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Violazione Sorveglianza Speciale

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 257 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 86% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 5%
  • Rigettato 9%
  • Inammissibile 86%
  • Altro 0%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 778%
  • Penale Sez. 121%
  • Penale Sez. 60%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 11929/2024in 13 provvedimenti
  • Cass. 58227/2018in 10 provvedimenti
  • Cass. 13518/2015in 8 provvedimenti
  • Cass. 11217/2014in 11 provvedimenti
  • Cass. 21284/2016in 21 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione della sorveglianza speciale: lavoro prima dell’orario
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno aveva la prescrizione di non uscire dalla propria abitazione prima delle ore 06:15. Durante un controllo dei Carabinieri alle ore 05:35, i militari hanno suonato a lungo il campanello senza ricevere risposta. L'uomo è stato poi rintracciato alle 06:00 sul luogo di lavoro autorizzato, giustificando la mancata risposta con la presenza in bagno o con l'anticipo lavorativo. I giudici di merito hanno accertato il reato di violazione della sorveglianza speciale, condannandolo a otto mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso: uscire prima dell'orario stabilito disattende l'ordine dell'autorità e integra il reato, senza che l'attività lavorativa successiva possa escludere la colpevolezza né giustificare un nuovo esame delle prove in sede di legittimità.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione inflitta a un imputato per la violazione sorveglianza speciale. Il difensore sosteneva che la misura fosse inefficace per la mancata rivalutazione della pericolosità sociale dopo un periodo di detenzione, richiamando la recente sentenza costituzionale n. 162/2024. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso qualificandolo come inammissibile e generico. L'imputato non ha specificato il titolo della privazione della libertà: mentre l'espiazione di una pena definitiva richiede una nuova verifica della pericolosità prima del ripristino della sorveglianza, la misura cautelare non sospende la presunzione di pericolosità. In mancanza di chiarimenti sul tipo di carcere patito, la misura è rimasta valida e la condanna è definitiva.
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Violazione della sorveglianza speciale: citofono rotto non scusa
La Corte d'appello ha condannato un uomo per la violazione della sorveglianza speciale per ventisette episodi in cui non si trovava in casa negli orari prescritti di notte. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che le forze dell'ordine non avevano verificato la sua effettiva assenza e che i genitori non avevano risposto al citofono a causa di un guasto dell'apparecchio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sorvegliato ha il dovere preciso di mettersi in condizione di consentire i controlli di polizia. Giustificarsi con un citofono rotto significa contestare i fatti e non un errore di legge.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanne multiple
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione ha subito quattro distinte condanne per il reato di violazione della sorveglianza speciale, essendosi allontanato ripetutamente da casa. La difesa ha impugnato le decisioni dinanzi alla Corte di Cassazione sostenendo che l'allontanamento iniziale configurasse un unico fatto illecito duraturo nel tempo e invocando, in subordine, l'applicazione della continuazione tra i reati per ridurre la sanzione. I giudici di legittimità hanno rigettato questa tesi, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che i controlli delle forze dell'ordine hanno accertato condotte distinte e autonome nel tempo. Inoltre, la mera volontà generica di disattendere le prescrizioni non dimostra un unico piano criminoso concordato all'origine, confermando le condanne e disponendo una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: la droga non è una scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre un anno di reclusione inflitta a un individuo sottoposto a misura di prevenzione. Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'uomo fuori dalla propria abitazione prima delle ore 7:00 del mattino, integrando la violazione della sorveglianza speciale. La difesa ha sostenuto che lo stato di tossicodipendenza escludesse la colpevolezza del soggetto, chiedendo la concessione delle attenuanti generiche e la cancellazione dell'aggravante della recidiva. I giudici supremi hanno respinto ogni tesi difensiva, qualificando la dipendenza da sostanze stupefacenti come inidonea a giustificare l'inadempimento delle prescrizioni imposte. Dichiarando il ricorso inammissibile, la Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: confermata la condanna
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione dell'obbligo di soggiorno nel proprio comune si è allontanato senza autorizzazione. I Carabinieri lo hanno fermato in un territorio diverso. I giudici di merito hanno inflitto una condanna a un anno e due mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale, negando le circostanze attenuanti generiche a causa della sua recidiva e dell'evidente insofferenza verso le prescrizioni dell'autorità. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione lamentando difetti di motivazione e la mancata concessione degli sconti di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, evidenziando che l'atto contestava mere valutazioni di fatto già risolte con logica dai giudici precedenti. La decisione rende definitiva la pena carceraria e condanna il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso de L'Imputato, condannato in appello alla pena di dieci mesi e venti giorni di reclusione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi ai giudici di legittimità lamentando vizi di motivazione, errata applicazione della legge e la mancata assunzione di una prova asseritamente decisiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione presentava motivi generici e si limitava a riproporre censure di fatto già ampiamente e correttamente esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna definitiva dell'imputato, disponendo a suo carico anche il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Assenza dal Lavoro: Non sempre violazione sorveglianza speciale
Un Lavoratore, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e autorizzazione a lavorare in un comune limitrofo in fasce orarie specifiche, è stato condannato per violazione sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la condanna. Il controllo della polizia giudiziaria aveva solo accertato l'assenza del Lavoratore dal luogo di lavoro nell'orario consentito, senza verificare se fosse rientrato a casa nel comune di residenza. Questo mancato approfondimento ha reso insufficiente la prova della violazione.
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Violazione sorveglianza speciale: l’atto basta, l’intenzione specifica no
Un Individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di rientrare a casa entro le 21:00, ha violato tale prescrizione. Condannato in primo e secondo grado per violazione sorveglianza speciale, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per integrare il reato è sufficiente il dolo generico, cioè la consapevolezza degli obblighi e la volontà di non rispettarli, senza necessità di un fine specifico. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione sorveglianza speciale: l’assenza notturna condanna
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, non è stato trovato in casa durante un controllo notturno delle forze dell'ordine. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena della reclusione per il reato previsto dall'articolo 75 del Codice Antimafia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insussistenza del reato per le sole prescrizioni accessorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la violazione sorveglianza speciale sussiste anche quando si infrangono le prescrizioni accessorie fissate dal giudice, come gli orari di rientro serale. L'imputato deve quindi scontare la pena e pagare la sanzione economica.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile, la Cassazione conferma
Un soggetto, già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato tale misura, allontanandosi senza autorizzazione e frequentando persone con precedenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esistenza della misura e l'eccessività della pena, oltre alla mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale dopo la scarcerazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le questioni non fossero state sollevate correttamente nei gradi precedenti o fossero infondate. La Corte ha confermato la validità della misura e la correttezza della determinazione della pena per la violazione sorveglianza speciale, riaffermando la discrezionalità del giudice di merito.
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Violazione della sorveglianza speciale: dormire non basta
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione non ha risposto al controllo domiciliare dei Carabinieri durante la notte. I militari hanno suonato ripetutamente al citofono in diversi orari senza ottenere risposta. I giudici hanno condannato il soggetto a un anno di reclusione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non aver sentito il campanello a causa di un sonno profondo e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i molteplici controlli a vuoto smentiscono la tesi del sonno e che la pericolosità soggettiva impedisce l'applicazione di sconti di pena. Il ricorrente deve scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Frequentare Pregiudicati costa caro
Un individuo, già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato tale misura frequentando ripetutamente "pregiudicati" (persone con precedenti penali). La Corte d'Appello aveva ribaltato un'assoluzione di primo grado, ritenendo che la violazione della sorveglianza speciale non richieda la frequentazione degli stessi soggetti, ma una pluralità di individui con precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile, confermando la condanna e l'interpretazione che il pericolo risiede nel mantenere legami con circuiti criminali.
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Violazione Sorveglianza Speciale: L’Errore non Scusa l’Inosservanza
Un individuo sottoposto a violazione sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è allontanato dal comune assegnato senza autorizzazione del Tribunale. Egli aveva comunicato lo spostamento ai Carabinieri, i quali lo avevano avvisato della necessità di una specifica autorizzazione. L'imputato ha sostenuto di aver agito in errore, convinto che la sola comunicazione fosse sufficiente, adducendo basso livello di istruzione e un lutto familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, affermando che l'errore sul contenuto del precetto penale non è scusabile quando l'imputato era stato esplicitamente informato dell'obbligo di ottenere l'autorizzazione. La condanna è stata confermata.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è stato accusato del reato di violazione della sorveglianza speciale per essersi allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio in diverse occasioni. La Corte d'Appello ha confermato la penale responsabilità dell'imputato e ha negato la concessione delle attenuanti generiche. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando sia la legittimità della misura di prevenzione originaria sia il mancato sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni contro la misura di prevenzione devono essere fatte valere nel procedimento di prevenzione e non nel processo penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avrebbero dovuto rivalutare la sua pericolosità sociale a causa del periodo di detenzione sofferto, contestando anche l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la carcerazione subita era stata di breve durata e non giustificava un nuovo esame della pericolosità. Inoltre, la condotta ripetuta nel violare le prescrizioni dimostra una marcata propensione a delinquere e un consapevole disprezzo per le autorità. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: assenza notturna e farmaci, la Cassazione decide
Un individuo sottoposto a sorveglianza speciale è stato condannato per aver violato l'obbligo di permanenza domiciliare, non essendo stato trovato in casa dagli agenti di polizia durante le ore notturne. L'uomo si è difeso sostenendo di non aver sentito il campanello a causa degli effetti collaterali di farmaci. Tuttavia, la Corte ha accertato che la prescrizione di tali farmaci era successiva ai fatti contestati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando la condanna e ribadendo che la violazione sorveglianza speciale non può essere giustificata con argomentazioni fattuali già valutate nei gradi precedenti.
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Violazione della sorveglianza speciale: pena minima e ricorso
Un cittadino ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna a tre mesi di arresto per il reato di violazione della sorveglianza speciale. La pena base era stata fissata in sei mesi, poi ridotta della metà per la scelta del giudizio abbreviato. Il ricorrente lamentava la carenza di motivazione in merito alla mancata applicazione del minimo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che sei mesi di arresto rappresentano già il minimo assoluto previsto dalla legge per tale fattispecie, rendendo impossibile un'ulteriore riduzione senza ulteriori specifiche attenuanti non contestate. La Corte ha condannato l'interessato alle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: basta non rispondere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo sottoposto a misura di prevenzione. L'accusa contestava la violazione della sorveglianza speciale per mancato rientro a casa entro le ore 21:00. I Carabinieri si erano recati per due volte nella notte presso l'abitazione dell'imputato, suonando il campanello e bussando con insistenza senza ricevere alcuna risposta. La difesa sosteneva l'insufficienza probatoria per la mancanza di un appostamento continuativo e ipotizzava un allontanamento per ragioni di salute. I giudici hanno stabilito che i ripetuti controlli a vuoto costituiscono indizi gravi, precisi e concordanti dell'assenza notturna, in mancanza di idonea certificazione medica contraria. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Cassazione Conferma Condanna
Un individuo è stato condannato per violazione della sorveglianza speciale. Aveva lasciato il comune di residenza (Prato) ed era stato trovato a Bologna, guidando senza patente in orario notturno. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile, ribadendo che la violazione degli obblighi specifici della sorveglianza speciale, come il divieto di allontanamento, costituisce un reato grave. La sentenza ha escluso la possibilità di applicare la speciale tenuità dell'offesa, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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