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Art. 113 Costituzione — Anno 2026

Altri anni per Art. 113 Costituzione

Accesso agli atti per copia privata: decide il giudice ordinario
Una società cooperativa di artisti chiedeva l'accesso agli atti per copia privata a un ente mandatario e alla società mandataria di gestione del diritto d'autore per verificare i criteri di ripartizione dei compensi economici. Di fronte al rifiuto, la cooperativa ricorreva al Tribunale Amministrativo Regionale. L'ente incaricato della riscossione sollevava regolamento preventivo di giurisdizione dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo la natura privatistica dell'attività svolta e la competenza del tribunale ordinario. Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso, stabilendo che tutte le controversie sulla gestione dei diritti d'autore e sui relativi documenti appartengono al giudice ordinario civile e non alla giustizia amministrativa.
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Risarcimento danni: se la strada frana decide il TAR
I comproprietari di un immobile danneggiato dal sisma del 1980 ricevevano l'autorizzazione a ricostruire su un altro suolo e un contributo pubblico. I lavori si interrompevano per il crollo di una strada comunale. I proprietari chiedevano al Giudice ordinario il risarcimento danni per l'inerzia del Comune e il saldo del contributo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei privati. La Suprema Corte ha chiarito che la domanda di risarcimento danni derivante da scelte urbanistiche discrezionali spetta alla giurisdizione del Giudice amministrativo, poiché non si tratta di semplice omessa manutenzione. Inoltre, il saldo del contributo spetta solo a lavori ultimati e collaudati.
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Diniego di interpello disapplicativo: sì al ricorso contro il Fisco
Un'azienda, dopo aver incorporato un'altra società, ha presentato un'istanza per poter utilizzare le perdite fiscali e gli interessi passivi accumulati. L'Agenzia delle Entrate ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendola tardiva. I giudici di merito hanno ritenuto che questo provvedimento non fosse contestabile in tribunale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il diniego di interpello disapplicativo ha un carattere definitivo e produce gli stessi effetti di un rifiuto di un'agevolazione fiscale. Di conseguenza, tale atto rientra tra quelli impugnabili davanti al giudice tributario. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Contributo pubblico ridotto: Giudice Civile o TAR? La Cassazione si ferma
Un'impresa ottiene un contributo pubblico per l'acquisto di un nuovo macchinario, ma l'ente erogatore lo riduce in fase di rendicontazione. La motivazione è una presunta sopravvalutazione del veicolo usato dato in permuta. Nasce un conflitto sulla corretta giurisdizione: il giudice ordinario, a tutela del diritto al pagamento, o il giudice amministrativo, per contestare un atto della P.A.? La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della questione sulla giurisdizione per i contributi pubblici, soprattutto nelle procedure 'a sportello' dove la discrezionalità dell'ente è minima, non decide. La Corte rimette il caso alle sue Sezioni Unite per ottenere un principio di diritto chiaro e definitivo, che possa guidare i casi futuri.
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Contributo ridotto dall’Ente: Giudice Civile o TAR? Caso alle Sezioni Unite
Un'impresa ottiene un contributo pubblico per la sicurezza sul lavoro, ma l'ente erogatore lo riduce in fase di pagamento finale per una valutazione tecnica sul prezzo del macchinario. L'impresa si oppone, ma i giudici di merito negano la propria competenza, indicando quella del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ritiene il problema del riparto di giurisdizione contributi pubblici particolarmente complesso e non ancora chiarito. Pertanto, invece di decidere, rimette il caso alle Sezioni Unite, il suo organo più autorevole, affinché stabiliscano un principio di diritto definitivo su quale giudice sia competente in queste situazioni.
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Impugnazione estratto di ruolo: causa persa senza un danno reale
Un contribuente ha avviato una causa per far dichiarare la prescrizione di alcuni contributi previdenziali, basando la sua azione su un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. Applicando una nuova legge, i giudici hanno stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il cittadino non dimostra di subire un danno concreto e specifico derivante dalla mancata o invalida notifica degli atti precedenti. In assenza di questa prova, manca l'interesse ad agire, condizione necessaria per poter iniziare un processo. La domanda del contribuente è stata quindi dichiarata inammissibile, chiudendo la vicenda a suo sfavore.
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Fisco in casa senza prove? Annullata l’autorizzazione accesso
La Corte di Cassazione ha annullato un accertamento fiscale a carico di un imprenditore individuale. L'Agenzia delle Entrate aveva effettuato un'ispezione presso la sua abitazione, che fungeva anche da domicilio fiscale. Il contribuente ha contestato la validità dell'operazione, poiché l'autorizzazione del Pubblico Ministero si basava su una richiesta della Guardia di Finanza mai prodotta in giudizio. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: l'autorizzazione accesso domiciliare fiscale è sempre necessaria per entrare in un'abitazione, anche se a uso promiscuo. Se questa autorizzazione rinvia ad altri atti per la sua motivazione, tali atti devono essere resi disponibili. In caso contrario, le prove raccolte sono inutilizzabili e l'accertamento è nullo. Vince quindi il contribuente.
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Autorizzazione accesso domiciliare: Fisco sconfitto, casa salva
La Corte di Cassazione ha annullato un accertamento fiscale perché basato su prove raccolte durante un'ispezione illegittima. L'autorizzazione accesso domiciliare, rilasciata dal Procuratore della Repubblica, era fondata su indizi inconsistenti. Il Contribuente, in regime dei minimi, non aveva dichiarato alcuni bonifici, ma tale comportamento era lecito secondo la sua posizione fiscale. La Corte ha stabilito che senza 'gravi indizi' reali e concreti, l'autorizzazione è nulla e, di conseguenza, lo sono anche le prove raccolte e l'avviso di accertamento che ne deriva. La tutela del domicilio prevale su sospetti generici e infondati dell'Amministrazione Finanziaria.
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Fondo di solidarietà residuale: scontro tra diritto e discrezionalità
Una società di ingegneria ha richiesto l'accesso alle prestazioni del Fondo di solidarietà residuale per i propri dipendenti. Dopo il diniego dell'ente previdenziale, la Corte d'Appello ha ordinato all'istituto di riesaminare le domande nel merito. L'ente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che il giudice non può ordinare un'attività specifica alla Pubblica Amministrazione quando si tratta di interessi legittimi. La Suprema Corte ha ritenuto la questione di particolare rilevanza nomofilattica, rinviando la causa a una pubblica udienza per definire se l'accesso al fondo costituisca un diritto soggettivo o un interesse legittimo. La decisione influenzerà i futuri ricorsi delle aziende contro i dinieghi amministrativi.
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Omologazione autovelox: validità delle multe e taratura annuale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina contro le sanzioni per eccesso di velocità rilevate tramite un dispositivo elettronico. Il nucleo della controversia riguardava l'omologazione autovelox e la necessità della taratura periodica. Mentre il Giudice di Pace aveva inizialmente annullato i verbali per mancanza di prova dell'omologazione, il Tribunale aveva ribaltato la decisione. Gli Ermellini hanno confermato la validità delle multe poiché l'Amministrazione ha dimostrato che l'apparecchio era stato sottoposto a verifica di funzionalità meno di un anno prima delle infrazioni. La Corte ha inoltre chiarito che la classificazione delle strade come urbane a scorrimento veloce spetta al Prefetto e non è sindacabile dal giudice ordinario se non per vizi di legittimità evidenti.
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Giurisdizione e ritardo approvazione graduatoria
Una docente ha richiesto il risarcimento dei danni per il ritardo nell'approvazione della graduatoria di un concorso pubblico, che le ha impedito l'immissione in ruolo tempestiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che la Giurisdizione spetta al giudice amministrativo e non a quello ordinario. Il danno lamentato deriva infatti da un ritardo verificatosi durante la fase procedimentale del concorso, che riguarda l'esercizio di poteri autoritativi della Pubblica Amministrazione e non un rapporto di lavoro già instaurato.
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Patrocinio a spese dello Stato: guida per lo straniero
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava l'accesso al patrocinio a spese dello Stato a un cittadino extracomunitario. Il tribunale aveva erroneamente ritenuto inammissibile l'istanza per la mancata produzione della certificazione consolare sui redditi esteri. La Suprema Corte ha chiarito che, qualora sia impossibile ottenere tempestivamente tali documenti, l'autocertificazione è pienamente valida per non compromettere il diritto di difesa. La decisione sottolinea inoltre che il difensore ha piena legittimazione a impugnare autonomamente il diniego del beneficio.
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Vicinitas commerciale: ricorso e rationes decidendi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di una società cooperativa contro l'apertura di un punto vendita di un'impresa concorrente. La decisione si fonda sul fatto che la sentenza impugnata poggiava su diverse ragioni autonome, come la mancanza di vicinitas commerciale provata scientificamente e l'assenza di vicinitas edilizia, non tutte contestate dal ricorrente.
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Clausola di giurisdizione e PA: chi decide sui derivati?
Una banca internazionale e un'Amministrazione Provinciale stipulano un contratto derivato contenente una clausola di giurisdizione a favore dei tribunali inglesi. Anni dopo, l'ente pubblico revoca in autotutela l'atto di approvazione del contratto. La Corte di Cassazione, investita della questione, stabilisce che la controversia riguarda diritti soggettivi contrattuali e non l'esercizio di un potere pubblico. Di conseguenza, a causa della valida clausola di giurisdizione, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice italiano, sia amministrativo che ordinario, a favore di quello inglese.
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Giurisdizione contratti swap: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito la questione sulla giurisdizione contratti swap. Quando un'amministrazione pubblica annulla in autotutela l'atto che ha autorizzato un contratto di swap, la controversia sulla validità del contratto spetta al giudice ordinario. Tuttavia, se il contratto prevede una clausola di foro esclusivo estero, la giurisdizione italiana è esclusa in favore del giudice straniero designato.
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Termine impugnazione espulsione: quando si allunga?
La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine per l'impugnazione di un decreto di espulsione è più lungo se il cittadino straniero, al momento della proposizione del ricorso, risiede all'estero perché rimpatriato. In questo caso, il ricorso presentato oltre il termine ordinario è stato ritenuto tempestivo, annullando la precedente decisione di inammissibilità. Il fattore determinante è la residenza effettiva fuori dall'Italia.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata se c’è fuga
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un cittadino straniero arrestato per estradizione. La detenzione, seppur seguita da un diniego di estradizione, non è ingiusta se al momento della misura cautelare esisteva un concreto pericolo di fuga, valutato sulla base dello scarso radicamento sul territorio e della gravità delle accuse.
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Motivazione cartella pagamento: basta il richiamo
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti della motivazione cartella pagamento in caso di decadenza da un condono fiscale. Il Fisco non è tenuto a un dettaglio analitico dei calcoli se il contribuente, avendo presentato l'istanza, conosce già l'origine del debito. Annullata la decisione di merito che riteneva la cartella immotivata solo per la discrepanza tra la rata omessa e l'importo totale richiesto.
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Impugnazione estratto di ruolo: i nuovi limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 582/2026, ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non prova un pregiudizio specifico e concreto. La decisione si basa su una nuova normativa, applicabile anche ai processi in corso, che limita drasticamente la possibilità di contestare le cartelle di pagamento non notificate attraverso la sola conoscenza dell'estratto. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito e dichiarato inammissibile il ricorso originario del contribuente per carenza di interesse ad agire.
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