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Lieve Entità Dello Spaccio

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Provvedimenti

Lieve entità nello spaccio: alloggio e soldi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati di droga. L'uomo chiedeva il riconoscimento della lieve entità nello spaccio e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto le censure perché meramente ripetitive e prive di fondamento giuridico. L'organizzazione logistica, dimostrata dal soggiorno in una struttura alberghiera finalizzato all'attività illecita, unita al consistente quantitativo di stupefacente e alla disponibilità economica, esclude la qualificazione del fatto come lieve. I precedenti penali confermano inoltre la persistente pericolosità sociale del soggetto, giustificando pienamente la recidiva applicata e la condanna al pagamento delle spese di giudizio con sanzione pecuniaria.
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Pochi grammi ma con pistola: negata la lieve entità spaccio
Un uomo alla guida di un ciclomotore ha eluso un posto di blocco della polizia e ha tentato la fuga a piedi. Durante l'inseguimento, il fuggitivo ha gettato a terra quaranta dosi termosaldate di cocaina ed eroina, per un peso complessivo di poco superiore a otto grammi, insieme a una pistola con matricola abrasa e proiettili inseriti. La difesa ha invocato l'attenuante per lieve entità spaccio, sostenendo che il peso ridotto della sostanza stupefacente dovesse prevalere su ogni altra circostanza e che l'arma costituisse un reato autonomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. La presenza di un'arma clandestina carica e la divisione in quaranta dosi di droghe differenti dimostrano l'inserimento in contesti criminali organizzati, escludendo qualsiasi beneficio.
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Lieve entità spaccio: oltre 600 dosi escludono l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione della lieve entità spaccio, dopo la condanna per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. I giudici hanno accertato il possesso e lo smercio di oltre centoquaranta grammi di cocaina, quantitativo idoneo a confezionare circa seicentoventi dosi singole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il riconoscimento del fatto di lieve entità presuppone una minima offensività complessiva dell'azione. L'ingente quantitativo di droga, il numero elevato di dosi e il conseguente collegamento con fonti stabili di approvvigionamento criminale impediscono di qualificare la condotta come tenue. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna definitiva con pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nello spaccio: rigetto per oltre cento dosi
L'Imputato, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari e gravato da precedenti penali, deteneva sostanza stupefacente da cui era possibile ricavare oltre cento dosi. La difesa ha proposto ricorso per ottenere la riqualificazione del fatto nella lieve entità nello spaccio e la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il quantitativo significativo e il compimento del reato durante i domiciliari impediscono di considerare lieve la condotta. Inoltre, la mancanza di collaborazione con gli inquirenti e la recidiva giustificano il diniego di ulteriori sconti di pena. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nello spaccio: condotta grave esclude il beneficio
L'imputato è stato condannato per cessione di marijuana ed evasione dagli arresti domiciliari. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata applicazione della lieve entità nello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le censure riguardavano giudizi di fatto già valutati in appello. La gravità concreta della condotta e la contestuale evasione impediscono il riconoscimento della lieve entità nello spaccio. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio e precedenti: la pena resta alta
L'Imputato è stato condannato per il reato di lieve entità dello spaccio di sostanze stupefacenti per la detenzione di 1,13 grammi di marijuana. I giudici di merito hanno inflitto la pena di quattro mesi di reclusione e seicento euro di multa, concedendo le attenuanti generiche. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'eccessiva severità della pena, ritenendo che l'esclusione della recidiva imponesse l'applicazione del minimo edittale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che i precedenti penali giustificano lo scostamento dal minimo della pena ex art. 133 c.p., anche quando viene esclusa la recidiva, poiché quest'ultima riguarda unicamente la pericolosità sociale. L'Imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio esclusa se la casa è un laboratorio
Due imputati sono stati condannati per la detenzione in concorso di circa 101 grammi di marijuana, pari a 296 dosi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando anche l'utilizzo di dichiarazioni spontanee rese da uno dei soggetti che sosteneva di non comprendere la lingua italiana. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno escluso la lieve entità dello spaccio a causa dell'organizzazione, seppur rudimentale, dell'attività (uso di un'abitazione come base operativa e presenza di strumenti per il confezionamento) e del quantitativo non modico, idoneo a generare un profitto significativo. Le dichiarazioni spontanee sono state ritenute valide poiché smentite le difficoltà linguistiche dell'imputato.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se la droga è varia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione illecita di eroina, cocaina e hashish. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. I giudici hanno confermato la decisione di merito, evidenziando che la pluralità di sostanze, il rilevante peso della droga sequestrata e le modalità di detenzione indicano una spiccata professionalità e una capacità di diffusione sul mercato incompatibili con la minima offensività. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando il ricorso inutile costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello, contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano privi di specificità, limitandosi a riproporre semplici contestazioni di fatto e a ripetere censure già ampiamente esaminate e respinte con motivazioni corrette dal giudice di secondo grado. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: il ricorso ripetitivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che contestava il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetevano semplicemente questioni di fatto già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Spaccio organizzato: niente lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio e l'eccessività della pena. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'attività illecita non poteva considerarsi di lieve entità a causa della sua natura organizzata, della reiterazione nel tempo e del controllo di una vera e propria piazza di spaccio. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto adeguata la motivazione sulla pena, in quanto determinata in misura media e giustificata con formule sintetiche ma chiare sulla congruità della sanzione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: troppe dosi escludono lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per reati sugli stupefacenti. L'imputato contestava la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione complessiva del fatto spetta ai giudici di merito. Nel caso specifico, l'elevato numero di dosi ricavabili dalla sostanza sequestrata è stato ritenuto del tutto incompatibile con la qualificazione del fatto come di minore gravità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando la purezza della droga condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per cessione di cocaina e offerta in vendita di marijuana. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti basata su intercettazioni e testimonianze, lamentando anche il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ribadendo che la valutazione sulla gravità del reato deve essere complessiva. Nel caso specifico, l'elevata purezza della cocaina, il peso significativo e la cospicua somma di denaro scambiata escludono l'applicazione della lieve entità dello spaccio. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se l’attività è stabile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato per spaccio di eroina. La difesa chiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio, sostenendo che le singole cessioni riguardassero quantitativi minimi di droga. I giudici hanno però escluso l'attenuante evidenziando la professionalità e la stabilità dell'attività, caratterizzata da oltre sessanta cessioni in un breve arco temporale e da un canale di approvvigionamento costante. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto l'eccezione di nullità per la mancata traduzione in udienza dell'imputato (detenuto per altra causa), poiché tale stato di detenzione non risultava dagli atti del processo. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Lieve entità dello spaccio: negato lo sconto per spaccio stabile
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando la valutazione del quantitativo di droga e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'attività di spaccio non era occasionale, ma stabile e continuativa, inserita in un contesto organizzato. Di conseguenza, è stata esclusa la lieve entità dello spaccio e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: fatto unico o responsabilità divisa?
Tre imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio per alcuni reati di droga commessi in concorso con altri soggetti, ai quali era stata invece applicata la fattispecie più favorevole. La Quarta Sezione Penale ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale: un primo orientamento ammette che lo stesso fatto di spaccio possa essere qualificato diversamente per i singoli concorrenti in base al loro specifico ruolo; un secondo orientamento ritiene invece che la qualificazione debba essere unica e oggettiva per tutti i partecipanti. Per risolvere la questione, la Corte ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite.
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Lieve entità dello spaccio: quando la rete organizzata la esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura del divieto di dimora per spaccio di cocaina. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo la modesta quantità della droga e l'assenza di organizzazione. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione del Tribunale del Riesame, evidenziando che l'indagato gestiva un'intensa attività di spaccio con numerosi clienti, ingenti profitti e una rete strutturata di collaboratori e autisti pagati in denaro o droga. Tali elementi escludono la lieve entità dello spaccio e confermano la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di recidiva, giustificando pienamente il mantenimento della misura cautelare applicata.
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Lieve entità dello spaccio: la purezza al 99% nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato lamentava la mancata qualificazione del reato come fatto di lieve entità e l'impossibilità di far prevalere le attenuanti generiche sulla recidiva. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'elevata purezza della sostanza sequestrata (pari al novantanove per cento, equivalente a ben centoventiquattro dosi) e le modalità organizzate di occultamento della droga escludono la lieve entità dello spaccio. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando la continuità costa cara
L'Imputato era stato condannato per plurime cessioni di eroina e marijuana commesse tra il 2017 e il 2018. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del Lieve entità dello spaccio e contestando il calcolo della pena pecuniaria. La Suprema Corte ha confermato l'esclusione della Lieve entità dello spaccio a causa della continuità dell'attività illecita e della capacità dell'Imputato di rifornire i clienti a chiamata. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al calcolo della multa: i giudici di merito avevano applicato in modo errato lo sconto per il rito abbreviato. La Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza sul punto, rideterminando la sanzione pecuniaria in 50.000 euro invece dei 60.000 euro precedentemente stabiliti.
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Lieve entità dello spaccio: condanna confermata senza attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di lieve entità dello spaccio di sostanze stupefacenti. Gli agenti di polizia avevano osservato direttamente lo scambio di un involucro tra il venditore e un acquirente nei pressi di un bar locale. La successiva perquisizione ha confermato il possesso della droga da parte dell'acquirente. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ritenendo legittimo anche il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto e della natura non occasionale dell'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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