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Art. 1277 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1277 Codice Civile

Pagamento con assegno bancario: chi deve provare l’incasso?
Un'azienda e un lavoratore firmano un accordo transattivo. L'azienda consegna assegni bancari al legale del lavoratore per saldare il debito, ma quest'ultimo chiede un decreto ingiuntivo lamentando il mancato pagamento. La Cassazione chiarisce le regole sul pagamento con assegno bancario: se il debitore dimostra di aver consegnato i titoli e che questi sono stati accettati, spetta al creditore dimostrare il mancato incasso per cause a lui non imputabili. Trattenere gli assegni senza incassarli viola il dovere di correttezza e buona fede. La Corte accoglie il ricorso dell'azienda, cassa la sentenza d'appello e rinvia la causa per un nuovo esame.
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Paga la cucina ma non la riceve: il debito di valuta e di valore
Un cittadino si aggiudica dei beni mobili (una cucina) in una vendita forzata, paga il prezzo ma l'ente incaricato non glieli consegna. L'acquirente chiede in giudizio un risarcimento pari al valore di stima dei beni, superiore al prezzo pagato. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici precedenti: all'acquirente spetta solo la restituzione del prezzo versato, oltre agli interessi. La sentenza chiarisce la differenza tra **debito di valuta e debito di valore**. L'obbligo di restituire il prezzo è un debito di valuta, per il quale la rivalutazione monetaria non è automatica. L'acquirente avrebbe dovuto provare un danno ulteriore, cosa che non ha fatto.
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Caparra confirmatoria: regole su recesso e valuta
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contratto preliminare di compravendita risolto per inadempimento del venditore, il quale aveva taciuto l'esistenza di una trascrizione pregiudizievole sull'immobile. La decisione chiarisce che la richiesta del doppio della caparra confirmatoria è compatibile con l'azione di accertamento dell'inadempimento, purché la volontà di recedere sia stata manifestata. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il debito derivante dalla restituzione del doppio della caparra è un debito di valuta e non di valore, escludendo pertanto la rivalutazione monetaria automatica in assenza di prova del maggior danno.
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Credito imposta estero: no se manca pagamento reale
Una società manifatturiera chiedeva un credito d'imposta per tasse pagate nel Regno Unito su interessi maturati verso una società del gruppo. L'Agenzia delle Entrate ha negato il credito, sostenendo che gli interessi non erano stati effettivamente pagati, ma regolati tramite scritture contabili che trasferivano il debito a un'altra consociata. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, chiarendo che per l'applicazione del **credito d'imposta estero** è presupposto necessario un pagamento reale ed effettivo del reddito di fonte estera, non dimostrato nel caso di specie. Le mere annotazioni contabili sono risultate insufficienti.
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