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Art. 100 Codice della Strada — Sezione Quinta Penale

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Recidiva e aumento di pena: serve motivazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due imputati condannati per falsificazione di targhe automobilistiche e installazione di apparati per intercettare le comunicazioni delle forze dell'ordine. Sebbene la responsabilità per i reati sia stata confermata, la Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio limitatamente all'applicazione della recidiva. I giudici hanno chiarito che l'aumento di pena legato alla recidiva non può essere un automatismo basato sui soli precedenti penali, ma richiede una motivazione specifica che dimostri la maggiore pericolosità sociale del soggetto e la sua insensibilità al dettato normativo.
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Targa prova contraffatta: i rischi penali
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di una targa prova contraffatta utilizzata da un privato cittadino. Nonostante la difesa invocasse una delega da parte di una società commerciale, i giudici hanno ribadito che l'autorizzazione è personale e non cedibile, rendendo l'uso di una copia un reato di falso.
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Targa contraffatta: quando il falso non è grossolano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due individui accusati di aver utilizzato una targa contraffatta, creata sovrapponendo una targa adesiva falsa a quella originale. Gli imputati sostenevano che il falso fosse talmente grossolano da non essere punibile. La Corte ha rigettato questa tesi, stabilendo che il reato sussiste poiché la falsificazione non era riconoscibile a prima vista ('ictu oculi'), ma ha richiesto un controllo fisico da parte della polizia per essere scoperta. Pertanto, la targa contraffatta possedeva la capacità di ingannare, integrando il reato di falso.
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Targa contraffatta: è reato, non illecito amm.vo
La Corte di Cassazione ha stabilito che modificare la propria targa con nastro adesivo per alterarne i caratteri costituisce reato di falsità materiale e non un semplice illecito amministrativo. Nel caso esaminato, un automobilista aveva trasformato la lettera 'H' in due 'I' per eludere i controlli di velocità. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la condotta integra il delitto previsto dal codice penale e che il falso non può considerarsi 'innocuo' quando mira a compromettere la funzione identificativa della targa. Di conseguenza, il sequestro probatorio della targa contraffatta è stato ritenuto legittimo.
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