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Art. 113 Costituzione — Anno 2025

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Altri anni per Art. 113 Costituzione

Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha tentato l'impugnazione di un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica delle cartelle. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo in presenza di un pregiudizio specifico e immediato, non dimostrato nel caso di specie.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti al ricorso
Una contribuente ha contestato delle cartelle esattoriali di cui è venuta a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo, lamentando un vizio di notifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su una recente normativa che limita l'impugnazione dell'estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri di subire un pregiudizio concreto e specifico, condizione non provata nel caso di specie.
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Contraddittorio preventivo: i chiarimenti della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16940/2025, ha stabilito che l'obbligo di contraddittorio preventivo per gli accertamenti sintetici (redditometro) non era generalizzato per gli anni d'imposta antecedenti al 2009. L'ordinanza chiarisce che la violazione di tale procedura non comporta l'automatica nullità dell'atto, specialmente per i tributi armonizzati come l'IVA, per i quali il contribuente deve fornire la 'prova di resistenza', dimostrando che l'esito del procedimento sarebbe stato diverso. Il caso riguardava due coniugi destinatari di accertamenti fiscali basati sia su studi di settore che su una valutazione sintetica del reddito a seguito dell'acquisto di beni immobili e mobili. La Corte ha rigettato il ricorso dei contribuenti e accolto quello dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza precedente e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16659/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente che contestava un estratto di ruolo per cartelle di pagamento mai notificate. La decisione si basa sulla recente normativa che limita fortemente l'impugnazione estratto di ruolo, ammettendola solo in casi di specifico e dimostrato pregiudizio (come l'esclusione da appalti pubblici). In assenza di tale prova, il contribuente non può agire preventivamente ma deve attendere un atto esecutivo successivo per far valere le proprie ragioni.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente, ex socio di una società, ha impugnato un estratto di ruolo relativo a un debito fiscale del 1998, sostenendo di non aver mai ricevuto la cartella di pagamento originaria. La Corte di Cassazione, applicando la nuova normativa (D.L. 146/2021), ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione chiarisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti o la perdita di benefici pubblici. In assenza di tale prova, l'azione legale non può essere intrapresa.
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Diniego di giurisdizione: i limiti della Cassazione
Una casa di cura privata ha impugnato un taglio al tetto di spesa imposto da un'amministrazione regionale. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso basandosi su una "clausola di salvaguardia" contrattuale. La clinica ha allora fatto ricorso in Cassazione per un presunto diniego di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un'errata interpretazione di una norma sostanziale da parte del giudice amministrativo costituisce un errore di giudizio, non un diniego di giurisdizione, e quindi non è sindacabile dalla Suprema Corte per motivi di giurisdizione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una contribuente ha promosso un'azione legale per l'impugnazione di un estratto di ruolo relativo a imposte dirette e diritti camerali, sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento originarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità dell'azione. La decisione si fonda sulla recente normativa che limita l'impugnazione dell'estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, onere probatorio non assolto nel caso di specie.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e novità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15907/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è più ammissibile per contestare una cartella di pagamento non notificata, a meno che il contribuente non dimostri un pregiudizio concreto e specifico. La Corte ha applicato la nuova normativa introdotta dal D.L. 146/2021, dichiarando inammissibile il ricorso del contribuente per difetto di interesse ad agire, segnando un importante cambiamento rispetto al passato.
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Interesse pubblico urbanistica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante la decisione di un Comune di conservare, per interesse pubblico urbanistica, un parcheggio multipiano edificato abusivamente e successivamente acquisito al patrimonio comunale. I proprietari confinanti, che ne chiedevano la demolizione, hanno impugnato la decisione del Consiglio di Stato. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione del giudice amministrativo sulla carenza di interesse dei vicini a impugnare l'atto di acquisizione non costituisce un diniego di giurisdizione. Inoltre, ha confermato che il controllo sulla logicità e congruità della motivazione addotta dal Comune per la conservazione dell'immobile rientra nel legittimo esercizio del potere giurisdizionale e non sconfina nel merito amministrativo.
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Accertamento induttivo per vendite online: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, derivanti da attività di compravendita abituale su una piattaforma online. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo utilizzato dall'Agenzia delle Entrate in assenza di scritture contabili e di dichiarazione dei redditi. Secondo i giudici, in tali circostanze, l'onere di dimostrare la non esistenza o la minore entità del reddito ricade sul contribuente stesso. La sentenza ribadisce inoltre il principio di autonomia dei singoli periodi d'imposta.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società impugnava un estratto di ruolo relativo a cartelle di pagamento mai notificate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando una nuova legge (jus superveniens) che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale, condizione non provata nel caso di specie. La decisione chiarisce che la nuova normativa si applica anche ai processi in corso.
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Nuova costruzione e distanze legali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che qualsiasi intervento di demolizione e ricostruzione che comporti un aumento di volume o una modifica della sagoma e della posizione dell'edificio deve essere qualificato come "nuova costruzione". Di conseguenza, tale intervento deve rispettare le distanze legali minime previste dalla normativa nazionale, senza che i regolamenti edilizi locali possano introdurre deroghe più favorevoli. Il caso riguardava una controversia tra proprietari confinanti in cui un edificio era stato ricostruito violando le distanze dal confine. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato una norma locale per interventi di restauro, ribadendo la prevalenza della nozione civilistica di nuova costruzione.
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Diniego di giurisdizione e limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che un'errata interpretazione della legge da parte del Consiglio di Stato non costituisce un diniego di giurisdizione. Il caso riguardava una casa di cura che contestava un tetto di spesa imposto da una Regione, sostenendo che l'accettazione di una "clausola di salvaguardia" nel contratto non potesse precludere il diritto di difesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo controllo si limita ai soli "limiti esterni" della giurisdizione, senza poter entrare nel merito delle scelte ermeneutiche del giudice amministrativo, e ha sanzionato la ricorrente per abuso del processo.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’interesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15905/2025, chiarisce i nuovi e stringenti limiti per l'impugnazione dell'estratto di ruolo. Un contribuente, ex socio di una società, aveva contestato un debito IVA appreso solo tramite estratto di ruolo, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), stabilendo che l'impugnazione è ammissibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici. In assenza di tale prova, il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse ad agire.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’azione
Un contribuente contesta un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, applicando una recente normativa. La decisione sottolinea che per l'impugnazione estratto di ruolo non basta la mancata notifica, ma è necessario dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, prova che nel caso specifico non è stata fornita.
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Notifica diretta atti tributari: valgono le norme postali
Una società ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per ICI non versata, sostenendo un vizio nella notifica dell'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in caso di notifica diretta atti tributari effettuata dall'ufficio a mezzo posta, si applicano le norme del servizio postale ordinario e non le più stringenti regole del codice di procedura civile. La notifica è valida quando l'atto giunge all'indirizzo del destinatario, a prescindere da specifiche qualifiche sul tagliando di ricezione.
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Responsabilità sindaco prospetto: la decisione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria irrogata da un'autorità di vigilanza finanziaria a un membro del collegio sindacale di un istituto di credito. Il caso riguarda l'omissione di informazioni cruciali in due prospetti informativi relativi ad aumenti di capitale. L'ordinanza chiarisce la natura della responsabilità del sindaco per il prospetto, affermando che il suo dovere di vigilanza non è meramente formale ma sostanziale, e che la colpa si presume, spettando al sindaco l'onere di provare di aver agito con la dovuta diligenza. La Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli su difetto di giurisdizione, natura penale della sanzione e violazione del contraddittorio.
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Commercio itinerante: legittimo il divieto per tutela
Due società di commercio itinerante, sanzionate per aver operato in un'area storica protetta di una grande città, hanno impugnato il provvedimento sostenendo la violazione delle norme sulla libera concorrenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il divieto di commercio itinerante è legittimo quando motivato da ragioni di pubblico interesse, come la tutela del patrimonio storico e culturale. Tale tutela, secondo la Corte, costituisce un valido motivo per limitare la libertà di iniziativa economica, prevalendo sulle norme a tutela della concorrenza.
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Accertamento induttivo: mutuo superiore al prezzo
Una società immobiliare ha subito un accertamento fiscale per maggiori redditi dopo aver dichiarato prezzi di vendita inferiori ai mutui ottenuti per le stesse operazioni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale accertamento induttivo, stabilendo che la discrepanza tra mutuo e prezzo dichiarato costituisce una presunzione grave, precisa e concordante che inverte l'onere della prova a carico del contribuente. Il ricorso della società è stato rigettato.
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Pubblicità legale: Cassazione annulla sentenza TSAP
Un'associazione religiosa ha impugnato un bando di gara per una concessione idroelettrica. Successivamente, ha presentato motivi aggiunti contro il provvedimento di concessione, ma il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) li ha dichiarati tardivi, considerando la pubblicazione online sul sito della Provincia come valida pubblicità legale. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione, stabilendo che la pubblicità legale online ha effetto solo se una norma di legge lo prevede espressamente. In assenza di tale norma, la semplice pubblicazione sul sito web dell'ente non fa decorrere i termini per l'impugnazione.
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