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Pericolosità Sociale

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Provvedimenti

Misure di sicurezza: espulsione sostituita con libertà
Un uomo, originariamente soggetto alla misura di sicurezza dell'espulsione, ha visto la sanzione sostituita con la libertà vigilata dal Tribunale di Sorveglianza. Ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'incompatibilità tra le due misure. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che il sistema delle misure di sicurezza è flessibile e consente modifiche basate sulla proporzionalità e sull'evoluzione della pericolosità sociale del soggetto. La sostituzione è stata ritenuta corretta in quanto bilanciava una residua pericolosità con il diritto alla vita familiare.
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Pene sostitutive: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, che lamentava la mancata concessione delle pene sostitutive. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo la richiesta infondata a causa della particolare pericolosità sociale dell'individuo e della sua insensibilità verso i valori dell'ordinamento penale, condannandolo al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Permesso premio: la Cassazione sui reati ostativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati al traffico di stupefacenti, contro il diniego di un permesso premio. La sentenza sottolinea che, per la concessione del beneficio, la sola condotta carceraria regolare non è sufficiente. È necessaria una valutazione rigorosa dell'assenza di pericolosità sociale, che tenga conto della gravità dei reati commessi e della mancanza di una revisione critica del proprio passato criminale. La mancata collaborazione con la giustizia, pur non essendo un ostacolo assoluto, viene considerata un forte indizio di pericolosità attuale.
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Proroga 41 bis: motivazione apparente annullata
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che confermava la proroga del regime detentivo speciale 41 bis per un detenuto. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione del provvedimento meramente apparente e stereotipata, in quanto non basata su una valutazione attuale e concreta della pericolosità del soggetto. La decisione sottolinea che per la proroga 41 bis non è sufficiente riproporre le ragioni passate, ma è necessario un esame approfondito di tutti gli elementi sopravvenuti, inclusa la condotta carceraria e il tempo trascorso, per giustificare il mantenimento di un regime così restrittivo.
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Misure alternative alla detenzione: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego delle misure alternative alla detenzione. La decisione sottolinea l'ampia discrezionalità del Tribunale di Sorveglianza nel valutare la pericolosità sociale, potendo ritenere necessario un ulteriore periodo di osservazione in carcere anche in presenza di segnali positivi, sulla base di elementi come la gravità del reato e i precedenti penali.
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Ricorso in Cassazione: motivi di fatto e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorso in Cassazione è stato respinto perché basato su mere doglianze in punto di fatto, contestando una valutazione sulla pericolosità sociale dell'imputato che aveva portato al diniego di una pena sostitutiva. La Corte ha ribadito che la sua funzione è di legittimità e non può riesaminare il merito dei fatti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lavoro in detenzione domiciliare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di autorizzazione al lavoro per un soggetto in detenzione domiciliare, ritenendo prevalente la sua persistente pericolosità sociale, desunta dalla recente commissione di un nuovo reato. La sentenza sottolinea che, per ottenere il permesso di lavoro in detenzione domiciliare, non basta presentare un'offerta di impiego, ma è necessario dimostrare rigorosamente anche lo stato di indigenza del nucleo familiare, prova che nel caso di specie è mancata.
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Regime 41-bis: quando la proroga è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime 41-bis per un detenuto condannato per reati di mafia. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, sul suo ruolo di vertice all'interno del clan, sulla continua operatività dell'organizzazione criminale e sull'assenza di concreti segnali di dissociazione, nonostante i percorsi positivi intrapresi da alcuni suoi familiari.
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Proroga 41-bis: la Cassazione sui presupposti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, esponente di spicco di un'associazione mafiosa, contro la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. La Corte ha confermato che per la proroga 41-bis non è necessaria la prova certa dei contatti con l'esterno, ma è sufficiente una probabilità ragionevole basata su indici quali il profilo criminale, il ruolo apicale nel sodalizio e la persistente operatività di quest'ultimo. La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata ritenuta correttamente motivata, respingendo le censure del ricorrente sulla mancata attualizzazione della sua pericolosità sociale.
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Pericolosità sociale: nuove prove in Cassazione?
Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso e destinatario di una misura di sicurezza di espulsione, ha presentato ricorso in Cassazione. L'appello si basava sulla presunta illogicità della decisione del Tribunale di Sorveglianza, dato che il ricorrente aveva a disposizione un alloggio e un'offerta di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che l'offerta di lavoro costituiva una 'questione nuova', mai presentata prima al Tribunale di Sorveglianza, e quindi non valutabile nel giudizio di legittimità. La Corte ha confermato che la valutazione sulla pericolosità sociale del giudice di merito era logica e ben motivata.
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Misure di prevenzione: la Cassazione decide su confisca
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi proposti da alcuni imprenditori e dai loro familiari avverso un decreto di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la confisca dei beni e chiarendo importanti principi in materia di pericolosità sociale e di correlazione tra l'accusa e la decisione del giudice. La sentenza ribadisce che la confisca di prevenzione è autonoma rispetto al sequestro penale e può basarsi su una valutazione della pericolosità sociale generica, anche se la proposta iniziale si fondava su una pericolosità qualificata (mafiosa).
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Confisca di prevenzione: Cassazione su pericolosità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi soggetti contro un decreto di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce che la pericolosità sociale, presupposto della misura, può essere accertata anche sulla base di atti di procedimenti penali non conclusi, data l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale. Viene inoltre confermata la legittimità della confisca per equivalente quando i beni illeciti non sono più reperibili, e si chiarisce che per i reati permanenti non si viola il principio di irretroattività se la condotta prosegue sotto la vigenza della nuova norma.
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Pericolosità sociale: non basta la buona condotta
Un soggetto, detenuto ininterrottamente dal 2012, ha contestato la valutazione di attuale pericolosità sociale su cui si fondava una misura di prevenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che il comportamento regolare in carcere, anche in regime di 41-bis, non è di per sé sufficiente a dimostrare la cessazione della pericolosità sociale, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Pericolosità sociale: valutazione e attualità
Un soggetto ricorre contro la misura della sorveglianza speciale, sostenendo la mancanza di una pericolosità sociale attuale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi su una sequenza coerente di reati, anche se alcuni procedimenti sono ancora pendenti, e sulla dimostrazione che l'individuo trae sostentamento da attività illecite. La Corte ha inoltre chiarito che una recente sottoposizione a misura cautelare è un forte indizio dell'attualità del pericolo.
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Espulsione straniero: la Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza che, pur condannando un cittadino straniero per detenzione di stupefacenti, aveva omesso di applicare la misura di sicurezza dell'espulsione. La Corte ha annullato la sentenza su questo punto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione sulla pericolosità sociale dell'imputato, presupposto necessario per l'espulsione dello straniero.
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Permesso premio: sì se il lavoro esterno è positivo
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego di un permesso premio a un detenuto. Secondo la Corte, è illogico negare il beneficio basandosi unicamente sulla mancata revisione critica dei reati, quando lo stesso detenuto è già stato ammesso con successo al lavoro esterno, dimostrando così una ridotta pericolosità sociale. La valutazione deve essere complessiva e non può ignorare elementi così significativi.
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Confisca di prevenzione: il doppio titolo la salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi per la revoca di una confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che, anche se una delle basi giuridiche della confisca è stata dichiarata incostituzionale, il provvedimento resta valido se fondato su un "doppio titolo", ovvero su un'ulteriore e autonoma base giuridica, come la sproporzione tra beni e redditi leciti.
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Pericolosità sociale: quando è attuale e legittima?
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro la conferma di una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale, dato il lungo periodo di detenzione trascorso. La Corte ha invece validato la decisione dei giudici di merito, i quali hanno basato la valutazione della persistente pericolosità sociale su elementi concreti come la pianificazione di nuovi reati durante la detenzione e i legami mantenuti con ambienti criminali, anche durante un permesso premio.
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Pericolosità sociale: l’assoluzione va valutata
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che confermava la pericolosità sociale di un soggetto in sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva ignorato una sentenza di assoluzione relativa a un fatto posto a fondamento del giudizio di pericolosità. La Suprema Corte ha ribadito che, nonostante l'autonomia tra procedimento penale e di prevenzione, l'assoluzione è un elemento che il giudice deve necessariamente considerare nella sua valutazione.
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Espulsione straniero: quando la motivazione è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento limitatamente alla misura di sicurezza dell'espulsione straniero. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione da parte del giudice di merito riguardo alla pericolosità sociale dei condannati, un presupposto indispensabile per l'applicazione di tale misura. La Corte ha ribadito che il mero riferimento alla norma di legge non è sufficiente a giustificare un provvedimento così incisivo.
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