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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Rimborso IVA attività preparatorie: no se i beni mancano
Una società chiede il rimborso IVA per attività preparatorie relative all'apertura di un hotel. La Cassazione nega il diritto, perché l'azienda non ha dimostrato quali specifici beni e servizi fossero stati acquistati a tale scopo, rendendo impossibile verificare l'inerenza delle spese.
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Rendita catastale retroattiva: quando si applica?
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento ICI per il 2011, basato su una rendita catastale rettificata e notificata solo nel 2012. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22293/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo il principio della rendita catastale retroattiva. La Corte ha chiarito che quando la rettifica deriva da una variazione dichiarata dal contribuente (procedura docfa), la nuova rendita si applica dal momento della dichiarazione stessa, non dalla notifica della rettifica. Di conseguenza, l'imposta maggiore e le relative sanzioni per il 2011 erano legittime.
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Liquidazione spese legali: il DM 55/2014 si applica
Un cittadino vince una causa milionaria contro l'amministrazione finanziaria, ma gli vengono liquidate spese legali irrisorie. La Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che la liquidazione spese legali per tutti i gradi di giudizio deve avvenire secondo i parametri in vigore al momento della decisione finale (D.M. 55/2014), commisurando gli importi al reale valore della causa e rispettando i minimi tariffari.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per presunti ricavi non dichiarati, ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione, verificato il perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, annullando di fatto la controversia fiscale.
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Saldo negativo di cassa: onere della prova del Fisco
Una società edile ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia Fiscale a causa di un saldo negativo di cassa, da cui l'ufficio ha desunto un maggior reddito non dichiarato. Mentre in secondo grado la società aveva ottenuto ragione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. La Corte ha stabilito che la motivazione della sentenza d'appello era meramente apparente e generica. In presenza di un saldo negativo di cassa, spetta al contribuente fornire prove specifiche e univoche per giustificare l'anomalia contabile e superare la presunzione legale di redditi occulti, un onere che nel caso di specie non è stato assolto.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, sostenendo fosse discriminatoria poiché operava senza concessione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'imposta unica scommesse si applica a qualsiasi operatore, estero o nazionale, che gestisce scommesse in Italia, anche in assenza di una concessione statale. La Corte ha ritenuto la legislazione conforme sia ai principi costituzionali italiani che al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: il bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22205/2024, ha stabilito che l'imposta unica scommesse è dovuta anche dai bookmaker esteri che operano in Italia senza la necessaria concessione statale. Il caso riguardava una società di scommesse straniera che contestava avvisi di accertamento per gli anni 2008-2009. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la normativa italiana non viola i principi dell'Unione Europea sulla non discriminazione e sulla libera prestazione di servizi. È stato chiarito che la tassazione si applica a chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale dell'operatore o dal possesso di una concessione. La Corte ha inoltre escluso la necessità di un contraddittorio preventivo per questo tipo di imposta e ha distinto la responsabilità fiscale da quella penale.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite un centro di trasmissione dati. La Corte ha stabilito che il presupposto dell'imposta è la "gestione" dell'attività sul territorio nazionale, rendendo il bookmaker estero e la ricevitoria locale coobbligati solidali. La decisione ribadisce la compatibilità della normativa con il diritto dell'Unione Europea, escludendo qualsiasi discriminazione.
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Imposta unica scommesse: Cassazione sulla tassazione
Una società di scommesse estera, operante in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD) senza concessione nazionale, ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la responsabilità solidale tra la società estera e il gestore del CTD. I giudici hanno stabilito che l'imposta è legittima, non discriminatoria e conforme al diritto dell'Unione Europea, poiché si applica alla "gestione" dell'attività di scommessa svolta sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede o dallo status giuridico dell'operatore. Essendo l'annualità contestata (2012) successiva ai chiarimenti legislativi, è stata esclusa qualsiasi violazione del legittimo affidamento.
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Imposta Unica Scommesse: Tassabili anche operatori esteri
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse, sostenendo di non essere soggetto passivo in quanto priva di concessione statale e denunciando una violazione del diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, anche se stabilito all'estero e tramite intermediari locali (CTD), è coobbligato al pagamento del tributo. La Corte ha escluso qualsiasi discriminazione, ritenendo la normativa conforme ai principi dell'Unione Europea.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'ammortamento beni di terzi. Una società di trasporti aveva costruito la propria sede su un terreno comunale, tentando di ammortizzarne i costi. La Corte ha stabilito che tali costi non sono ammortizzabili perché, per il principio di accessione, l'immobile è di proprietà del Comune. L'ammortamento è possibile solo se il bene entra nel patrimonio dell'imprenditore tramite proprietà o altro diritto reale, come il diritto di superficie. La sentenza ha anche chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non sono tassabili ai fini delle imposte dirette.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22106/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha stabilito un importante principio in materia di ammortamento beni di terzi: i costi di costruzione non sono ammortizzabili se l'impresa non ha la proprietà o un altro diritto reale sul bene. Inoltre, ha chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non costituiscono reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e ha rinviato alla corte di merito la valutazione sulla soggettività a IVA di tali contributi.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22096/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti e l'Agenzia Fiscale. Ha stabilito che i contributi pubblici per coprire perdite di esercizio non sono reddito tassabile. Tuttavia, ha negato la possibilità di ammortamento per beni costruiti su terreni altrui, ribadendo il principio che l'ammortamento beni di terzi è escluso se non si ha la proprietà o un diritto reale sul bene. La questione IVA sui contributi è stata rinviata per un nuovo esame.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22094/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale: i costi per la costruzione di un immobile su terreno altrui non sono ammortizzabili se l'impresa non ne acquisisce la proprietà o un altro diritto reale. Il caso riguardava una società di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha negato l'ammortamento beni di terzi, applicando il principio civilistico dell'accessione. Ha inoltre chiarito che i contributi pubblici a ripiano delle perdite non costituiscono reddito imponibile, ma ha rinviato al giudice di merito la valutazione sulla loro soggezione a IVA, per difetto di motivazione.
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Rettifica valore immobile: i criteri della Cassazione
Un contribuente contesta la rettifica valore immobile di un terreno, ritenuta errata dall'Agenzia delle Entrate. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del metodo sintetico-comparativo usato dall'Agenzia, basato sul potenziale edificatorio e su vendite di terreni simili. La Corte ha stabilito che la motivazione dell'avviso di accertamento è sufficiente se indica i dati essenziali degli atti di comparazione.
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Abuso del diritto: no a minusvalenze da dividend washing
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale contro una società per abuso del diritto, attuato tramite un'operazione di "dividend washing". La Corte ha stabilito che le minusvalenze generate da operazioni prive di sostanza economica, finalizzate unicamente a ottenere vantaggi fiscali, non sono deducibili. Ha inoltre chiarito i requisiti del contraddittorio preventivo, ritenendo legittimo l'avviso emesso dopo la scadenza dei 60 giorni per le osservazioni del contribuente, anche in assenza di una risposta tempestiva.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21940/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando il suo obbligo di versare l'imposta unica sulle scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite centri di trasmissione dati, anche in assenza di una concessione statale. La Corte ha stabilito che l'imposta si applica a chiunque gestisca scommesse sul territorio italiano, escludendo qualsiasi discriminazione ai sensi del diritto dell'Unione Europea. È stata inoltre chiarita la natura paritetica della solidarietà fiscale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione locale, entrambi considerati soggetti passivi d'imposta.
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Motivazione inesistente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione inesistente. Il provvedimento impugnato si era limitato a descrivere la pretesa fiscale relativa a redditi da locazione non dichiarati, senza analizzare le prove fornite dalle parti. Riconoscendo la fondatezza del primo motivo di ricorso del contribuente, la Suprema Corte ha cassato la decisione e rinviato la causa al giudice di secondo grado per un nuovo esame che includa una motivazione congrua.
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Cessioni intracomunitarie: la prova oltre il CMR
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la prova delle cessioni intracomunitarie può essere fornita attraverso un complesso di documenti (CMR, fatture, pagamenti, email), anche se alcuni non sono formalmente perfetti. La Corte ha sottolineato che la valutazione complessiva delle prove spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Decadenza accertamento TARSU: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la decadenza accertamento TARSU. Un avviso notificato oltre 5 anni è illegittimo, anche se un precedente atto è stato annullato. La Corte accoglie il ricorso di un istituto religioso per le annualità dal 2005 al 2008, annullando la pretesa del Comune.
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