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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione — Anno 2023

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Altri anni per Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite per mille euro
Un cliente ha ottenuto dal Tribunale la condanna di una ditta di serramenti alla restituzione di mille euro. Successivamente, il cliente ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi deciso di depositare un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La ditta intimata non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di legittimità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la precedente sentenza di condanna e non disponendo alcuna condanna alle spese poiché la controparte non si è costituita.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna definitiva a 6 anni
Un imputato, condannato in appello a sei anni di reclusione per tentato omicidio, lesioni, violazione di domicilio e resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore, munito di procura speciale, ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile ai sensi dell'articolo 591 del codice di procedura penale. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: accordo tra banca e privati
Nel giudizio che vedeva contrapposti un Istituto Bancario e un Ente Religioso insieme ad alcuni Privati, entrambe le parti hanno deciso di porre fine alla controversia. L'Istituto Bancario ha presentato una formale rinuncia al ricorso principale, mentre l'Ente Religioso e i Privati hanno rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Corte di Cassazione, preso atto delle dichiarazioni sottoscritte personalmente dalle parti e dai loro difensori, ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie alla firma congiunta dell'atto, che equivale ad accettazione reciproca, la Corte ha escluso la condanna alle spese di giudizio per entrambe le parti, applicando l'articolo 391 del codice di procedura civile. Questo accordo di rinuncia al ricorso in Cassazione ha chiuso definitivamente la lite senza vincitori né vinti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo evita le spese
Il Ricorrente ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la sentenza d'appello in materia di servitù. Prima dell'udienza, lo stesso Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. Il Controricorrente ha aderito a tale rinuncia, concordando la compensazione delle spese di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando che la rinuncia al ricorso per cassazione è un atto unilaterale recettizio che non necessita di accettazione per essere efficace. Grazie all'accordo tra le parti, la Corte non ha emesso alcuna condanna alle spese, dichiarando estinto il giudizio senza addebiti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa caro
Il Ricorrente ha presentato ricorso contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha deciso di fare marcia indietro. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta, che configura una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato l'uomo al pagamento delle spese del processo, oltre a una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: dalla difesa alla sanzione
L'Imputato, condannato in appello per i reati di rapina e furto con strappo, proponeva ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando la mancata valutazione di cause di proscioglimento e l'errata applicazione di una circostanza aggravante. Prima dell'udienza di discussione, l'Imputato presentava formalmente, tramite posta elettronica certificata, una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta rinuncia al ricorso per Cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite doganale
Un'azienda importatrice ha impugnato gli avvisi di rettifica dell'Ufficio Doganale relativi a dazi e IVA sull'importazione temporanea di olio d'oliva in regime di perfezionamento attivo. Dopo le decisioni sfavorevoli dei giudici di merito, che hanno confermato le violazioni doganali basandosi sulle controanalisi dell'ufficio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, l'importatrice ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, dichiarando il sopravvenuto difetto di interesse alla prosecuzione della causa. La Suprema Corte ha preso atto di tale volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo fatto e zero sanzioni
Un professionista ha impugnato una cartella esattoriale per contributi previdenziali richiesti dalla propria Cassa di previdenza. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il professionista ha proposto ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la questione dei contributi arretrati. Di conseguenza, il professionista ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla Cassa con accordo sulle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, il ricorrente non deve pagare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’appalto
Un ente pubblico affida a un'impresa lavori di manutenzione edilizia. A causa di ripetute sospensioni dei lavori dovute a varianti in corso d'opera e controlli amministrativi, l'impresa chiede il risarcimento dei danni. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano l'ente pubblico al pagamento di oltre 700.000 euro. L'ente propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti raggiungono un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, l'ente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: tirarsi indietro costa caro
Il Ricorrente ha impugnato un decreto emesso dal Giudice di Sorveglianza. Successivamente, lo stesso soggetto ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso per Cassazione comporta comunque, per legge, la condanna al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende. I giudici di legittimità hanno quantificato tale sanzione pecuniaria in cinquecento euro, non essendovi distinzioni normative tra le diverse cause di inammissibilità. Vince lo Stato, mentre il cittadino rinunciante deve pagare le spese e la sanzione.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite con le banche
Due debitori hanno impugnato in Cassazione la sentenza d'appello che aveva parzialmente accolto l'azione revocatoria promossa da due banche creditrici. Nel corso del giudizio, i debitori hanno depositato formale rinuncia al ricorso in Cassazione nei confronti di entrambi gli istituti di credito. Le banche resistenti hanno aderito alla rinuncia, chiedendo la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato interamente le spese tra le parti. Ha inoltre specificato che non si può disporre d'ufficio la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale in assenza di un'espressa richiesta delle parti interessate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il debitore paga le spese
Un debitore e sua moglie avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni. Alcuni istituti bancari creditori hanno promosso con successo un'azione revocatoria per rendere inefficace tale vincolo. Il debitore ha impugnato la decisione sfavorevole dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Poiché le banche resistenti non hanno formalmente accettato la rinuncia, la Suprema Corte ha dovuto dichiarare l'estinzione del giudizio e liquidare le spese. In applicazione delle norme processuali, la Corte ha condannato il debitore rinunciante al pagamento delle spese di giudizio in favore delle controparti, confermando che chi rinuncia deve farsi carico dei costi legali sostenuti dai resistenti.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: l’accordo spegne la lite
A seguito di un tragico incidente stradale che ha causato la morte di un uomo, la Corte d'Appello ha condannato il Conducente e il Co-responsabile a risarcire i Familiari della Vittima. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Tuttavia, prima che la Suprema Corte si pronunciasse, il Conducente ha presentato formale rinuncia al ricorso per Cassazione, accettata dai Familiari della Vittima. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti. La rinuncia ha così posto fine alla vicenda giudiziaria, confermando l'accordo transattivo tra le parti e determinando la chiusura del processo senza una nuova decisione sul merito del risarcimento.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne lo scontro
Una datrice di lavoro ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava inefficace il licenziamento di un dipendente, condannandola al risarcimento dei danni e al pagamento del TFR. Prima dell'udienza in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. La datrice ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Una società committente si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto dalla curatela fallimentare di un'impresa appaltatrice per il pagamento del saldo di un appalto. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società committente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ricorrente deposita formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla curatela fallimentare. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, senza provvedere sulle spese di lite, conformemente all'accordo raggiunto tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sui compensi
Un gruppo di lavoratori impiegati in lavori socialmente utili presso un'università ha richiesto il ricalcolo del compenso integrativo per le ore di lavoro extra, pretendendo l'inclusione della tredicesima e dell'indennità di ateneo. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, i lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, i lavoratori hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'università con accordo sulla compensazione delle spese. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito della questione retributiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta ma spese dovute
Una società in liquidazione, dopo la dichiarazione di fallimento dovuta all'inammissibilità della proposta di concordato preventivo, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la stessa società ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La curatela fallimentare e il creditore non hanno accettato la rinuncia, eccependo inoltre che il ricorso era stato notificato oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ma ha condannato la società ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore dei controricorrenti, poiché la rinuncia non è stata accettata e il ricorso era comunque inammissibile in quanto tardivo.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese
L'Imputata, inizialmente sottoposta a custodia cautelare in carcere per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento. Nel corso del procedimento, il giudice ha sostituito la misura del carcere con quella più lieve degli arresti domiciliari. A seguito di questo provvedimento favorevole, L'Imputata ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, non avendo più un interesse concreto a impugnare la precedente decisione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, escludendo la condanna alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il ripensamento costa 3000 euro
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza del Tribunale di Torino, ma successivamente ha depositato formale rinuncia all'impugnazione con firma autenticata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa di questa rinuncia. Non essendoci elementi per escludere la colpa del Ricorrente nella determinazione dell'inammissibilità, i giudici lo hanno condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La rinuncia al ricorso per cassazione non esonera infatti dalle sanzioni pecuniarie previste dalla legge.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
L'Ente Previdenziale ha proposto opposizione contro il Fallimento di una società cooperativa per il mancato riconoscimento di crediti contributivi superiori a tre milioni di euro. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, l'Ente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo e l'Ente ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Fallimento con compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Vince l'Ente Previdenziale che evita il pagamento della sanzione tributaria.
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