Definizione
L'impugnazione proposta dalla parte che ha ricevuto il ricorso principale, per contestare a sua volta la sentenza.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 2.403 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 52% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 52%
- Rigettato 27%
- Inammissibile 11%
- Estinto 6%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 547%
- Civile Sez. Lavoro28%
- Civile Sez. 225%
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società cancellata l'indebita compensazione di un credito d'imposta, chiedendo le somme al liquidatore e ai soci. Dopo le sentenze di merito, il liquidatore ha presentato ricorso per Cassazione e l'ente impositore ha proposto ricorso incidentale anche contro i soci. Tuttavia, questi ultimi non sono stati regolarmente chiamati nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha ravvisato una violazione delle regole sulla partecipazione al giudizio, evidenziando che sussiste litisconsorzio necessario tributario quando la pretesa fiscale coinvolge inscindibilmente una pluralità di debitori. Di conseguenza, i giudici hanno sospeso la decisione e ordinato l'integrazione del contraddittorio entro sessanta giorni verso tutti gli ex soci.
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L'Agente della Riscossione notificava a un contribuente un'intimazione di pagamento per oltre 126.000 euro legata a trentasei cartelle pregresse. Il debitore impugnava tale atto eccependo la prescrizione dei tributi, delle sanzioni e degli interessi. Tuttavia, il Fisco aveva già notificato due anni prima una precedente intimazione di pagamento per gli stessi crediti, che il debitore non aveva mai contestato. La Corte di Cassazione ha rigettato le difese del cittadino e ha accolto le ragioni del Fisco. I giudici hanno chiarito che la mancata impugnazione tempestiva del primo sollecito rende definitivi i debiti. Il contribuente non può far valere la prescrizione precedente opponendosi a una seconda intimazione.
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Una società immobiliare proprietaria di un edificio distrutto da uno smottamento e l'azienda conduttrice hanno proposto revocazione per errore di fatto contro una decisione della Suprema Corte. I giudici di legittimità avevano escluso ogni risarcimento a carico della Provincia e del Comune, qualificando le piogge torrenziali come caso fortuito con tempo di ritorno ultracentenario. Le imprese contestavano l'omessa lettura delle risposte conclusive dei periti tecnici e una presunta confusione normativa sui titoli di responsabilità applicati agli enti pubblici. La Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I magistrati hanno ribadito che la revocazione presuppone una svista visiva immediata e non discussa, mentre i motivi sollevati riguardano la valutazione delle prove e l'interpretazione giuridica, aspetti non censurabili con questo strumento processuale.
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Due proprietari citano in giudizio il vicino chiedendo l'arretramento di un muro di contenimento e del terrapieno per violazione delle distanze legali dal confine. La Corte d'Appello condanna il costruttore ad abbassare il muro a cinquanta centimetri dal piano del fondo confinante, il quale era stato però scavato e abbassato dagli stessi attori. Il proprietario impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi accolgono il ricorso principale, stabilendo che l'altezza dell'opera va calcolata esclusivamente rispetto al piano di campagna originario e naturale del terreno, non rispetto alla quota ribassata artificialmente dall'uomo. La sentenza d'appello viene quindi annullata con rinvio a nuova sezione.
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L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di somme aggiuntive a un socio lavoratore e amministratore di una società a responsabilità limitata. L'ente pretendeva di calcolare i contributi INPS su utili srl accantonati a riserva e non distribuiti. Il socio si è opposto, sostenendo che le somme non percepite e non tassate a livello personale non possono formare imponibile previdenziale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che i profitti societari concorrono alla contribuzione della gestione commercianti solo se effettivamente percepiti dal socio o imputati fiscalmente per trasparenza. Se la società accantona gli utili e versa l'IRES ordinaria, tali somme restano nel patrimonio aziendale e non possono essere assoggettate a prelievo contributivo personale.
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Un Comune ha notificato avvisi di accertamento per il pagamento dell'IMU aree fabbricabili su un vasto compendio immobiliare. Il contribuente ha contestato la tassazione integrale, sostenendo che una quota del terreno dovesse essere ceduta gratuitamente per opere pubbliche, perdendo natura edificabile. Dopo il decesso del proprietario, le eredi hanno proseguito il giudizio chiedendo la cancellazione delle sanzioni. Il Comune ha a sua volta preteso l'applicazione del valore originario non decurtato. La Corte di Cassazione ha confermato che i vincoli urbanistici non escludono l'imponibilità dell'intero terreno ma incidono solo sulla stima economica complessiva. La Suprema Corte ha però annullato integralmente le sanzioni irrogate nei confronti delle eredi in virtù del principio di responsabilità personale, respingendo le pretese del Comune e chiudendo la lite tributaria.
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Una società impugna davanti alla Corte di Cassazione la sentenza di secondo grado, contestando anche la condanna alle spese di lite a favore di due terzi estranei a qualsiasi responsabilità. Nelle more del giudizio, la società raggiunge un accordo transattivo con i creditori principali e l'assicurazione rinuncia al proprio ricorso. Ciononostante, la società prosegue l'impugnazione solo contro i due soggetti terzi, lamentando l'ingiusta applicazione della soccombenza. La Suprema Corte dichiara il ricorso principale inammissibile: l'accordo privatistico cancella l'interesse a decidere verso le parti transigenti, mentre verso i soggetti terzi la società ha formulato censure generiche senza trascrivere le difese pertinenti. La società subisce quindi la definitiva condanna a rifondere oltre seimila euro di onorari legali.
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Un Ente locale ha citato in giudizio un Ministero statale per ottenere l'accesso gratuito alla banca dati della Motorizzazione e la restituzione di oltre otto milioni di euro versati in abbonamenti. Il Ministero sosteneva che la gratuità riguardasse solo le informazioni grezze e non il servizio tecnologico di fornitura. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'accesso gratuito banche dati pubbliche costituisce un principio generale insito nella cooperazione istituzionale, vietando di imporre canoni per i sistemi informatici necessari alla consultazione. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta di restituzione delle somme pregresse, ritenendo valide le convenzioni liberamente stipulate in passato. Sia il ricorso dell'amministrazione centrale sia quello dell'ente territoriale sono stati respinti.
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Un architetto progetta una scala elicoidale con ascensore integrato per una sede bancaria. L'azienda incaricata della sola costruzione tecnica pubblica le fotografie dell'intera opera sul proprio sito e nell'ambito di un concorso, omettendo il nome del progettista e attribuendosi i meriti. L'architetto agisce in giudizio contestando la violazione del diritto morale d'autore. I giudici riconoscono la natura unitaria e inscindibile del progetto architettonico e condannano l'impresa al risarcimento dei danni morali per settemila euro. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'azienda esecutrice. I magistrati confermano la tutela autorale e impongono alla società il rimborso delle spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'Azienda Agricola che contestava accertamenti fiscali per IRES, IRAP e IVA. Dopo vari gradi di giudizio, la Cassazione aveva ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti di una socia accomandante. Quest'ultima si è costituita e ha proposto un ricorso incidentale. Tuttavia, al momento dell'udienza, non era ancora scaduto il termine per presentare il controricorso contro tale ricorso incidentale. Per questo motivo, la Corte ha disposto il rinvio del giudizio, sottolineando l'importanza del rispetto dei termini procedurali per garantire la piena partecipazione di tutte le parti.
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Una Contribuente ha impugnato la sentenza di merito relativa al recupero di imposte e sanzioni derivante dal mancato perfezionamento della procedura di voluntary disclosure. Contestualmente, l'Agenzia delle Entrate ha notificato un ricorso incidentale per contestare la mancata applicazione retroattiva delle presunzioni legali sui patrimoni esteri. La Sesta Sezione della Corte di Cassazione ha esaminato la causa. I giudici hanno rilevato l'assenza dei presupposti per la definizione semplificata in camera di consiglio. Pertanto, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha rimesso il giudizio alla Quinta Sezione civile tributaria per la trattazione ordinaria.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di mansioni superiori nel pubblico impiego. Una lavoratrice aveva svolto compiti di "ispettore di società cooperative" (livello C2) pur essendo inquadrata in un livello inferiore (B3). La Corte d'Appello le aveva riconosciuto le differenze retributive, ma il Ministero ha proposto ricorso incidentale. La Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero. Ha stabilito che per riconoscere le mansioni superiori nel pubblico impiego, il giudice deve accertare la prevalenza qualitativa, quantitativa e temporale delle mansioni svolte, valutando il contenuto complessivo e non frazionando il giudizio per singole giornate. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Un'Azienda in liquidazione ha chiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare, durata oltre 17 anni. La Corte d'Appello aveva aggiunto al periodo di durata ragionevole (7 anni) altri 5 anni per via di giudizi revocatori, riducendo l'indennizzo. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che i tempi dei giudizi revocatori non devono prolungare la durata ragionevole della procedura fallimentare per il calcolo dell'equa riparazione. Questi giudizi rientrano nella complessità ordinaria del caso. La sentenza ha cassato la decisione precedente e rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contenzioso tributario che vedeva coinvolta un'Azienda Contribuente, dichiarata fallita, contro l'Agenzia delle Entrate. L'Azienda aveva impugnato un avviso di accertamento per IVA, IRAP e IRES. L'Agenzia, con un ricorso incidentale, ha sollevato una questione cruciale sulla nullità della sentenza di appello, sostenendo che il giudice non aveva rilevato il difetto di legittimazione straordinaria del contribuente fallito. La Cassazione, riconoscendo la complessità della questione sulle modalità di rilevazione del difetto di legittimazione straordinaria del contribuente fallito, ha rinviato il caso alle Sezioni Unite per una decisione definitiva sul punto di diritto.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Ente Pubblico e dell'Istituto di previdenza dei giornalisti. L'Ente era stato condannato a versare i contributi previdenziali giornalisti per due lavoratori dell'ufficio stampa, riconosciuti come subordinati, mentre per un terzo la subordinazione era stata esclusa. L'Istituto ha contestato l'esclusione, e l'Ente la necessità dei contributi, sostenendo la natura di collaboratori esterni e l'assenza di concorso pubblico. La Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che l'attività negli uffici stampa pubblici è giornalistica e comporta l'iscrizione all'INPGI, indipendentemente dal tipo di contratto o concorso. Ha anche ritenuto corretta l'esclusione della subordinazione per il terzo lavoratore. Le spese sono state compensate.
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L'Autorità Fiscale aveva emesso avvisi di accertamento per maggiore IRES nei confronti di una Compagnia. Dopo vari gradi di giudizio, la Compagnia ha richiesto la cessazione materia del contendere. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinti i giudizi perché le liti tributarie erano state definite secondo l'Art. 6, D.L. n. 119/2018. La cessazione materia del contendere ha risolto la controversia, lasciando le spese a carico di chi le aveva anticipate, ponendo fine al contenzioso senza una decisione sul merito.
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Un Lavoratore aveva chiesto un incentivo per la sua attività come lavoratore socialmente utile. I giudici di merito avevano respinto la sua richiesta. L'INPS ha proposto un ricorso incidentale, sostenendo la `decadenza previdenziale` del diritto del Lavoratore, poiché l'azione legale era stata avviata oltre il termine annuale previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, confermando la `decadenza previdenziale` del Lavoratore e rigettando la sua domanda originaria.
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Un Cittadino ha chiesto l'equa riparazione processo penale per la durata irragionevole di un procedimento penale durato dieci anni e concluso con la prescrizione del reato. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, applicando la presunzione di insussistenza del pregiudizio (Legge Pinto) poiché il reato si era estinto per prescrizione e il Cittadino non aveva fornito prove contrarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale del Cittadino, confermando che la prescrizione del reato fa presumere l'assenza di danno, a meno che non si dimostri un effettivo pregiudizio. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del Ministero della Giustizia riguardante la sospensione feriale dei termini.
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L'INPS ha contestato la decisione di un tribunale che aveva esonerato un avvocato dall'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata, poiché il suo reddito annuo era inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per chi svolge attività professionale abituale non dipende dal superamento di tale soglia di reddito. Quest'ultima rileva solo per le attività autonome occasionali. La Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, ribadendo che la natura abituale dell'attività, e non l'ammontare del reddito, è il fattore determinante per l'obbligo iscrizione Gestione Separata.
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La Corte di Cassazione ha chiarito i principi sull'Accertamento fiscale società familiari. Il caso riguardava una società a ristretta base familiare, contestata dall'Agenzia delle Entrate per maggiori redditi basati sui movimenti bancari dei soci. La Corte ha stabilito che, in queste società, i movimenti sui conti dei soci possono essere imputati all'azienda, creando una presunzione legale. Spetta alla società dimostrare che tali movimenti non sono collegati all'attività aziendale. L'autorizzazione per le indagini bancarie non deve essere allegata all'avviso di accertamento, basta che esista e sia menzionata. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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