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LexCEDpedia

Ratei

Definizione

Le singole quote periodiche di una prestazione continuativa, come ad esempio le mensilità di una pensione.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 54 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 48% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 48%
  • Rigettato 42%
  • Inammissibile 2%
  • Altro 8%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. Lavoro94%
  • Civile Sez. 64%
  • Civile Sez. 52%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 17430/2021in 21 provvedimenti
  • Cass. 123/2022in 13 provvedimenti
  • Cass. 37522/2022in 3 provvedimenti
  • Cass. 1308/2022in 3 provvedimenti
  • Cass. 5991/2022in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Vittima del dovere: lo status non scade ma i ratei sì
Gli eredi di un dipendente pubblico hanno richiesto l'assegno vitalizio spettante a chi subisce invalidità o morte in servizio. Il Ministero competente ha negato il beneficio, eccependo il decorso del termine decennale di prescrizione sia per la qualifica sia per i pagamenti. I giudici hanno accolto la domanda degli eredi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso ministeriale. Il principio stabilito chiarisce che la qualifica di vittima del dovere rappresenta uno status personale permanente e imprescrittibile. L'azione per ottenerne l'accertamento non si estingue mai con il passare degli anni. Al contrario, i singoli ratei economici periodici restano soggetti a prescrizione ordinaria, ma nel caso concreto riguardavano esclusivamente il periodo successivo alla richiesta formale presentata dagli eredi.
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Tredicesima e contratti di solidarietà: illegittimi i tagli forfettari
Un'azienda applicava una decurtazione annuale forfettaria sui ratei di tredicesima e premio annuo ai dipendenti sottoposti a riduzione d'orario, richiamando la disciplina del CCNL relativa all'inizio o cessazione del rapporto. I lavoratori contestavano questo calcolo sfavorevole, chiedendo il rispetto degli accordi aziendali interni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del metodo aziendale sul tema tredicesima e contratti di solidarietà. I giudici hanno stabilito che le clausole degli accordi di solidarietà prevedono un criterio di stretta proporzionalità basato sull'effettiva presenza. Non è consentito applicare in via analogica clausole esterne o imporre prassi unilaterali dell'azienda. La società deve rimborsare le differenze retributive ai lavoratori.
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Ripetizione di indebito: limiti su Quota 100
La Corte d'Appello ha stabilito che la ripetizione di indebito per chi percepisce la pensione Quota 100 e lavora deve limitarsi ai soli mesi di effettivo cumulo vietato. L'ente non può richiedere l'intera annualità se l'attività lavorativa è stata di breve durata, poiché la sospensione totale non è prevista dalla legge.
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Indennità di accompagnamento: il diritto ai ratei
Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso di un cittadino per ottenere il pagamento dell'indennità di accompagnamento. Nonostante un precedente decreto avesse già accertato i requisiti sanitari e il beneficiario avesse inviato tutta la documentazione, l'ente previdenziale non aveva provveduto alla liquidazione. La sentenza stabilisce che la prestazione decorre dal mese successivo alla domanda e condanna l'ente al pagamento degli arretrati e delle spese legali.
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Ricalcolo della pensione: l’INPS perde, salvi gli arretrati
L'INPS ha contestato la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto a un pensionato il diritto al ricalcolo della pensione con i criteri del Fondo elettrici. L'istituto sosteneva l'applicazione della decadenza triennale all'intera prestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la decadenza triennale si applica esclusivamente alle differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. Il diritto al ricalcolo della pensione in sé non si perde, ma si prescrivono solo le somme arretrate più vecchie di tre anni. L'INPS è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Diritto alla pensione salvo: la decadenza colpisce solo i ratei
Una lavoratrice ha chiesto il riconoscimento del proprio diritto alla pensione di vecchiaia. L'INPS ha eccepito la decadenza dall'azione giudiziaria. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la domanda ritenendo l'intero diritto estinto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, chiarendo che la decadenza non colpisce il diritto alla pensione in sé, che è imprescrittibile, ma si applica esclusivamente ai singoli ratei maturati prima dell'avvio della causa. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Indennità di mobilità: il ritardo costa caro al lavoratore
Il caso riguarda un lavoratore che ha richiesto all'INPS l'indennità di mobilità per il periodo tra il 2014 e il 2018. L'ente previdenziale ha negato la prestazione e i giudici di merito hanno dichiarato la decadenza del diritto, poiché il lavoratore ha avviato la causa oltre il termine di un anno dalla fine della procedura amministrativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che l'indennità di mobilità è una prestazione unitaria e temporanea. Di conseguenza, la scadenza del termine di un anno fa perdere l'intero diritto alla prestazione e non solo i singoli pagamenti mensili scaduti. Il lavoratore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Cambio appalto: obbligatorio il trattamento di miglior favore
Alcuni lavoratori di un servizio mensa scolastico hanno chiesto alla nuova società appaltatrice, subentrata nell'appalto, il pagamento di differenze retributive basate su un vecchio accordo integrativo provinciale e il corretto calcolo dei ratei di tredicesima e quattordicesima. Una lavoratrice ha inoltre richiesto il ripristino del quinto livello di inquadramento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che, in caso di cambio appalto, le condizioni economiche precedentemente godute dai lavoratori costituiscono un trattamento di miglior favore che deve essere mantenuto. La Corte ha chiarito che la tutela della retribuzione comporta anche la conservazione del livello di inquadramento, per evitare una dequalificazione vietata dalla legge. Di conseguenza, l'azienda subentrante è stata condannata a pagare le differenze retributive e le spese di giudizio.
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Riliquidazione della pensione: sì al ricalcolo ma addio arretrati
Un pensionato ha richiesto all'INPS la riliquidazione della pensione per includere voci retributive precedentemente escluse. Dopo il rifiuto, ha proposto ricorso giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda escludendo la decadenza. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, chiarendo che la decadenza triennale introdotta nel 2011 si applica anche alle prestazioni già in corso. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto alla riliquidazione della pensione, ma colpisce esclusivamente i singoli ratei arretrati maturati oltre i tre anni precedenti alla data di deposito del ricorso giudiziario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Alcuni pensionati ex dipendenti Enel hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per includere tutte le voci retributive variabili. L'INPS ha eccepito la decadenza triennale introdotta nel 2011. La Corte d'Appello ha respinto l'eccezione, ritenendo la norma inapplicabile alle pensioni antecedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle pensioni già in corso, decorrendo dall'entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto al ricalcolo della pensione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: stop alla decadenza tombale
Un pensionato ha chiesto all'Inps il ricalcolo della pensione lamentando l'uso di un massimale errato e un numero inferiore di contributi. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile per intervenuta decadenza triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza triennale non cancella definitivamente il diritto alla rideterminazione dell'assegno. Essa colpisce esclusivamente le differenze sui ratei maturati prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame, salvaguardando il diritto del pensionato a ottenere l'adeguamento per il futuro.
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Decadenza ratei pensionistici: l’INPS perde contro il cittadino
Un cittadino ha richiesto all'ente previdenziale il pagamento dei ratei arretrati della pensione di reversibilità spettante in quanto figlio inabile. L'ente previdenziale ha rifiutato il pagamento, sostenendo che il mancato rispetto dei termini del procedimento amministrativo avesse comportato la perdita totale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che, in assenza di un ricorso amministrativo, non si applica la perdita totale del diritto. Al contrario, opera la decadenza ratei pensionistici calcolata singolarmente per ciascuna quota mensile a partire dal giorno della sua specifica maturazione. Di conseguenza, il cittadino ha diritto a ricevere le somme arretrate non ancora prescritte.
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Ricalcolo della pensione: salvi i ratei futuri anche in ritardo
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per un errato conteggio dei contributi. La Corte d'Appello ha dichiarato l'azione inammissibile per intervenuta decadenza triennale. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza per la richiesta di ricalcolo della pensione non ha effetto tombale sull'intero diritto. Essa colpisce esclusivamente le differenze economiche sui ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale, lasciando intatti i ratei successivi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione del trattamento pensionistico: arretrati salvi
Un pensionato ha chiesto all'INPS la riliquidazione del trattamento pensionistico per escludere dal calcolo alcune settimane di mobilità svantaggiose. La Corte d'appello ha respinto la domanda, ritenendo che il pensionato fosse decaduto dal diritto per aver superato il termine di tre anni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato. I giudici hanno stabilito che il decorso del termine di tre anni non cancella del tutto il diritto a ricalcolare la pensione. La decadenza colpisce unicamente le singole rate mensili scadute prima del triennio precedente alla causa. Il pensionato conserva quindi il diritto a ottenere l'adeguamento della pensione per il futuro e a recuperare gli arretrati degli ultimi tre anni. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: la decadenza non cancella il diritto
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per neutralizzare la contribuzione finale meno favorevole. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo interamente prescritto il diritto per il decorso del termine triennale di decadenza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza non estingue il diritto alla rideterminazione dell'assegno. L'effetto della decadenza si limita esclusivamente ai ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. Di conseguenza, il pensionato conserva il diritto a ottenere l'adeguamento della prestazione per il futuro e il recupero delle somme arretrate relative all'ultimo triennio. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: la Cassazione salva gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per escludere la contribuzione finale meno favorevole. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo che il diritto fosse interamente prescritto per il decorso del termine triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza non estingue il diritto alla riliquidazione ma colpisce solo i ratei maturati prima del triennio antecedente alla domanda giudiziale.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione la applica anche ai vecchi diritti
Un pensionato, titolare di un trattamento maturato prima del 2011, aveva chiesto il ricalcolo del suo assegno. L'Ente Previdenziale si era opposto, invocando il termine di tre anni introdotto da una legge del 2011. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale: la decadenza ricalcolo pensione si applica anche ai trattamenti pensionistici sorti prima dell'entrata in vigore della norma. Il termine di tre anni, però, non cancella il diritto in sé, ma limita la possibilità di recuperare gli arretrati ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente che favoriva il pensionato.
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Decadenza ricalcolo pensione: diritto salvo ma arretrati persi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo di una pensione con decorrenza dal 1997. L'Istituto Previdenziale si è opposto, invocando la perdita del diritto per il decorso di un termine. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla decadenza ricalcolo pensione. Ha chiarito che il termine di decadenza triennale, introdotto nel 2011, si applica anche alle pensioni nate prima di tale data. Tuttavia, questa decadenza non estingue completamente il diritto al ricalcolo. Il suo effetto si limita a impedire il recupero degli arretrati maturati oltre tre anni prima della domanda giudiziale. Il diritto a una pensione ricalcolata correttamente per il futuro e per l'ultimo triennio è salvo.
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Pensione pagata al defunto: l’erede deve restituire l’indebito
Un Ente Previdenziale ha versato per errore un rateo di pensione dopo la morte del titolare. La somma è stata accreditata sul conto cointestato e percepita dall'erede. L'Ente ha chiesto la restituzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la regola da applicare è quella generale del Codice Civile (art. 2033) e non quella speciale, più favorevole, prevista per le prestazioni previdenziali. Il principio chiave è che, con la morte del pensionato, il rapporto previdenziale cessa. Di conseguenza, la **ripetizione indebito previdenziale post mortem** è sempre dovuta, a prescindere dalla buona o mala fede di chi ha incassato la somma. L'erede è stata quindi condannata a restituire l'importo.
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Tassazione Pensione Integrativa: Diritto Vecchio, Legge Nuova
Una contribuente, titolare di una pensione di reversibilità integrativa, ha chiesto il rimborso dell'IRPEF pagata in eccesso. Sosteneva che la sua pensione dovesse essere tassata solo sull'87,50% dell'importo, secondo una vecchia normativa. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, affermando che una legge del 2000 imponeva la tassazione sull'intero importo per i ratei pagati dopo il 1° gennaio 2001. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate. Ha stabilito che per la tassazione pensione integrativa conta il momento del pagamento, non quando è sorto il diritto. Pertanto, tutti i pagamenti ricevuti dopo il 2001 sono interamente tassabili. La richiesta di rimborso della contribuente è stata definitivamente respinta.
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