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Art. 1277 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 1277 Codice Civile

Risarcimento danni da intermediazione finanziaria: banca condannata
Un risparmiatore ha ottenuto il risarcimento danni da intermediazione finanziaria dopo aver acquistato titoli rischiosi (Argentina e Colombia) senza firma del contratto quadro e senza adeguate informazioni sui rischi. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento escludendo il corretto calcolo del lucro cessante e degli interessi compensativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'investitore, stabilendo che il risarcimento per inadempimento contrattuale costituisce un debito di valore. Di conseguenza, gli interessi compensativi non vanno calcolati sulla somma originaria o su quella rivalutata al momento della decisione, ma sulla somma originaria rivalutata anno per anno a partire dal giorno dell'illecito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fondi UE e Pagamento con Assegno: Consegna non basta, serve l’incasso
Un'associazione beneficiaria di fondi europei si è vista revocare il finanziamento dalla Regione. Il motivo? Aver effettuato un pagamento con assegno bancario emesso prima della scadenza per la rendicontazione, ma incassato dai creditori solo dopo tale termine. La Regione ha considerato la spesa 'sostenuta' solo al momento dell'effettivo incasso, quindi fuori tempo massimo. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della questione su quando si perfeziona il pagamento con assegno bancario ai fini dei fondi pubblici, non ha emesso una decisione finale. Ha invece rinviato il caso a una discussione più approfondita in pubblica udienza, per stabilire un principio di diritto chiaro.
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Rimborso fondi europei: la quietanza basta?
Un'associazione ha pagato delle spese con assegni emessi prima della scadenza per la rendicontazione di fondi europei, ma incassati dopo. La Regione ne chiedeva la restituzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del rimborso fondi europei, la prova del pagamento è data dalla fattura quietanzata, a prescindere dalla data di incasso dell'assegno. La richiesta di restituzione è stata quindi annullata, poiché il diritto dell'Unione Europea prevale sulla normativa civile nazionale che considera il pagamento perfezionato solo all'incasso.
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Imputazione pagamenti fallimento: La Cassazione chiarisce
Un istituto di credito ha impugnato la decisione del giudice fallimentare che aveva imputato un pagamento, ricevuto da una compagnia assicuratrice per conto del debitore poi fallito, prima al capitale e poi agli interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, nel rapporto tra creditore e debitore fallito, il pagamento dell'indennizzo assicurativo deve essere considerato come un adempimento volontario. Pertanto, si applica la regola legale dell'imputazione pagamenti fallimento, che prevede di coprire prima gli interessi maturati e solo successivamente il capitale residuo.
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Scientia decoctionis: prova e indizi bancari
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello che riteneva un istituto di credito a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) di una società cooperativa. La prova è stata raggiunta tramite una serie di indizi, tra cui le segnalazioni in Centrale Rischi, l'andamento anomalo dei conti correnti e il mancato incasso di effetti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della banca, ribadendo che la valutazione di tali elementi indiziari costituisce un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se logicamente motivato. Di conseguenza, è stata confermata la revoca dei pagamenti effettuati dalla società a favore della banca per oltre un milione di euro.
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Quietanza di pagamento: quando non basta a provare?
In un caso di cessione di quote societarie, il venditore ha contestato il pagamento nonostante una quietanza di pagamento scritta. L'acquirente ha ammesso in giudizio di aver consegnato un assegno, mai incassato, ma non è riuscito a provarne l'effettiva consegna. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento, stabilendo che la confessione del debitore può superare il valore probatorio della quietanza e che l'onere di provare la consegna del titolo di pagamento grava sul debitore stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Maggior danno: la prova spetta sempre al creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15232/2024, ha stabilito che in caso di obbligazioni pecuniarie, come quelle derivanti da un vecchio libretto di deposito, il creditore deve provare il cosiddetto 'maggior danno' derivante dalla svalutazione monetaria. La rivalutazione non è automatica. La Corte ha respinto il ricorso degli eredi di un correntista, i quali richiedevano la rivalutazione di un saldo fermo dal 1944, confermando che senza una prova specifica del danno subito, si applica il principio nominalistico.
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