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Ricorso Incidentale — Anno 2026

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Altri anni per Ricorso Incidentale

Provvedimenti

Massimale pensionabile ex ENPALS: INPS vince in Cassazione
Un pensionato dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della propria pensione ex ENPALS (Quota B), sostenendo che non si dovesse applicare il limite massimo di retribuzione giornaliera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato, ma ha applicato la decadenza triennale per i ratei più vecchi. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale pensionabile ex ENPALS continua ad applicarsi anche al calcolo della Quota B per le anzianità maturate dopo il 1992. Ha inoltre confermato che la decadenza triennale si applica alle richieste di ricalcolo delle pensioni già in godimento, limitando il recupero delle somme arretrate ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Contributi Gestione Separata: doppia attività, doppio versamento
Un professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS relativo all'anno 2009 per il pagamento dei Contributi Gestione Separata. La Corte d'Appello aveva dato ragione al lavoratore, ritenendo che l'INPS non avesse spiegato perché richiedesse un doppio versamento, dato che il professionista era già iscritto e aveva pagato i contributi per un'altra collaborazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che lo svolgimento di due diverse attività autonome nello stesso periodo richiede il versamento di due distinte quote contributive, anche se destinate alla stessa gestione previdenziale. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Responsabilità del depositario: chi paga se il frigo si rompe?
Una cooperativa agricola ha depositato del radicchio nelle celle frigorifere di una società agricola. A causa di un guasto termico, la merce è marcita. La cooperativa ha chiesto il risarcimento. La società agricola ha chiamato in causa l'installatore dell'impianto difettoso. La Corte d'Appello ha condannato la società agricola a risarcire la cooperativa, ma ha stabilito che l'installatore deve rimborsare interamente la società agricola. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambe le parti. La Corte ha ribadito le regole sulla responsabilità del depositario: chi riceve un bene in custodia deve restituirlo intatto. Se il bene si danneggia, il depositario risponde dell'inadempimento contrattuale, salvo che provi una causa esterna inevitabile. Il malfunzionamento del frigorifero fornito da terzi non esclude la sua responsabilità verso il cliente, ma gli dà diritto di essere rimborsato dal fornitore dell'impianto.
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Permuta immobiliare non registrata: doppia sconfitta in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per una permuta immobiliare non registrata e non fatturata di terreni edificabili. La Commissione Tributaria Regionale ha riconosciuto la deducibilità del costo del terreno per evitare la doppia imposizione, ma ha negato la detrazione IVA per decorrenza dei termini biennali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ufficio finanziario sia quello incidentale della società. La Suprema Corte ha stabilito che l'Amministrazione non può modificare o integrare in giudizio le motivazioni originarie dell'atto impositivo e che il diritto alla detrazione IVA decade se non esercitato entro il secondo anno successivo a quello in cui è sorto. Di conseguenza, la decisione precedente resta confermata e le spese di giudizio sono compensate.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: nullo il giudizio
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro un'Azienda di Trasporti, contestando l'indebita detrazione IVA e la deduzione di costi per operazioni soggettivamente inesistenti derivanti da contratti di appalto fittizi (ritenuti somministrazione abusiva di manodopera). La Corte di Giustizia Tributaria Regionale ha rigettato gli appelli di entrambe le parti con una motivazione estremamente sintetica. La Corte di Cassazione ha accolto sia il ricorso dell'Azienda sia quello dell'Ufficio. I giudici di legittimità hanno riscontrato la nullità della sentenza d'appello per totale mancanza di motivazione sulle contestazioni delle parti e per non aver valutato correttamente, in modo globale e sintetico, gli indizi (presunzioni semplici) offerti dal fisco. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Aumenti contrattuali in house: dipendenti contro il blocco
Alcuni dipendenti di una società pubblica chiedono il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del contratto collettivo del terziario. L'azienda si oppone invocando il blocco degli stipendi pubblici. La Corte d'Appello riconosce il diritto solo parzialmente. La Cassazione, accogliendo il ricorso dei lavoratori, stabilisce che il blocco retributivo pubblico non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, i dipendenti hanno diritto a ricevere gli aumenti contrattuali in house fin dal momento dell'entrata in vigore del rinnovo contrattuale, ossia da aprile 2015. La sentenza viene cassata con rinvio per ricalcolare le somme spettanti.
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Due lavoratori di una società partecipata pubblica (società in house) hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'Azienda si era opposta applicando il blocco degli stipendi previsto per il settore pubblico. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso dei lavoratori, ha stabilito che il blocco retributivo pubblico non si applica ai dipendenti di società partecipate non incluse nell'elenco ISTAT. Per queste realtà, il contenimento dei costi può avvenire solo tramite contrattazione di secondo livello e non con atti unilaterali. Di conseguenza, la Corte ha riconosciuto il diritto dei lavoratori a percepire gli aumenti contrattuali dipendenti in house fin dalla data di entrata in vigore del rinnovo contrattuale (aprile 2015).
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Aumenti contrattuali dipendenti in house: stop al blocco pubblico
Un lavoratore, ex dipendente di una società in house, ha richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali derivanti dal rinnovo del contratto collettivo del settore terziario. L'azienda si è opposta invocando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il blocco degli stipendi pubblici non si applica automaticamente alle società partecipate. Per ridurre i trattamenti economici dei dipendenti di tali società è necessaria una contrattazione collettiva di secondo livello, che nel caso specifico non è mai avvenuta. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto a ricevere gli aumenti contrattuali dipendenti in house a partire dalla data di decorrenza del rinnovo contrattuale.
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Aumenti contrattuali nelle società in house: stop al blocco
Alcuni dipendenti di una società in house hanno richiesto il pagamento degli aumenti contrattuali previsti dal rinnovo del CCNL Terziario del 2015. L'azienda si è opposta applicando il blocco delle retribuzioni previsto per i dipendenti pubblici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che il blocco degli stipendi statali non si applica alle società partecipate escluse dall'elenco ISTAT. Di conseguenza, gli aumenti contrattuali nelle società in house spettano fin dal momento del rinnovo contrattuale (aprile 2015), poiché solo la contrattazione collettiva di secondo livello può limitare i diritti economici dei lavoratori. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Annullamento della cartella di pagamento ma il debito parziale resta
L'Azienda impugna una cartella esattoriale per IVA. Dopo aver presentato una dichiarazione integrativa con un debito inferiore, riceve una seconda cartella, poi sgravata dall'Amministrazione per evitare duplicazioni. La Corte di secondo grado, pur accertando che l'Azienda deve ancora una parte dell'imposta, conferma l'annullamento della cartella di pagamento. L'Amministrazione e l'Azienda ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie i ricorsi evidenziando un contrasto insanabile nella decisione: il processo tributario è un giudizio di impugnazione-merito. Se il debito esiste in parte, il giudice non può confermare l'annullamento della cartella di pagamento in toto, ma deve rideterminare la somma dovuta riducendo l'atto. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Simulazione della cessione di quote: Fisco battuto sulla coerenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso accertamenti fiscali ipotizzando la simulazione della cessione di quote di una società di persone. Secondo il Fisco, la vendita delle quote era fittizia, ma ha comunque richiesto il pagamento dell'IRAP a una delle acquirenti fittizie in qualità di socia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che l'Amministrazione finanziaria non può contraddirsi: se sostiene la simulazione della cessione di quote (ritenendola quindi nulla), non può poi considerare l'acquirente come socia effettiva per chiederle le tasse della società. Anche il ricorso dei venditori è stato respinto, poiché la sanatoria fiscale di un'annualità precedente non costituisce un precedente vincolante. Entrambe le parti escono sconfitte e le spese di giudizio sono compensate.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: i bonifici non salvano
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una società in liquidazione, contestando la deduzione di costi basati su fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società e accolto quello dell'ufficio tributario. I giudici hanno stabilito che la semplice tracciabilità dei pagamenti (come bonifici o assegni) non è sufficiente a dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni in presenza di indizi di frode. Spetta al contribuente fornire una prova rigorosa che vada oltre la regolarità formale dei documenti e dei flussi finanziari, i quali possono essere facilmente predisposti per simulare la realtà. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Accertamento del passivo: la banca perde contro il fallimento
Una banca ha richiesto un decreto ingiuntivo contro una società e i suoi garanti per un debito derivante da un finanziamento. Durante la causa, la società è fallita. La Corte d'Appello ha ridotto il debito e condannato i garanti in proporzione alle loro quote. I garanti hanno proposto ricorso principale, mentre il Fallimento ha proposto ricorso incidentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei garanti. Ha invece accolto il ricorso del Fallimento, stabilendo che l'accertamento del passivo per i crediti verso soggetti falliti spetta esclusivamente al tribunale fallimentare. Di conseguenza, l'azione ordinaria contro la società fallita è improcedibile. La Suprema Corte ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti del Fallimento.
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Compenso professionale dell’avvocato: no al taglio automatico
Un professionista ha chiesto il pagamento delle proprie spettanze per l'attività difensiva svolta in favore di un cliente. Il Tribunale ha dimezzato la somma dovuta presumendo che, essendoci una co-difesa, l'attività fosse stata divisa equamente. La Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che non esiste alcun automatismo che dimezzi il compenso professionale dell'avvocato in caso di firma congiunta degli atti. Ogni difensore ha infatti un diritto autonomo al compenso basato sull'opera effettivamente prestata. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, dichiarando inammissibile il ricorso del cliente contumace in primo grado, e ha rinviato la causa al Tribunale per una nuova quantificazione delle somme dovute.
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Esenzione IVA formazione professionale: vince la detrazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Agenzia per il Lavoro l'indebita detrazione dell'imposta sulle prestazioni di formazione del personale finanziate dal fondo bilaterale, ritenendole esenti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società, stabilendo che tali prestazioni sono imponibili e non beneficiano dell'esenzione IVA formazione professionale. Di conseguenza, l'atto impositivo è stato integralmente annullato, confermando il diritto della società a detrarre l'imposta assolta sugli acquisti.
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Impegno di spesa della Pubblica Amministrazione: Comune vince
Un professionista ha chiesto al Comune il pagamento delle prestazioni svolte per la progettazione di una scuola. La Corte d'appello ha accolto parzialmente la domanda, ritenendo valido il contratto grazie a riferimenti a finanziamenti futuri. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per i contratti con gli enti locali è indispensabile un preventivo e specifico impegno di spesa della Pubblica Amministrazione ai sensi dell'art. 191 TUEL. La mancanza di una copertura finanziaria certa e attuale al momento della firma rende il debito non riferibile all'ente pubblico, ma direttamente all'amministratore che ha autorizzato la prestazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Motivazione per relationem: il Comune vince senza allegati
Una società riceveva dal Comune un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti, basato su un sopralluogo che aveva rideterminato la superficie tassabile da 2.100 a 9.420 metri quadri. La società contestava l'atto perché il verbale di sopralluogo non era stato allegato. I giudici di merito annullavano l'accertamento. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune, stabilendo che la motivazione per relationem è valida anche senza allegare il verbale richiamato, purché l'atto impositivo contenga già tutti gli elementi essenziali, come i metri quadri esatti, per consentire la difesa del contribuente. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio.
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Detrazione IVA su immobili di terzi: la svolta della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società immobiliare l'indebita detrazione IVA per lavori di costruzione di un centro commerciale eseguiti su un terreno condotto in leasing. La Cassazione ha confermato la legittimità della detrazione IVA su immobili di terzi, stabilendo che il diritto spetta se sussiste un nesso di strumentalità, anche solo potenziale o prospettico, tra i lavori eseguiti e l'attività d'impresa. Ha inoltre respinto il ricorso incidentale della società sulla deducibilità degli interessi passivi non capitalizzati. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati con compensazione delle spese.
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Delega di firma dell’atto impositivo: il Fisco perde e paga
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di rettifica per imposta di registro contro un'azienda, contestando l'inerenza di un debito ceduto. I giudici di secondo grado hanno annullato l'atto per difetto di sottoscrizione, non avendo il fisco esibito la delega del funzionario firmatario. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'Ufficio, confermando che la contestazione sulla delega di firma dell'atto impositivo era stata tempestivamente sollevata dai contribuenti. Ha invece accolto il ricorso incidentale dei contribuenti sulla compensazione delle spese di lite: i giudici d'appello avevano compensato le spese ipotizzando un inesistente contrasto giurisprudenziale, mentre l'orientamento sulla prova della delega è univoco. La causa viene rinviata per rideterminare le spese.
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Delega di firma: il Fisco perde la causa e paga le spese
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il valore di una cessione d'azienda tra due società, escludendo un debito di 185.000 euro. Le società hanno impugnato l'atto eccependo il difetto di sottoscrizione per mancanza di delega del funzionario. La Corte di secondo grado ha annullato l'atto impositivo per omessa produzione della delega, ma ha compensato le spese di lite adducendo un presunto contrasto giurisprudenziale. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che la contestazione sulla delega di firma era ammissibile fin dal primo grado. Ha invece accolto il ricorso incidentale delle società: non esisteva alcun contrasto giurisprudenziale sul tema, essendo pacifico che spetti all'Amministrazione provare la delega. La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione delle spese.
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