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Art. 118 Costituzione — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 118 Costituzione

Esproprio e Edificabilità Legale: Indennizzo Pieno con Privati
Un proprietario si oppone all'indennità di esproprio ricevuta per un terreno destinato a un campus universitario, ritenuta troppo bassa. La Corte d'Appello aveva qualificato il terreno come non edificabile a causa della sua destinazione pubblica. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo il principio della **edificabilità legale del suolo**: un'area non perde la sua natura edificabile solo perché destinata a un'opera pubblica. Se gli strumenti urbanistici consentono l'intervento di privati nella realizzazione (ad esempio, per costruire alloggi per studenti), questa possibilità deve essere considerata nel calcolo dell'indennizzo. La Corte ha quindi rinviato il caso per una nuova stima che tenga conto di questo potenziale economico.
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Cooperative sociali: solo liquidazione coatta, no fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33280/2023, ha stabilito un principio fondamentale per le cooperative sociali. A seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 112/2017, queste entità acquisiscono di diritto la qualifica di 'impresa sociale'. Di conseguenza, in caso di insolvenza, non possono essere dichiarate fallite, ma devono essere sottoposte esclusivamente alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha chiarito che la normativa speciale per le imprese sociali prevale su quella generale prevista per le cooperative, escludendo così la possibilità del fallimento.
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Cooperativa sociale fallimento: no, è liquidazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29801/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di insolvenza delle cooperative sociali. Contrariamente a quanto deciso nei primi gradi di giudizio, la Corte ha escluso la possibilità di un fallimento per una cooperativa sociale, affermando che, in quanto 'impresa sociale' di diritto secondo il D.Lgs. 112/2017, essa deve essere assoggettata esclusivamente alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. Questa decisione si basa sulla prevalenza della normativa speciale per le imprese sociali, che mira a tutelare le loro finalità civiche e solidaristiche, rispetto alle norme generali sul fallimento delle società cooperative.
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Gettone di presenza: spetta per ogni riunione?
Alcuni consiglieri comunali hanno ricevuto un gettone di presenza per la partecipazione a conferenze dei capigruppo e altri organi. Il Comune ne ha chiesto la restituzione. Il Tribunale ha dato ragione al Comune, interpretando restrittivamente la legge che limita il gettone a 'consigli e commissioni'. La Cassazione, data la rilevanza della questione, ha rinviato il caso alla pubblica udienza per una decisione di principio.
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Natura giuridica IPAB: la Cassazione fa chiarezza
Un'Arcidiocesi e una Casa di Riposo (IPAB) hanno richiesto il riconoscimento della natura giuridica di diritto privato per quest'ultima. La richiesta, respinta sia in primo grado che in appello, è giunta in Cassazione. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La motivazione principale si basa sul fatto che la valutazione della natura giuridica IPAB deve essere condotta in base allo statuto vigente al momento della domanda amministrativa, e la scelta di tale criterio da parte della corte d'appello rappresenta un accertamento di merito non sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo esame dei fatti.
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Gettone di presenza: quando non spetta ai consiglieri
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 299/2024, ha stabilito che il gettone di presenza per i consiglieri comunali non è dovuto per la partecipazione a organi come l'Ufficio di presidenza e la Conferenza dei capigruppo. La decisione si basa su un'interpretazione restrittiva della normativa, finalizzata al contenimento della spesa pubblica, che limita il compenso solo alle sedute del consiglio e delle commissioni consiliari permanenti. Il ricorso dei consiglieri, che chiedevano la restituzione delle somme e il pagamento dei compensi non corrisposti, è stato pertanto rigettato.
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Norma imperativa e contratto: la Cassazione decide
Un Comune chiedeva il pagamento di canoni a una società fallita per l'uso di sue strutture, come previsto da un contratto. Il Tribunale rigettava la richiesta, ritenendo che una legge successiva (art. 202 Codice Ambiente), qualificata come norma imperativa, avesse trasformato il contratto da oneroso a gratuito (comodato), rendendo nulle le clausole di pagamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la suddetta legge non è una norma imperativa e non può quindi causare la 'nullità virtuale' del contratto originario, che resta valido.
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