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Ricorso Incidentale

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Provvedimenti

Distanze tra costruzioni: centro storico batte limite dei 10 metri
I proprietari confinanti hanno citato in giudizio l'impresa costruttrice e gli acquirenti di un appartamento, lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni rispetto al proprio confine. I giudici di merito avevano ordinato la demolizione parziale dell'edificio applicando il limite dei 10 metri previsto dal D.M. 1444/1968. La Corte di Cassazione ha invece accolto i ricorsi dell'impresa e degli acquirenti, stabilendo che la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate non si applica agli edifici situati in Zona A (centro storico). Per i centri storici valgono infatti regole speciali legate ai volumi preesistenti. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Distanze legali tra costruzioni: ricorso vago, l’opera resta
I Vicini hanno citato in giudizio Il Proprietario per violazione delle distanze legali tra costruzioni, chiedendo la demolizione di alcune coperture realizzate sul suo immobile. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Vicini. La Suprema Corte ha chiarito che chi contesta la violazione delle distanze edilizie non può limitarsi a richiamare genericamente l'intero regolamento comunale, ma deve indicare con precisione la norma violata e spiegare come i giudici abbiano errato. Inoltre, eventuali irregolarità amministrative o la non conformità ai permessi di costruire rilevano solo nei rapporti con il Comune, non tra privati. Di conseguenza, Il Proprietario vince la causa e mantiene le opere, mentre I Vicini sono condannati a pagare le spese legali.
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Raddoppio dei termini di accertamento: il Fisco batte i soci
Una società di noleggio barche impugna tre avvisi di accertamento per imposte dirette, Iva e Irap. I giudici d'appello annullano le pretese del Fisco per gli anni 2003 e 2004 ritenendole fuori tempo massimo, poiché mancava la prova di un processo penale in corso. Per il 2005, invece, confermano il recupero a tassazione di costi indeducibili per carenza di inerenza, trattandosi di un'attività di noleggio fittizia a uso personale dei soci. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici stabiliscono che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo obbligo di denuncia penale di reati tributari, senza che sia necessario un procedimento penale pendente. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Risarcimento danni per immobile inagibile: scontro sulle prove
I proprietari di un immobile danneggiato da una frana hanno richiesto il risarcimento dei danni al Comune e al gestore dell'acquedotto. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto la domanda, riconoscendo il risarcimento danni per immobile inagibile e liquidando le spese per i canoni di locazione di un'abitazione alternativa sulla base di un giudizio di verosimiglianza dei pagamenti. I proprietari hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione di ulteriori contratti di locazione successivi. Il gestore dell'acquedotto ha proposto ricorso incidentale, contestando la sufficienza della semplice verosimiglianza in luogo di una prova effettiva dei pagamenti e sollevando la nullità del contratto per omessa registrazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile per approfondire queste delicate questioni.
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Esenzione contributiva collaboratori sportivi: CONI non basta
L'INPS ha contestato a una Società Sportiva Dilettantistica il mancato versamento dei contributi per sei collaboratori. La Corte d'Appello aveva concesso l'esenzione agli istruttori basandosi sulla sola affiliazione al CONI della società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'esenzione contributiva collaboratori sportivi non è automatica. Per ottenerla, la società deve dimostrare concretamente la natura non professionale delle prestazioni e l'assenza di scopo di lucro effettivo dell'ente. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop liti
L'Agenzia delle Entrate e una contribuente, titolare di una rivendita di tabacchi, erano in causa per un accertamento fiscale relativo a imposte non dichiarate. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e viene esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato per il ricorso incidentale.
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Rendita catastale pale eoliche: fisco sconfitto sulla torre
La Corte di Cassazione ha confermato che la torre di supporto di un aerogeneratore eolico non deve essere conteggiata nel calcolo della rendita catastale pale eoliche. Una società energetica aveva proposto una rendita ridotta escludendo la struttura della turbina. L'Agenzia delle Entrate aveva invece ricalcolato la rendita includendo il valore della torre. I giudici di merito hanno accolto il ricorso della società, ritenendo la torre un elemento funzionale alla produzione di energia e non una costruzione edilizia autonoma. La Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la strumentalità dell'impianto prevale sulla sua consistenza fisica.
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Rendita catastale pale eoliche: fisco sconfitto in Cassazione
L'Azienda Energetica ha proposto una variazione della rendita catastale per un'area con aerogeneratori, escludendo dal calcolo il valore della torre di sostegno, del rotore e della navicella. L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la rendita, includendo la torre. L'Azienda Energetica ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la torre di sostegno di un aerogeneratore è un elemento essenziale per la produzione di energia e non una semplice costruzione edile. Di conseguenza, per determinare la rendita catastale pale eoliche, la torre deve essere esclusa dal calcolo in quanto componente impiantistica funzionale al processo produttivo (i cosiddetti imbullonati). Vince l'Azienda Energetica, che non dovrà pagare le imposte sulla torre.
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Rendita catastale pale eoliche: torri escluse dalla tassazione
L'Azienda energetica proponeva una variazione catastale escludendo dal calcolo la torre di sostegno dell'aerogeneratore. L'Ufficio Finanziario rettificava la dichiarazione, includendo la torre nel calcolo per aumentare il valore fiscale. L'Azienda impugnava l'atto e i giudici di merito le davano ragione, ritenendo la torre un elemento funzionale alla produzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio Finanziario, confermando che la torre di sostegno, insieme a rotore e navicella, costituisce un unicum impiantistico escluso dalla stima diretta. Di conseguenza, la rendita catastale pale eoliche non deve comprendere il valore della torre di supporto, in quanto macchinario essenziale per il processo produttivo di energia.
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Rendita catastale: fisco ko sulle torri delle pale eoliche
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la rendita catastale proposta da una società energetica per un parco eolico, pretendendo di includere nel calcolo del valore anche la torre di sostegno dell'aerogeneratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la torre è un elemento essenziale e integrato nel processo produttivo di energia elettrica. Di conseguenza, essa rientra tra i macchinari funzionali all'attività industriale (i cosiddetti imbullonati) ed è esclusa dalla stima per determinare la rendita catastale. Vince la società proprietaria dell'impianto, che non dovrà pagare le imposte su tale componente.
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Nave ferma e licenziamento per giustificato motivo oggettivo
Un Comandante di imbarcazione viene licenziato per motivi organizzativi a seguito del sequestro della nave su cui era imbarcato. Il Datore di Lavoro giustifica il recesso sostenendo la soppressione del posto. Il Lavoratore impugna la decisione chiedendo il reintegro. La Corte d'Appello ritiene legittimo il provvedimento, ma la Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici di legittimità stabiliscono che, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro deve dimostrare non solo la soppressione della singola nave, ma l'effettiva impossibilità di impiegare il lavoratore in altre attività di comando ancora attive in azienda. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Principio del pro rata: no a tetti retroattivi e calcoli complessi
La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso dell'Ente Previdenziale sia quello del Pensionato. L'Ente Previdenziale contestava l'illegittimità del massimale pensionistico applicato alla pensione di anzianità del Pensionato. La Corte ha stabilito che l'introduzione di un tetto massimo viola il principio del pro rata se colpisce le anzianità già maturate. D'altro canto, la Corte ha respinto la richiesta del Pensionato di frazionare la pensione in molteplici quote per ogni singola variazione normativa passata, confermando che il calcolo deve seguire le regole vigenti al momento del pensionamento. Entrambe le parti escono sconfitte dal giudizio e le spese legali sono compensate.
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Residenza fiscale all’estero: la burocrazia batte la realtà
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro un contribuente per attività finanziarie non dichiarate all'estero tra il 2007 e il 2010. Il contribuente sosteneva di avere la propria residenza fiscale all'estero, precisamente in Brasile, fin dal 2007. Tuttavia, la sua cancellazione dall'anagrafe italiana e l'iscrizione all'AIRE erano avvenute solo nel 2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente in Italia costituisce un criterio formale assoluto. Fino a quando non avviene la formale cancellazione dall'anagrafe italiana, il cittadino è considerato fiscalmente residente in Italia, rendendo irrilevante l'effettivo trasferimento all'estero. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale.
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Sanzioni per omesso versamento: la Cassazione punisce il ritardo
Una società agricola impugna una cartella esattoriale emessa per riscuotere imposte e sanzioni dopo la revoca di agevolazioni fiscali. La contribuente lamenta l'omessa allegazione della sentenza presupposta e l'illegittimità delle sanzioni per omesso versamento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i motivi sui vizi degli atti precedenti, confermando che la cartella può essere impugnata solo per vizi propri. Rileva poi una contraddizione nella sentenza d'appello tra motivazione e decisione sulle sanzioni. Decidendo nel merito, la Suprema Corte stabilisce che le sanzioni per omesso versamento previste dall'art. 13 del D.Lgs. 471/1997 hanno portata generale e si applicano a ogni ipotesi di mancato pagamento tempestivo, anche parziale. Il ricorso della contribuente viene rigettato.
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SGR e organismo di diritto pubblico: quando il mercato vince
Un'impresa di costruzioni viene esclusa da una gara d'appalto indetta da una Società di Gestione del Risparmio (SGR) controllata da un ente pubblico. L'impresa chiede l'accesso ai documenti, ma la SGR rifiuta sostenendo di essere un soggetto privato. Il Consiglio di Stato ritiene invece che la SGR sia un organismo di diritto pubblico obbligato a rispettare le regole di trasparenza. Le Sezioni Unite della Cassazione ribaltano la decisione: la SGR, pur essendo a controllo pubblico, opera sul mercato concorrenziale con scopi di lucro e sopporta il rischio d'impresa. Di conseguenza, non è qualificabile come organismo di diritto pubblico, non deve applicare le procedure di evidenza pubblica e le relative controversie spettano al Giudice ordinario.
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Risarcimento del danno: rivalutazione e interessi sono cumulabili
Una società acquirente contesta la qualità di una fornitura di materiali e richiede il risarcimento del danno alla società venditrice, la quale chiama in causa la società produttrice. La Corte d'appello riconosce il risarcimento del danno e la rivalutazione monetaria, ma omette di decidere sugli interessi compensativi richiesti dall'acquirente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente, stabilendo che nel debito di valore, come quello da risarcimento, spettano sia la rivalutazione monetaria sia gli interessi compensativi. Questi ultimi servono a compensare il ritardo nel pagamento e non si sovrappongono alla rivalutazione, avendo funzioni diverse. La sentenza viene cassata con rinvio per la liquidazione degli interessi.
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Definizione agevolata: estinta la lite fiscale in Cassazione
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante la causa in Cassazione, la società si è avvalsa della definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata e presentando la documentazione necessaria. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego e nessuna delle parti ha chiesto la prosecuzione della causa entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di ciascuna parte.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010 alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha ritenuto il diritto prescritto. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza effettiva del termine di pagamento. Di conseguenza, se un decreto proroga la scadenza del versamento delle imposte e dei contributi (nel caso specifico, al 6 luglio 2011), anche il termine di inizio della prescrizione viene spostato in avanti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Accertamento tramite indagini bancarie: conti dei soci nel mirino
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di una società di ristorazione a ristretta base familiare e dei suoi soci, basandosi su movimentazioni bancarie registrate sia sui conti societari sia su quelli personali dei soci. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questo accertamento tramite indagini bancarie, ribadendo che lo stretto legame familiare consente di presumere la riferibilità alla società dei flussi finanziari dei singoli soci. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dell'ufficio fiscale, stabilendo che in caso di indagini bancarie non è consentito un abbattimento forfettario automatico dei ricavi per presunti costi correlati. Il contribuente deve fornire la prova specifica dei costi sostenuti. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio, segnando la vittoria dell'Amministrazione Finanziaria.
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Rinvio a nuovo ruolo: la Cassazione corregge l’errore dei ricorsi
L'Erede del Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate - Riscossione. Durante l'esame della causa, la Corte ha rilevato che la proposta di decisione conteneva un grave errore materiale: le motivazioni del ricorso principale e di quello incidentale erano state invertite, lasciando il ricorso del cittadino privo di una reale valutazione. Per garantire il rispetto delle regole processuali, la Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. Questo provvedimento permetterà la redazione di una nuova proposta corretta, rimandando la decisione finale sul merito della controversia delle tasse ereditate.
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