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Art. 1171 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 1171 Codice Civile

Responsabilità professionale dell’avvocato: colpa senza danno
Una cliente cita in giudizio i propri legali chiedendo il risarcimento dei danni per la responsabilità professionale dell'avvocato. I difensori avevano avviato una denuncia di nuova opera contro i vicini di casa per una sopraelevazione, ma avevano successivamente abbandonato il giudizio senza avvisarla. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della cliente. I giudici confermano che, pur essendoci stata una scorrettezza informativa da parte dei legali, l'azione era comunque tardiva e destinata al rigetto. In assenza di un danno concreto ed effettivo derivante dalla condotta dei difensori, non spetta alcun risarcimento.
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Demolizione illegittima: abbatte la casa altrui e paga i danni
Il Proprietario Confinante, preoccupato per la stabilità del proprio edificio, otteneva dal Tribunale un provvedimento di danno temuto che ordinava ai vicini di mettere in sicurezza le parti pericolanti del loro immobile. Tuttavia, anziché limitarsi a questo, il Proprietario Confinante procedeva alla demolizione illegittima dell'intero fabbricato altrui. I vicini agivano quindi in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del Proprietario Confinante al risarcimento di oltre 34.000 euro, ribadendo che l'ordine del giudice non autorizzava affatto la distruzione totale del bene, ma solo interventi mirati di consolidamento e messa in sicurezza.
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Responsabilità processuale aggravata: no a nuove cause per i danni
Un'impresa edile subisce danni a causa di un blocco dei lavori imposto da un provvedimento cautelare, poi revocato. L'impresa avvia una causa separata per ottenere il risarcimento dai vicini che avevano richiesto il blocco. La Cassazione respinge la domanda, stabilendo un principio fondamentale: la richiesta di risarcimento per responsabilità processuale aggravata (art. 96 c.p.c.) non può essere fatta con un'azione autonoma, ma deve essere presentata all'interno dello stesso processo che ha generato il danno. Inoltre, è necessaria la sconfitta totale della controparte, non solo parziale. L'impresa edile perde quindi la causa per il risarcimento.
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Demolizione impossibile? L’Opposizione tardiva chiude il caso
Una coppia di proprietari, condannata a demolire una sopraelevazione abusiva, si oppone all'esecuzione forzata sostenendo l'impossibilità di procedere a causa del diniego del permesso di demolire da parte del Comune. La Cassazione, tuttavia, conferma la decisione dei giudici precedenti: l'azione legale è stata presentata oltre il termine perentorio di 20 giorni. Questa Opposizione tardiva agli atti esecutivi rende il ricorso inammissibile, a prescindere da ogni altra ragione. La Corte ribadisce che il rispetto delle scadenze processuali è un requisito fondamentale, la cui violazione impedisce al giudice di esaminare il merito della questione. Di conseguenza, i proprietari perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese.
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Responsabilità scavi confinanti: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il proprietario di un fondo è direttamente responsabile per i danni causati alle proprietà vicine a seguito di lavori di escavazione. Tale responsabilità scavi confinanti sussiste anche se i lavori sono stati affidati in appalto a una ditta esterna. La decisione si fonda sull'art. 840 c.c. e sulla natura pericolosa dell'attività edilizia ex art. 2050 c.c., configurando una responsabilità che non viene meno con la delega a terzi.
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Danno da restringimento: prova e responsabilità
Un proprietario, condannato per aver causato un danno da restringimento di un canale di scolo, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la tardività dell'azione, la valutazione delle prove e la mancata considerazione di una transazione con un terzo. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'azione di risarcimento è autonoma da quella cautelare e che la responsabilità non può essere suddivisa con soggetti estranei al processo.
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Tutela Nunciatoria: il giudice non può ignorare la CTU
Una società agricola agisce in giudizio per ottenere tutela nunciatoria contro opere idrauliche realizzate da un'agenzia pubblica, temendo un aumento del rischio di inondazione. La Corte d'Appello rigetta la domanda, basandosi sulla legittimità amministrativa delle opere e ignorando la consulenza tecnica (CTU) che confermava il pericolo. La Corte di Cassazione cassa la sentenza, affermando che il giudice, nelle azioni nunciatorie, deve valutare il pericolo effettivo per la proprietà, non la legittimità dell'atto amministrativo, e non può trascurare immotivatamente le conclusioni del perito da lui stesso nominato.
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