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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione — Anno 2023

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Altri anni per Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: zero spese se il sequestro cade
Un indagato ha proposto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre 1,4 milioni di euro disposto per reati di truffa e riciclaggio. Successivamente, il tribunale ha revocato la misura cautelare. La difesa ha quindi presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia, ma ha stabilito che l'indagato non deve pagare le spese processuali né la sanzione alla Cassa delle Ammende. Poiché la perdita di interesse è avvenuta dopo la presentazione del ricorso, non si configura una responsabilità per soccombenza.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese senza interesse
Il Tribunale disponeva l'allontanamento di un dipendente da un'azienda sottoposta a misura di prevenzione antimafia. Il lavoratore impugnava il provvedimento ritenendolo anomalo. Successivamente, cessata la misura di amministrazione giudiziaria sull'azienda, il dipendente presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, accogliendo la rinuncia senza addebitare le spese processuali, poiché è venuto meno l'interesse concreto a ottenere una decisione sul provvedimento originario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente raddoppio tassa
Un Comune ha notificato a un'Azienda pubblicitaria un avviso di liquidazione per il pagamento di un maggiore importo relativo al canone per l'installazione di mezzi pubblicitari. Dopo la decisione d'appello favorevole all'Azienda, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per rinuncia e ha stabilito che non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura sanzionatoria si applica infatti solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a tasse e spese
Un dipendente pubblico ha contestato una trattenuta del 2,5% sulla propria busta paga, applicata dall'Amministrazione per garantire la parità di trattamento tra vecchi e nuovi assunti. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, tuttavia, il lavoratore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità. Nessuno ha vinto la causa di merito, ma il processo si è concluso senza ulteriori spese per il ricorrente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: spese sì, raddoppio tasse no
Il Liquidatore di una società ha impugnato la sentenza di fallimento proponendo un regolamento di competenza. Successivamente, ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione che non è stato notificato alla controparte. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale atto, pur non rispettando le formalità di legge, rappresenta una chiara manifestazione di volontà che determina un sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali, ma escludendo il raddoppio del contributo unificato poiché l'inammissibilità è sopravvenuta e non originaria.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la ditta resta sequestrata
Un imprenditore ha impugnato il sequestro preventivo della propria ditta individuale, disposto in relazione al reato di trasferimento fraudolento di valori. Successivamente, l'imprenditore ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia, che costituisce un atto irrevocabile e formale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle Ammende, non essendoci elementi per escludere la colpa nella presentazione del ricorso originario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul debito
I Debitori avevano proposto opposizione contro un decreto ingiuntivo ottenuto dai Creditori. Dopo la sentenza della Corte d'Appello, i Debitori hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte si riunisse in camera di consiglio, i Debitori hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza alcuna decisione sulle spese processuali poiché i Creditori non avevano svolto attività difensiva in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che chiude la lite
Il Ricorrente e la Società Ricorrente hanno proposto ricorso contro una sentenza d'appello. Prima dell'udienza, le parti hanno depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla Società di Cartolarizzazione controricorrente, concordando la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti attive.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Ministero si arrende
Il Ministero della Giustizia aveva proposto ricorso in Cassazione contro un provvedimento del Tribunale di Napoli favorevole a un cittadino. Successivamente, l'amministrazione pubblica ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte è rimasta inattiva, decidendo di non costituirsi in giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, non è stata emessa alcuna condanna alle spese e non è dovuto alcun pagamento aggiuntivo per il contributo unificato. Il provvedimento del tribunale diventa così definitivo a favore del cittadino.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione evitata
L'Indagato ha proposto ricorso per cassazione contro la misura cautelare del divieto di dimora applicata per presunte frodi carosello. Successivamente, il Giudice per le indagini preliminari ha revocato tale misura. Di conseguenza, il difensore dell'Indagato ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, essendo venuto meno l'interesse a impugnare il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per rinuncia, condannando il ricorrente alle sole spese processuali ed escludendo la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, poiché la rinuncia è dipesa da un evento successivo e favorevole all'indagato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: definitiva la condanna a 20 anni
Il Ricorrente era stato condannato in appello a venti anni di reclusione per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Il suo difensore ha inizialmente proposto ricorso in Cassazione contestando la credibilità dei collaboratori di giustizia e l'applicazione delle aggravanti. Tuttavia, prima dell'udienza, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente spese se c’è beneficio
Il Tribunale di sorveglianza respingeva l'istanza di differimento pena proposta da Il Condannato. Quest'ultimo proponeva ricorso per cassazione. Nelle more del giudizio, Il Condannato otteneva la detenzione domiciliare per altra via, rendendo superflua la decisione. Il difensore presentava quindi formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché il venir meno dell'interesse non equivale a una sconfitta processuale, la Corte ha stabilito che non si applica alcuna condanna alle spese del procedimento o al pagamento della sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza multe.
Una società consorziata ha impugnato una delibera davanti ai giudici di merito. Dopo una decisione sfavorevole in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal consorzio. Le parti hanno chiesto l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato poiché l'estinzione per rinuncia esclude tale sanzione fiscale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente spese se tempestiva
Il Tribunale di Milano confermava l'aggravamento della misura cautelare per l'Imputato. Quest'ultimo proponeva ricorso per cassazione ma, due giorni dopo il deposito, presentava formale dichiarazione di rinuncia presso lo stesso Tribunale del riesame. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, data la quasi totale contemporaneità tra la presentazione del ricorso e la sua rinuncia, avvenuta prima della trasmissione degli atti alla Suprema Corte, i giudici hanno escluso la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: revocato il fondo
Il caso nasce dall'impugnazione di un atto costitutivo di fondo patrimoniale da parte di una società creditrice, che ne aveva ottenuto la revoca in appello. Il debitore ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte per contestare la decisione. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. La rinuncia al ricorso in Cassazione ha comportato la fine del giudizio senza alcuna decisione sui motivi di merito e senza alcuna condanna alle spese legali per le parti, confermando l'efficacia della precedente sentenza di revoca del fondo patrimoniale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: datore cede, lei vince
Una lavoratrice ha ottenuto nei primi due gradi di giudizio il riconoscimento dell'inquadramento superiore e delle relative differenze retributive. Il datore di lavoro ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione. Successivamente, lo stesso datore di lavoro ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, manifestando la mancanza di interesse a proseguire la causa. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la lavoratrice ha ottenuto la vittoria definitiva, confermando i diritti già riconosciuti nei precedenti gradi di giudizio, senza che si procedesse alla liquidazione delle spese di questa fase poiché la dipendente non si era costituita.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta e spese azzerate
Una lavoratrice ha promosso un giudizio contro un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere differenze retributive legate al suo inquadramento come dirigente. Dopo i rigetti in primo e secondo grado, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'ente sanitario ha accettato la rinuncia, concordando anche sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna pronuncia sulle spese processuali, chiudendo definitivamente la vicenda senza entrare nel merito della pretesa economica originaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite sull’olio
Un'azienda importatrice di olio ha impugnato un avviso di pagamento dell'Agenzia delle Dogane relativo al regime di perfezionamento attivo. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'azienda ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, non avendo più interesse a proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha preso atto della decisione e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito della contestazione doganale, e i giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali tra le parti, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla servitù
I Ricorrenti hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello che negava loro i diritti di passaggio carraio e pedonale su un fondo di proprietà della Controricorrente. Successivamente, i Ricorrenti hanno presentato formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, a cui la Controricorrente ha aderito. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese di lite tra le parti, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito della servitù di passaggio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo cancella la lite
Una lavoratrice ha proposto ricorso contro la sentenza d'appello favorevole all'azienda. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno firmato un accordo transattivo per risolvere amichevolmente la controversia. La lavoratrice ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie all'accordo bilaterale, i giudici non hanno disposto alcuna condanna al pagamento delle spese di giudizio. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'estinzione del processo esonera la parte ricorrente dal versamento del raddoppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione tributaria non si applica in caso di rinuncia accettata.
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