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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione — Anno 2023

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Altri anni per Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso in Cassazione: si estingue la lite sul debito
Una banca ha notificato un precetto di pagamento a due debitori sulla base di un vecchio decreto ingiuntivo. I debitori hanno proposto opposizione e la Corte d'appello ha dato loro ragione, dichiarando l'inesistenza del diritto della banca di procedere con l'esecuzione forzata. La banca ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio, il credito è stato ceduto a una nuova società finanziaria. Quest'ultima ha deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dai debitori che hanno rinunciato al loro controricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del processo, senza alcuna condanna alle spese giudiziarie.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite societaria
Un ex amministratore delegato impugna la revoca del suo mandato e chiede il risarcimento dei danni e la risoluzione del patto di non concorrenza. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, l'ex amministratore propone ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, il ricorrente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società controricorrente. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese, poiché l'accordo tra le parti esclude la necessità di regolare le spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite doganale
L'Agenzia delle Dogane emetteva un avviso di accertamento contro L'Azienda importatrice per presunta sottofatturazione di calzature dalla Cina. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, L'Azienda proponeva ricorso per cassazione contro la decisione di rigetto della revocazione. Successivamente, L'Azienda presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'Agenzia delle Dogane. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando interamente le spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: come evitare le spese legali
I Ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello, che li vedeva contrapposti alla Banca e alla Società Cessionaria del credito. Successivamente, I Ricorrenti hanno depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Società Cessionaria ha accettato tale rinuncia apponendo il proprio visto senza riserve. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché la controparte ha sottoscritto la rinuncia senza sollevare obiezioni, la Corte ha stabilito che non vi è luogo a provvedere sulle spese di giudizio, confermando che l'accettazione senza riserve equivale a una rinuncia implicita alla condanna alle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Un istituto bancario ha proposto ricorso contro un ente pubblico locale per contestare la condanna al pagamento di somme legate a contratti finanziari derivati (swap). Successivamente, la banca ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura sanzionatoria si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al caso ma con multa
Il Ricorrente, condannato nei gradi precedenti per rapina e violazione delle misure di prevenzione antimafia, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, lo stesso ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa della rinuncia. I giudici hanno chiarito che la rinuncia non esonera il ricorrente dalle conseguenze economiche del processo. Di conseguenza, applicando l'articolo 616 del codice di procedura penale, la Corte ha condannato l'uomo al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, ravvisando profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite tra soci
Alcune aziende agricole socie impugnavano la loro esclusione da una cooperativa agricola, deliberata per violazione dell'obbligo statutario di produrre e conferire pomodori. Dopo che il lodo arbitrale e la Corte d'Appello avevano confermato la legittimità dell'esclusione, i soci proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, i soci hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla cooperativa, con contestuale accordo sulle spese di lite. La Suprema Corte ha preso atto di tale accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga le spese di lite?
Il Lavoratore ha impugnato la sentenza d'appello che escludeva alcune indennità dal calcolo del TFR. Durante il giudizio, il suo difensore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo la compensazione delle spese. L'Azienda ha preso atto della rinuncia ma non ha accettato la compensazione, chiedendo la condanna del ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati anche senza accettazione della controparte. Tuttavia, in mancanza di accordo sulla compensazione, il rinunciante deve essere condannato al pagamento delle spese di lite. Il Lavoratore è stato quindi condannato a rifondere le spese del giudizio di legittimità in favore dell'Azienda.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibile ma senza sanzioni
Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi esattoriali e ha presentato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, l'atto non è stato notificato alla controparte come richiesto dalla legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancanza di notifica impedisce l'estinzione formale del processo, ma determina comunque l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, compensato le spese e stabilito che non è dovuto il doppio contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta a causa dell'adesione alla sanatoria fiscale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop all’ICI senza sanzioni
Un Comune ha impugnato la decisione che riconosceva a un Consorzio Universitario l'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili (ICI). Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'amministrazione comunale ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata anche dall'ente universitario. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia determina la fine del processo e la compensazione delle spese. Inoltre, in questa ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la libertà negata costa cara
Il Detenuto ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova al servizio sociale. Successivamente, lo stesso Detenuto ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione presso l'Ufficio Matricola del carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza formalità di procedura, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro.
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Rinuncia al ricorso per cassazione senza doppia tassa
Una società immobiliare ha impugnato la richiesta di pagamento di oltre cinquemila euro per contributi di bonifica avanzata da un consorzio. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per chiudere la lite. La società ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e ha chiarito un principio fondamentale: in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo fatto e zero sanzioni
Una Società Immobiliare ha impugnato la richiesta di pagamento di oltre cinquemila euro inviata da un Consorzio di Bonifica per contributi relativi ad alcuni fabbricati. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, la società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la rinuncia non equivale a una sconfitta processuale. Ciascuna parte sopporta le proprie spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: nessun raddoppio di tasse
Un Istituto di Credito ha impugnato la sanzione amministrativa di settantamila euro inflitta dall'Autorità di Vigilanza per violazione delle norme sulla comunicazione al mercato. Successivamente, l'istituto ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'Autorità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica la condanna alle spese e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato. Quest'ultimo obbligo, infatti, ha natura sanzionatoria e si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, escludendo qualsiasi interpretazione analogica o estensiva a ipotesi diverse come l'estinzione consensuale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga le spese di giudizio
Una Società Cooperativa ha proposto ricorso contro il Custode Giudiziario di un immobile pignorato nell'ambito di un'opposizione a decreto ingiuntivo. Prima dell'udienza di discussione, la società ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese legali in favore del Custode Giudiziario. I giudici hanno inoltre chiarito che l'estinzione per rinuncia esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, sanzione prevista solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: liberi ma senza spese
L'Indagato, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per reati di corruzione e turbata libertà degli incanti, ha proposto ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale. Successivamente, il giudice competente ha revocato la misura cautelare. Di conseguenza, l'Indagato ha presentato formalmente la propria rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la revoca della misura ha fatto venir meno l'utilità concreta della decisione. Non è stata disposta alcuna condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al pignoramento
Una società, nel ruolo di terzo pignorato, proponeva opposizione contro l'ordinanza di assegnazione delle somme pignorate. Il Tribunale dichiarava inammissibile l'opposizione. La società proponeva quindi ricorso in Cassazione, mentre la creditrice resisteva con controricorso. Prima che la Suprema Corte decidesse, la società notificava una formale rinuncia al giudizio, prontamente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione, disponendo l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop ai costi aggiuntivi
Una società ha citato in giudizio una banca contestando l'applicazione di interessi usurari su un conto corrente e due mutui. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, a causa di nuovi orientamenti giurisprudenziali sfavorevoli, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e stabilendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese di lite
Una dipendente pubblica ha promosso un giudizio contro la Pubblica Amministrazione per questioni legate alla retribuzione individuale di anzianità. Successivamente, i legali della lavoratrice, preso atto di una sentenza sfavorevole della Cassazione in un caso analogo, hanno depositato la formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Nonostante la mancanza di formale accettazione della controparte, la Corte ha disposto la compensazione delle spese di giudizio a causa della spontanea desistenza dovuta a fatti sopravvenuti. Infine, la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione del processo non rientra tra l'ipotesi che giustificano tale sanzione tributaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al ruolo dirigenziale
Una dipendente pubblica, già segretaria comunale transitata per mobilità volontaria presso un Ministero, ha richiesto l'inquadramento nel ruolo dirigenziale dell'ente. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, pur senza dimostrare la notifica e l'accettazione da parte del Ministero. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà, dichiarando il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Di conseguenza, il giudizio si è concluso senza una decisione sul merito della pretesa di inquadramento, e la Corte ha disposto la compensazione delle spese legali tra le parti.
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