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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione — Anno 2026

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e sanzione
L'Imputato presenta ricorso contro la sentenza della Corte di Appello contestando vizi nella motivazione sulla sua responsabilità. Prima della discussione, il difensore comunica il sopravvenuto disinteresse e deposita la dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'atto difensivo e dichiara il ricorso inammissibile. Il Collegio non esamina il merito della condanna precedente. I giudici applicano le norme del codice di rito e condannano il ricorrente al rimborso delle spese processuali. L'Imputato deve inoltre versare la somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende per aver attivato e poi interrotto il giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite chiusa senza spese
Un agente di commercio ha citato in giudizio la società preponente per ottenere differenze provvigionali e le indennità connesse alla fine del rapporto, affermando di essersi dimesso per giusta causa a causa di reiterati ritardi nei pagamenti. I giudici di merito hanno accolto solo la richiesta delle provvigioni arretrate, escludendo la sussistenza della giusta causa e respingendo le indennità di fine mandato. L'agente ha impugnato la decisione, ma durante il giudizio di legittimità l'azienda è stata assoggettata a liquidazione giudiziale. A fronte della nuova situazione patrimoniale, il lavoratore ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, prontamente accettata dal curatore della società previa autorizzazione del giudice delegato. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo estintivo, dichiarando chiuso il processo senza alcuna condanna alle spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e doppio contributo
La società concessionaria di uno specchio acqueo e di una piattaforma marina riceveva un avviso di accertamento IMU per l'anno 2014 dall'ente di riscossione locale, che pretendeva oltre quarantamila euro tra imposta, sanzioni e interessi. Dopo due gradi di merito sfavorevoli, la contribuente impugnava la decisione dinanzi ai giudici di legittimità. Nelle more del procedimento, la società ha tuttavia depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, tempestivamente accettata dalla controparte pubblica con accordo sulla compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha preso atto della concorde volontà difensiva, dichiarando estinto il giudizio e stabilendo che l'abbandono concordato della lite evita l'obbligo di versare il doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e doppio tributo
Una società concessionaria di uno specchio acqueo riceveva un avviso di accertamento dal concessionario comunale per il pagamento dell'IMU su una piattaforma marina. I giudici tributari di merito confermavano la pretesa fiscale, respingendo le censure societarie sull'assoggettabilità del bene. La contribuente decideva quindi di adire la Suprema Corte, ma prima dell'udienza formalizzava una rinuncia al ricorso per cassazione, tempestivamente accettata dalla controparte con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo la compensazione integrale delle spese di lite e confermando che l'estinzione per rinuncia esonera il rinunciante dall'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop lite ed esenzione spese
Un istituto di credito ha promosso ricorso davanti ai giudici di legittimità per impugnare una sentenza sfavorevole della Corte d'Appello. Il cittadino controricorrente ha depositato le proprie difese per resistere alla domanda. Poco prima dell'udienza fissata in camera di consiglio, la banca ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta dal proprio difensore e munita del visto di accettazione del legale di controparte. Le parti hanno concordato la compensazione integrale delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Il Collegio ha chiarito che l'atto di rinuncia non richiede obbligatoriamente l'accettazione altrui per produrre effetti e chiude la lite rendendo definitiva la sentenza impugnata. I magistrati hanno escluso la sanzione del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo chiuso con sanzione
Un imputato in custodia cautelare in carcere chiedeva gli arresti domiciliari, evidenziando il lavoro svolto e un accordo sulla pena. Dopo il rigetto dell'appello cautelare, presentava ricorso alla Suprema Corte. Pochi giorni prima dell'udienza, il difensore munito di apposita procura depositava la rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione e ha condannato l'imputato alle spese del giudizio e a una sanzione di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: zero spese senza soccombenza
Un indagato sottoposto agli arresti domiciliari per reati tributari e associazione per delinquere presenta impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Nel corso del giudizio, il giudice sostituisce la restrizione domestica con il semplice obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Venuto meno l'interesse a contestare la custodia in casa, l'indagato deposita formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici stabiliscono inoltre che l'indagato non deve versare le spese processuali né la sanzione economica alla Cassa delle ammende, poiché la perdita di utilità del giudizio non deriva da sua colpa e non costituisce una soccombenza.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta a spese zero
La vicenda nasce dall'impugnazione di una pronuncia d'appello milanese davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente aveva sollevato otto motivi di censura contro la decisione sfavorevole, mentre le controparti, tra cui i soggetti danneggiati e la compagnia assicurativa, avevano depositato regolari controricorsi per difendere la validità della sentenza precedente. Nelle more del procedimento, le parti hanno raggiunto un assetto concordato della lite. Il ricorrente ha quindi depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione specificando la compensazione delle spese di lite. Tutte le controparti hanno formalmente notificato e depositato la propria accettazione della rinuncia. I Supremi Giudici hanno preso atto della concorde volontà espressa e hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia, senza pronunciare alcuna condanna economica relativa alle spese legali sostenute.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla causa senza spese
Tre lavoratori hanno impugnato davanti alla Corte di Cassazione la decisione della Corte d'Appello favorevole a una fondazione teatrale. Prima della decisione dei giudici, i dipendenti hanno notificato l'atto formale di rinuncia al ricorso in Cassazione. L'ente resistente, difeso dall'Avvocatura dello Stato, ha formalizzato la propria adesione alla chiusura del contenzioso. I giudici supremi hanno accertato la regolarità della procedura e la volontà concorde delle parti di porre fine alla disputa. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato estinto il processo senza condannare nessuna delle parti al rimborso delle spese legali, azzerando ogni pendenza processuale tra i lavoratori e il datore di lavoro.
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Distanze minime: la rinuncia al ricorso per cassazione e i costi
Due comproprietarie agiscono contro le società vicine per l'ampliamento di un hotel a meno di tre metri dal confine e a meno di sei metri dalle finestre, violando la distanza minima di dieci metri. I giudici di secondo grado accertano la violazione e condannano le imprese a risarcire il danno per ogni anno di abuso. Le società costruttrici impugnano la pronuncia, ma, dopo una proposta di definizione accelerata per un vizio formale e la richiesta di decisione, formalizzano la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio. L'abbandono dell'impugnazione produce pieno effetto, evitando sanzioni pecuniarie aggravate e il raddoppio del contributo unificato, ma obbliga le società a rimborsare le spese legali ai vicini.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione e spese
Una società a responsabilità limitata riceveva una cartella esattoriale per oltre sessantamila euro legata a tributi locali non versati. L'impresa impugnava l'atto, ma i giudici tributari confermavano il debito sia in primo che in secondo grado. La società proponeva quindi impugnazione dinanzi alla Suprema Corte. Nelle more del procedimento, la compagine societaria veniva cancellata dal Registro delle Imprese. Il legale dell'ente depositava quindi una rinuncia al ricorso per cassazione comprovata da visura camerale. L'ente creditizio non aderiva formalmente a tale scelta. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La Corte ha condannato la società rinunciante a rimborsare le spese legali all'agente della riscossione, escludendo però l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al caso ma scatta la multa
Un detenuto aveva impugnato il diniego del Tribunale di Sorveglianza riguardante le richieste di affidamento in prova e di semilibertà. Successivamente, l'interessato ha sottoscritto personalmente una dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione direttamente dal carcere. La Suprema Corte ha preso atto del ritiro volontario dell'impugnazione e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Tale scelta processuale ha comportato conseguenze economiche negative per l'interessato: i giudici lo hanno condannato al pagamento delle spese vive di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, confermando che il ritiro del ricorso non esonera dagli oneri di giustizia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna e sanzione
Un uomo condannato per due episodi di furto aggravato ha presentato impugnazione dinanzi alla Corte Suprema. Successivamente, durante la detenzione in carcere, ha scelto di depositare una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto della scelta del condannato e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La rinuncia al ricorso per cassazione comporta conseguenze economiche dirette per chi la presenta. I giudici hanno quindi condannato l'imputato a pagare integralmente le spese del procedimento e a versare cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: resta in cella
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati di criminalità organizzata impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame. Successivamente, tramite apposita dichiarazione resa presso la struttura detentiva, l'uomo decide di formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'atto di recesso presentato dal detenuto e dichiara inammissibile l'impugnazione. A seguito della decisione, l'indagato resta ristretto nell'istituto penitenziario e subisce la condanna al pagamento delle spese legali del procedimento, oltre al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: causa chiusa ma spese dovute
Alcuni lavoratori socialmente utili hanno promosso una causa contro il Ministero per ottenere differenze retributive e l'inquadramento come ausiliari. Dopo il rigetto nei gradi di merito, i dipendenti hanno adito la Suprema Corte, ma hanno poi depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, domandando la compensazione delle spese. L'amministrazione ha resistito non accettando la rinuncia. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio evidenziando che l'abbandono dell'impugnazione non necessita dell'accettazione della controparte. In applicazione del principio di causalità, la Corte ha condannato i lavoratori a rimborsare tremila euro di spese processuali alla difesa statale, escludendo il raddoppio del contributo tributario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo chiuso con sanzione
Un condannato aveva impugnato il diniego del Tribunale di Sorveglianza relativo a una misura alternativa alla detenzione, chiedendo l'affidamento al servizio sociale o terapeutico. Successivamente, la difesa ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto del ritiro dell'impugnazione, dichiarando il procedimento inammissibile a norma di legge. La chiusura anticipata dell'azione legale non ha tuttavia azzerato le spese processuali a carico dell'interessato. I giudici hanno infatti condannato la parte rinunciante al pagamento dei costi della procedura e a una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, parametrando la somma proprio alla tempestività del recesso processuale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: spese sì ma niente sanzione
Un imputato accusato del delitto di riciclaggio concordava con l'autorità giudiziaria l'applicazione della pena tramite patteggiamento. Successivamente, la difesa presentava impugnazione dinanzi alla Corte di Cassazione, ma depositava subito dopo un atto di rinuncia sottoscritto dal difensore munito di apposita procura speciale. I Supremi Giudici hanno esaminato l'atto senza udienza e hanno dichiarato la formale inammissibilità dell'impugnazione. A seguito della rinuncia al ricorso per cassazione, l'interessato deve rimborsare le spese processuali ordinarie dello Stato. Tuttavia, la Suprema Corte ha escluso la condanna al versamento della somma pecuniaria verso la Cassa delle ammende, valorizzando la tempestività dell'atto di recesso depositato prima della trattazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: pena confermata e sanzione
Il Tribunale, in qualità di giudice dell'esecuzione, ha revocato una precedente ordinanza che dichiarava estinta la pena di un condannato. Accogliendo l'istanza del Pubblico Ministero, il giudice ha rideterminato la condanna a undici anni e sei mesi di reclusione, oltre a una multa. Il condannato ha presentato impugnazione denunciando vizi di motivazione e violazioni di legge. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di mandato speciale, ha depositato formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'atto a causa della rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese vive di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro alla Cassa delle Ammende per la condotta processuale tenuta.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fine lite ma spese da pagare
Due imprese partecipanti a una gara di appalto avevano impugnato la decisione del Consiglio di Stato dinanzi alle Sezioni Unite. Nelle more del procedimento, l'autorità garante della concorrenza ha chiarito l'insussistenza di violazioni e l'appalto è giunto quasi al termine. Ritenendo venuto meno l'interesse pratico a subentrare nell'esecuzione, le imprese hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese. La società appaltante controricorrente ha preso atto dell'abbandono della causa, domandando tuttavia la rifusione integrale dei propri oneri legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. I giudici hanno chiarito che l'estinzione scatta a prescindere dall'assenso della controparte, ma l'assenza di accordo sulla compensazione impone la condanna alle spese in capo alle imprese rinuncianti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esito e sanzione
L'Imputato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, ha impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Corte Suprema. Successivamente, il suo difensore ha depositato un atto formale di rinuncia prima della trasmissione del fascicolo a Roma. L'obiettivo della difesa consisteva nell'ottenere rapidamente il passaggio in giudicato della sentenza per consentire la corretta formazione del titolo esecutivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa del tempestivo disinteresse processuale manifestato dalla parte. I magistrati hanno chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione comporta inevitabilmente la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, fissata in cinquecento euro. Non sussiste alcuna differenza tra l'inammissibilità ordinaria e quella derivante dall'abbandono volontario dell'atto.
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