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Art. 132 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 132 Codice Penale

Determinazione della pena: quando basta definirla congrua
L'Imputato, condannato per furto in abitazione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena stabilita dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una motivazione dettagliata sulla misura della sanzione è necessaria solo se questa supera di molto la media edittale. Negli altri casi, bastano formule sintetiche come "pena congrua" o il riferimento alla gravità del fatto. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: la Cassazione frena i ricorsi facili
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare la congruità della sanzione, a meno che la decisione non sia palesemente arbitraria o illogica. Nel caso specifico, i giudici di secondo grado hanno motivato adeguatamente la sanzione facendo riferimento ai numerosi precedenti penali dell'Imputato e alla sua elevata capacità a delinquere. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: quando la severità è legittima
L'Imputato, condannato per furto pluriaggravato, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un'eccessiva severità nella determinazione della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e il bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. La Cassazione non può ridiscutere queste scelte se sono motivate in modo logico. Nel caso specifico, la Corte d'Appello ha giustificato correttamente la pena evidenziando la condotta negativa dell'uomo, tornato in carcere dopo il fatto. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un uomo condannato per il reato di furto di energia elettrica pluriaggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, la mancata qualificazione del reato come tentato, l'applicazione dell'aggravante della violenza sulle cose e la mancata concessione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Inoltre, l'applicazione della particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa dei limiti di pena previsti dalla legge per il furto pluriaggravato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: quando il giudice supera il minimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello di Torino. Il ricorrente contestava i criteri utilizzati per la determinazione della pena, lamentando il superamento del minimo stabilito dalla legge. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Nel caso specifico, la decisione di discostarsi dal minimo edittale è stata ampiamente giustificata dalla gravità del fatto e dai precedenti penali specifici dell'imputato, senza incorrere in vizi logici o giuridici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: il minimo edittale non si contesta
L'Imputato, condannato per furto in abitazione aggravato e recidiva, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una motivazione dettagliata sulla quantità della sanzione è necessaria solo se la pena supera di molto la media edittale. Nel caso specifico, essendo stata applicata la pena minima e in presenza di precedenti penali che dimostrano la pericolosità sociale del soggetto, la decisione dei giudici di merito è corretta. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: la discrezionalità del giudice è sovrana
L'Imputato, condannato per lesioni personali aggravate commesse a Pinarella di Cervia nel 2012, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una motivazione dettagliata sulla misura della sanzione è necessaria solo se questa supera di molto la media edittale. Negli altri casi, formule sintetiche come 'pena congrua' o il riferimento alla gravità del fatto sono pienamente sufficienti. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: quando la Cassazione nega gli sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per evasione e false dichiarazioni sulla propria identità. L'Imputato contestava la quantificazione della sanzione decisa nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare la congruità della sanzione se la decisione precedente è logica e non arbitraria. Inoltre, una motivazione estremamente dettagliata sulla misura della pena è necessaria solo se questa supera di molto la media edittale. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Trattamento sanzionatorio: no a sconti di pena in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per truffa, ricettazione, falso e sostituzione di persona. L'imputato contestava l'identificazione da parte della vittima e il trattamento sanzionatorio applicato dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso è inammissibile se ripropone genericamente le stesse difese già respinte in appello, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Se la sanzione non è manifestamente irragionevole o arbitraria, la Cassazione non può rivalutarne la congruità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsità ideologica in atto pubblico: quando la pena è insindacabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsità ideologica in atto pubblico. L'imputato contestava la mancata esclusione della recidiva reiterata e la determinazione della sanzione. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Poiché la sanzione applicata non superava la misura media edittale, non era necessaria una motivazione eccessivamente dettagliata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata truffa: ricorso respinto e condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di tentata truffa. L'imputato contestava la severità della pena inflitta e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della sanzione rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, purché motivata in base alla gravità del fatto e alla personalità del reo. Nel caso specifico, la pena era congrua e inferiore alla media edittale. Inoltre, la richiesta di attenuanti è stata giudicata tardiva perché non presentata in appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione di persona: l’assegno falso costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per ricettazione e sostituzione di persona. La difesa sosteneva l'esistenza di un falso grossolano riguardante un assegno, ma non ha allegato il documento all'atto di ricorso, violando le regole procedurali sulla specificità dei motivi. La Suprema Corte ha confermato che l'assegno in lingua italiana escludeva l'evidenza del falso. Inoltre, i giudici hanno ritenuto infondate le lamentele sulla severità della pena, in quanto la sanzione era stata correttamente quantificata nei minimi ed ampiamente motivata nei gradi precedenti. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: discrezionalità contro arbitrio
Il caso riguarda un uomo condannato per i reati di rapina e furto. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la determinazione della pena e la valutazione della sua congruità rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. I giudici di secondo grado avevano infatti ampiamente motivato la sanzione, fissandola vicino ai minimi ed applicando correttamente gli aumenti per la continuazione dei reati. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: ricorso inutile se è vicina al minimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per riciclaggio in concorso. L'imputato lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche, già riconosciute in appello, e contestava i criteri per la determinazione della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che la graduazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Quando la sanzione inflitta è vicina al minimo edittale, l'obbligo di motivazione si attenua notevolmente, rendendo sufficiente il semplice richiamo ai criteri di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Risarcimento del danno nel giudizio abbreviato: no a sconti tardivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina aggravata, lesioni e ricettazione. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. I giudici hanno chiarito che, per ottenere il beneficio del risarcimento del danno nel giudizio abbreviato, la riparazione deve avvenire prima dell'ordinanza di ammissione al rito speciale. Nel caso specifico, l'offerta risarcitoria è stata giudicata tardiva e del tutto incongrua rispetto alla gravità dei fatti commessi ai danni di persone anziane e vulnerabili. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e la sanzione inflitta, ordinando anche il pagamento delle spese processuali.
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Aumento di pena per continuazione: la discrezionalità batte il minimo
L'Imputato, condannato per quattro rapine aggravate commesse in un breve lasso di tempo, ha proposto ricorso in Cassazione. Egli ha contestato il mancato riconoscimento del minimo aumento di pena per continuazione, ritenendo eccessivo il calcolo effettuato dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e la misura dell'aumento per la continuazione rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. Tale valutazione non può essere ridiscussa in sede di legittimità, a meno che non sia palesemente illogica o arbitraria. Nel caso specifico, la serialità dei reati giustificava pienamente la sanzione applicata. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato contestava la determinazione della pena e il calcolo degli aumenti per il reato continuato. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Inoltre, per gli aumenti di lieve entità relativi ai reati minori, il giudice non deve fornire una motivazione dettagliata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Trattamento sanzionatorio: sconti di pena negati in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per lesioni personali aggravate. L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio applicato dai giudici di merito, ritenendolo eccessivo. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito, purché la decisione sia motivata in modo logico e coerente con la legge. Inoltre, la richiesta di applicazione di una pena sostitutiva, formulata dalla difesa in base alla recente riforma Cartabia, non può essere decisa in sede di legittimità. Tale istanza deve essere presentata al giudice dell'esecuzione entro i termini stabiliti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto pluriaggravato: ricorso inutile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per concorso in furto pluriaggravato. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi di ricorso volti a richiedere una nuova valutazione delle prove non sono ammissibili in Cassazione. Inoltre, la determinazione della pena da parte dei giudici di merito è stata ritenuta corretta e ben motivata in base ai precedenti penali dell'imputato e alla gravità del fatto. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce anche la dichiarazione di prescrizione del reato maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto in abitazione: ricorso respinto e multa da tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per concorso nel reato di furto in abitazione. L'imputato contestava la valutazione delle prove e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove di merito se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche è stata ritenuta inammissibile poiché non era stata proposta in sede di appello e, in ogni caso, la pena era stata correttamente quantificata in base ai precedenti penali del condannato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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