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Art. 1268 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1268 Codice Civile

Inammissibilità ricorso Cassazione: quando è tardi?
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso riguardante un credito per servizi di smaltimento. La società ricorrente aveva introdotto per la prima volta in sede di legittimità le questioni giuridiche della delegazione cumulativa e dell'accollo, non facenti parte del 'thema decidendum' del giudizio d'appello. La Corte ha ribadito che il giudizio di Cassazione non può esaminare nuove questioni di diritto che implichino accertamenti di fatto, portando all'inammissibilità del ricorso cassazione per violazione dei principi processuali.
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TFR fondo pensione: chi chiede le quote non versate?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28995/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo al TFR destinato a un fondo pensione. In caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore mantiene il diritto di chiedere le quote di TFR non versate. La Corte ha chiarito che il 'conferimento' del TFR si configura, di regola, come una delegazione di pagamento e non come una cessione del credito. Pertanto, la legittimazione attiva a insinuarsi nel passivo fallimentare resta in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito a favore del fondo.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si è visto negare il diritto a recuperare le quote di TFR destinate a un fondo pensione ma non versate dal datore di lavoro fallito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: la scelta di destinare il TFR a un fondo pensione è, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Ciò significa che il lavoratore mantiene la titolarità del diritto e può agire in prima persona per recuperare le somme in caso di fallimento, a meno che non sia provata una specifica volontà di cedere il credito al fondo.
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Legittimazione attiva lavoratore: TFR non versato
Un lavoratore si è visto negare il diritto a richiedere le quote di TFR trattenute ma non versate al fondo pensione dall'azienda poi fallita. Il tribunale aveva ritenuto che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il "conferimento" del TFR è, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione di credito. Pertanto, in caso di fallimento, la legittimazione attiva del lavoratore a insinuarsi nel passivo per recuperare le somme sussiste, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito al fondo.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28982/2024, ha stabilito che, in caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di richiedere l'ammissione al passivo per le quote di TFR fondo pensione trattenute ma non versate. La Corte ha chiarito che il conferimento del TFR al fondo pensione configura, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito, lasciando la titolarità del diritto in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una diversa volontà delle parti.
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TFR non versato: chi può chiederlo in caso di fallimento?
In caso di TFR non versato al fondo pensione da un datore di lavoro poi fallito, la Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione a richiederne l'ammissione al passivo spetta, di regola, al lavoratore. L'atto di destinazione del TFR è infatti una 'delegazione di pagamento' e non una 'cessione del credito', salvo prova contraria. Il lavoratore mantiene quindi la titolarità del diritto e può agire direttamente per recuperare le somme.
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Delegazione di pagamento: i requisiti secondo la Cassazione
In una controversia relativa a un appalto per la gestione dei rifiuti, la Corte di Cassazione ha esaminato la natura della delegazione di pagamento. Una società di raccolta rifiuti, appaltatrice di un comune, è stata citata in giudizio dall'operatore dell'impianto di smaltimento per il mancato pagamento di alcune fatture. La Corte d'Appello aveva ritenuto la società appaltatrice solidalmente responsabile con il comune, qualificando il rapporto come delegazione di pagamento accettata tacitamente. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la semplice ricezione di fatture senza contestazione immediata non è sufficiente a dimostrare l'assunzione di un'obbligazione diretta, in assenza di un chiaro incarico delegatorio da parte del debitore originario (il comune).
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Credito anteriore confisca: quando sorge il diritto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'ammissione al passivo di un'azienda confiscata, un credito derivante da un contratto di factoring è da considerarsi anteriore alla confisca se il contratto è stato stipulato prima della misura di prevenzione. Il momento rilevante è quello della nascita dell'obbligazione di garanzia (la stipula del contratto), non quello del successivo accertamento giudiziale che rende il credito esigibile. La Corte ha anche chiarito che l'azione avviata presso un giudice incompetente conserva i suoi effetti, impedendo la decadenza del diritto.
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Valutazione del giudice di merito: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibili due ricorsi, uno principale e uno incidentale, relativi a una complessa operazione di finanziamento per l'acquisto di quote societarie. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la valutazione del giudice di merito sulla ricostruzione dei fatti è insindacabile in sede di legittimità. Il ricorso in Cassazione è limitato alla verifica di errori di diritto e non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti della causa.
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Legittimazione TFR fallimento: spetta al lavoratore?
Il TFR di una lavoratrice non è stato versato dal datore di lavoro, poi fallito, al fondo pensione designato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, di regola, la lavoratrice mantiene il diritto di reclamare tali somme nella procedura fallimentare (legittimazione TFR fallimento), a meno che non sia provata una specifica cessione del credito al fondo. La causa è stata rinviata al tribunale per accertare la natura dell'accordo.
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Legittimazione attiva lavoratore: TFR e fondi pensione
In caso di fallimento del datore di lavoro, la Corte di Cassazione stabilisce che la regola generale riconosce la legittimazione attiva lavoratore per richiedere l'insinuazione al passivo delle quote di TFR non versate al fondo di previdenza complementare. Il trasferimento del TFR si configura di norma come una delegazione di pagamento, che si scioglie con il fallimento, restituendo la titolarità del credito al lavoratore. Sarà onere del curatore fallimentare dimostrare che le parti abbiano invece pattuito una vera e propria cessione del credito a favore del fondo pensione.
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Legittimazione attiva TFR: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6048/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla legittimazione attiva TFR. In caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di agire direttamente per recuperare le quote di TFR destinate a un fondo di previdenza complementare ma non versate. La Corte ha chiarito che il "conferimento" del TFR al fondo va interpretato come una delegazione di pagamento, non come una cessione del credito. Di conseguenza, la titolarità del diritto resta in capo al lavoratore, salvo prova contraria di una specifica cessione del credito.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si oppone al rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per le quote di TFR non versate al fondo pensione dal datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6047/2024, accoglie il ricorso. Viene stabilito che il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Di conseguenza, in caso di fallimento del datore di lavoro, la legittimazione a richiedere le somme non versate spetta al lavoratore, non al fondo.
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Delegazione di pagamento: la Cassazione chiarisce i limiti
L'Agenzia Fiscale aveva applicato un'imposta di registro proporzionale a un atto notarile, qualificandolo come una delegazione di pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che non si trattava di una delegazione di pagamento perché l'operazione non si limitava a un cambio di debitore, ma modificava l'oggetto stesso dell'obbligazione originaria (da pecuniaria a obblighi di fare e trasferire immobili) e mancava l'incarico gestorio tipico (jussum delegatorio).
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Fondo Garanzia TFR: Pagamento senza escussione cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33951/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda seguito dal fallimento del datore di lavoro cessionario, il lavoratore ha diritto all'intervento del Fondo Garanzia TFR per l'intero credito, compresa la quota maturata presso il cedente. La Corte ha rigettato la tesi dell'INPS, secondo cui l'obbligazione del Fondo sarebbe sussidiaria, affermando che il lavoratore non è tenuto ad agire preventivamente contro il cedente per ottenere il pagamento.
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