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Determinazione della pena: il minimo edittale non si contesta

L’Imputato, condannato per furto in abitazione aggravato e recidiva, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e l’applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una motivazione dettagliata sulla quantità della sanzione è necessaria solo se la pena supera di molto la media edittale. Nel caso specifico, essendo stata applicata la pena minima e in presenza di precedenti penali che dimostrano la pericolosità sociale del soggetto, la decisione dei giudici di merito è corretta. L’Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12344 Anno 2022
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12344 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 12344/2022)

La determinazione della pena e i poteri del giudice di merito

Quando un cittadino affronta un processo penale, uno dei temi più delicati e dibattuti riguarda la determinazione della pena da parte del magistrato. Molti cittadini ritengono che il giudice possa decidere la sanzione in modo del tutto arbitrario, ma la legge stabilisce regole e limiti precisi per evitare abusi. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato questo tema cruciale, analizzando il ricorso di un cittadino straniero. L’Imputato era stato condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. Oltre alla sanzione detentiva principale, i giudici di secondo grado avevano applicato la misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato. L’Imputato ha proposto ricorso davanti ai giudici di legittimità contestando la gravità del trattamento sanzionatorio e l’applicazione della recidiva (la ripetizione di comportamenti criminali nel tempo).

Il caso del furto in abitazione e la contestazione della sanzione

La vicenda originaria nasce da un furto in abitazione commesso nella città di Milano. I giudici di primo e secondo grado hanno accertato la responsabilità penale dell’Imputato in modo inequivocabile. Nel calcolare la sanzione finale, la Corte d’Appello ha applicato il minimo edittale (la pena minima prevista dal codice penale per quel tipo di reato). I magistrati hanno considerato le circostanze aggravanti e la forte pericolosità sociale del soggetto, desunta da numerosi precedenti penali anche molto recenti. Per questo motivo, la Corte d’Appello ha ritenuto necessaria l’espulsione dello straniero dall’Italia al termine della pena. L’Imputato ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha lamentato una violazione di legge e un vizio di motivazione. Secondo la tesi difensiva, i giudici non avevano spiegato in modo dettagliato la scelta della pena e il diniego delle circostanze attenuanti generiche (le riduzioni di pena concesse per elementi favorevoli non scritti espressamente nella legge).

Le motivazioni sulla determinazione della pena

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, dichiarandolo del tutto inammissibile (privo dei requisiti legali per essere esaminato). I giudici di legittimità hanno chiarito un principio fondamentale che regola la determinazione della pena nel nostro ordinamento. La graduazione della sanzione, compresi gli aumenti e le diminuzioni per le aggravanti o le attenuanti, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito (il magistrato che valuta i fatti). Questo potere deve essere esercitato seguendo i criteri indicati dal codice penale, come la gravità del reato e la capacità a delinquere del colpevole. La Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito per valutare nuovamente la congruità della sanzione, a meno che la decisione non sia palesemente illogica o frutto di un mero arbitrio. Nel caso in esame, la pena inflitta era pari al minimo previsto dalla legge. La Suprema Corte ha precisato che una motivazione dettagliata sulla quantità di pena è obbligatoria solo se il giudice decide di applicare una sanzione molto superiore alla media edittale. Se la pena si attesta sui livelli minimi, sono sufficienti formule sintetiche come “pena congrua” o “pena equa” per giustificare la scelta del tribunale.

Le conclusioni sul caso specifico

Le conclusioni sul caso specifico confermano la piena legittimità del trattamento sanzionatorio applicato all’Imputato. La presenza di precedenti penali recenti esclude la concessione delle attenuanti generiche e giustifica pienamente la misura di sicurezza dell’espulsione dello straniero dal territorio nazionale. L’Imputato perde definitivamente il ricorso davanti alla Suprema Corte. Oltre a dover scontare la pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio, l’Imputato deve pagare le spese del processo e versare una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende (l’organo che raccoglie le sanzioni pecuniarie processuali). Questa importante pronuncia ribadisce che la determinazione della pena non richiede motivazioni eccessivamente lunghe o ridondanti quando il giudice si attiene ai minimi di legge, garantendo al contempo la rapidità del processo e la certezza della sanzione per i reati contro il patrimonio.

Quando il giudice deve motivare dettagliatamente la quantità della pena?
Il giudice deve fornire una motivazione specifica e dettagliata solo se la pena inflitta è di molto superiore alla media della pena prevista dalla legge per quel reato.

La Corte di Cassazione può ricalcolare la pena decisa nei gradi precedenti?
No, la determinazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito e la Cassazione non può modificarla, a meno che la decisione non sia totalmente illogica o arbitraria.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente perde la causa, la condanna diventa definitiva e viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Minimo edittale
La sanzione minima stabilita dalla legge per un determinato reato.
Recidiva
La condizione di chi, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro.
Attenuanti generiche
Circostanze non scritte espressamente dalla legge che il giudice considera per diminuire la pena in base al comportamento o alla situazione del colpevole.
Inammissibilità
L'impossibilità di esaminare nel merito un ricorso perché non rispetta le regole stabilite dalla legge.
Misura di sicurezza
Un provvedimento applicato per prevenire la commissione di nuovi reati da parte di soggetti ritenuti socialmente pericolosi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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