesa chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, sostenendo si trattasse di piccolo spaccio occasionale. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, evidenziando una struttura organizzata, cessioni ripetute a numerosi clienti e l'uso di utenze telefoniche dedicate. La Corte ha ribadito che per escludere lo spaccio di lieve entità basta anche un solo elemento negativo, come la continuità dell'attività o la pericolosità della sostanza. Di conseguenza, sono state negate le attenuanti generiche ed è stata confermata l'espulsione dal territorio nazionale, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Determinazione della pena: no a sconti per lo spaccio abituale
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di cocaina e hashish ai fini di spaccio. La Corte d'Appello ha rideterminato la sanzione applicando le attenuanti generiche. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sull'aumento per la continuazione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale non deve analizzare singolarmente ogni parametro ma può indicare globalmente gli elementi decisivi, come la gravità del fatto, l'ingente quantitativo di dosi e i precedenti penali. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: negato lo sconto al corriere
Un cittadino straniero è stato condannato per aver trasportato nel proprio intestino 23 ovuli contenenti 120 grammi di eroina. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'ordine di espulsione e la mancata applicazione della massima riduzione di pena per le circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La contestazione sull'espulsione non era stata sollevata in appello, diventando definitiva. Riguardo alle circostanze attenuanti generiche, i giudici hanno ritenuto legittimo il diniego della massima riduzione a causa della gravità del fatto e della pericolosa modalità di occultamento della droga, tipica dei corrieri professionisti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità dello spaccio: negato lo sconto per spaccio stabile
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando la valutazione del quantitativo di droga e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'attività di spaccio non era occasionale, ma stabile e continuativa, inserita in un contesto organizzato. Di conseguenza, è stata esclusa la lieve entità dello spaccio e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Non menzione della condanna negata a chi distrugge le prove
L'Imputato, condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, ha impugnato la sentenza lamentando la mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna. La difesa sosteneva che il diniego fosse basato sul legittimo esercizio del diritto di difesa e sul silenzio serbato durante il processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene l'imputato abbia il diritto di tacere o negare i fatti a processo, il diniego del beneficio è legittimo se fondato sulla condotta tenuta durante le indagini. Nel caso specifico, L'Imputato si era opposto alla perquisizione domiciliare e aveva gettato il proprio cellulare in un canale per distruggere le prove. Tali azioni dimostrano l'assenza di ravvedimento, giustificando il diniego della misura di favore.
Continua »
Attenuanti generiche negate al corriere: la paura non scusa il silenzio
Il Trasportatore "e stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di oltre duecento grammi di cocaina e sette chili di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessivit"a della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che il silenzio sui nomi dei complici fosse giustificato dal timore per la propria vita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la concessione delle attenuanti generiche rientra nella discrezionalit"a del giudice di merito. La scelta di non collaborare, anche se motivata dalla paura, dimostra la volont"a di non recidere i legami con la criminalit"a organizzata, confermando l'elevata gravit"a del fatto e la pericolosit"a del soggetto.
Continua »
Rifiuto di sottoporsi ad accertamenti: condannato senza patente
Il Conducente è stato fermato alla guida con occhi lucidi ed eccessiva loquacità. Addosso gli sono stati trovati residui di marijuana e due pipette. Di fronte alla richiesta delle forze dell'ordine, l'uomo ha opposto il rifiuto di sottoporsi ad accertamenti per verificare l'uso di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale, dichiarando inammissibile il ricorso del conducente. I giudici hanno chiarito che il reato scatta quando vi sono indizi sintomatici evidenti che giustificano il controllo. Inoltre, la Suprema Corte ha negato la particolare tenuità del fatto poiché l'uomo guidava senza patente, senza assicurazione e con sostanze stupefacenti al seguito, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Messa alla prova negata: la recidiva cancella i lavori utili
Il Guidatore viene fermato all'ingresso dell'autostrada di notte con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. Condannato nei primi gradi di giudizio, propone ricorso in Cassazione lamentando il diniego della messa alla prova e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la presenza di precedenti penali specifici impedisce una prognosi favorevole sul comportamento futuro del reo, rendendo legittimo il rifiuto della messa alla prova. Inoltre, la guida notturna in autostrada con tasso alcolemico elevato esclude la particolare tenuità del fatto per l'estrema pericolosità della condotta.
Continua »
Confisca di denaro: no al sequestro senza prove dello spaccio
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Oltre alla pena detentiva, i giudici di merito avevano disposto la confisca di denaro trovato in suo possesso. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura patrimoniale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto, stabilendo che la confisca di denaro non è ammessa per il reato di mera detenzione di lieve entità se manca un nesso diretto tra la somma e lo specifico reato contestato. Non si può infatti presumere che il denaro sia provento di spaccio solo sulla base della mancanza di redditi leciti. La sentenza è stata annullata senza rinvio sul punto, disponendo la restituzione della somma.
Continua »
Reato continuato: quando la pena ridotta non va motivata
Il caso riguarda un uomo condannato per due episodi di cessione di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello aveva ridotto la sanzione applicando un'attenuante comune e stabilito un aumento per il reato continuato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la scarsa motivazione sulla misura della riduzione e sull'entità dell'aumento di pena per la continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito gode di ampia discrezionalità nella determinazione della pena e non deve motivare in modo dettagliato gli aumenti di lieve entità per il reato continuato, essendo sufficiente una motivazione sintetica o l'uso di formule di congruità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Guida in stato di ebbrezza: condanna salva ma pena da ricalcolare
Un automobilista, fermato con un tasso alcolemico tra lo 0,89 e lo 0,94 g/l dopo sorpassi azzardati su una strada trafficata, viene condannato per guida in stato di ebbrezza. La Corte d'appello nega la particolare tenuità del fatto per la pericolosità della condotta, ma omette di motivare il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara irrevocabile la responsabilità penale per il reato di guida in stato di ebbrezza, confermando che la pericolosità concreta esclude la tenuità del fatto. Tuttavia, accoglie il ricorso per la totale mancanza di motivazione sulle attenuanti generiche, annullando la sentenza limitatamente a questo punto e rinviando la causa alla Corte d'appello per un nuovo esame sulla quantificazione della pena.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la condanna resta anche senza motorino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo era stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre cedeva dosi di marijuana, poi sequestrate insieme a una somma di denaro ritenuta il profitto dell'attività illecita. La difesa contestava la proprietà del ciclomotore vicino al quale era nascosta la droga e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che l'osservazione diretta degli scambi rende irrilevante la proprietà del mezzo. Inoltre, la condotta non collaborativa e i precedenti penali giustificano il diniego dei benefici di legge e la confisca del denaro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Omissione di soccorso stradale: la presenza di terzi non salva
Un automobilista, dopo aver urtato una donna causandole lesioni, si allontanava senza fornire le proprie generalità né prestare aiuto, nonostante la richiesta della vittima di chiamare un'ambulanza. Condannato nei gradi di merito, l'imputato proponeva ricorso sostenendo l'assenza di dolo per la presenza della madre della vittima sul posto e chiedendo la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per omissione di soccorso stradale. I giudici hanno chiarito che la presenza di terzi non esime il conducente dall'obbligo di assistenza e che il comportamento aggressivo e l'assenza di pentimento escludono la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione condizionale della pena negata per abusi edilizi
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena per un'imputata condannata per lottizzazione abusiva. La ricorrente lamentava la mancata valutazione degli elementi a suo favore. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice, nel valutare la concessione del beneficio, non deve analizzare tutti i criteri dell'articolo 133 del codice penale, ma può concentrarsi solo su quelli ritenuti ostativi. Nel caso specifico, la presenza di un precedente penale specifico per violazioni edilizie e le motivazioni economiche dell'illecito giustificano ampiamente il diniego della misura di favore. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Guida in stato di ebbrezza: l’incidente esclude sconti di pena
Il Conducente veniva condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione contestando la legittimità costituzionale dell'aggravante, ritenendola una sanzione fissa e sproporzionata, e criticando il giudizio di equivalenza tra le attenuanti generiche e l'aggravante stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'aumento di pena non è fisso ma raddoppia la forbice edittale, consentendo al giudice di calibrare la sanzione. Inoltre, la scelta di equivalenza tra circostanze rientra nella discrezionalità del giudice di merito, adeguatamente motivata dall'elevato tasso alcolemico. Il ricorrente perde e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Patrocinio a spese dello Stato: 17 case ma reddito zero
Un cittadino ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato dichiarando falsamente un reddito familiare di soli 808,80 euro, a fronte di un reddito reale di oltre 19.000 euro e della proprietà di diciassette immobili. Condannato nei gradi precedenti, il ricorrente ha impugnato la sentenza sostenendo la mancanza di dolo, poiché la domanda era stata compilata da un professionista. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la firma personale sull'istanza e la macroscopica differenza tra il reddito reale e quello dichiarato dimostrano la piena consapevolezza del falso. Inoltre, l'intensità del dolo esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »