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In Re Ipsa

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Provvedimenti

Diffamazione defunto: risarcimento e prova del danno
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un discendente di un noto personaggio storico che ha citato in giudizio un utente social per post offensivi. Sebbene la diffamazione defunto possa ledere l'onore dei familiari, la Corte ha stabilito che il danno non patrimoniale non è automatico ma richiede una prova specifica sull'esistenza e sull'entità del pregiudizio subito.
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Occupazione esclusiva bene comune: guida al ristoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'occupazione esclusiva bene comune da parte di un comproprietario non dà automaticamente diritto al risarcimento del danno. Perché sorga l'obbligo di indennizzo, è necessario che gli altri contitolari abbiano manifestato la volontà di utilizzare il bene e ne siano stati effettivamente impediti dall'occupante.
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Risarcimento lucro cessante: prova del danno
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento lucro cessante presentata da un'imprenditrice agricola per il fermo di un trattore in riparazione. La Corte ha ribadito che il danno da fermo tecnico non è automatico (in re ipsa), ma esige la prova specifica della perdita di guadagno e dell'effettiva capacità operativa dell'impresa, non dimostrata nel caso di specie a causa dell'inattendibilità dei testimoni.
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Danno non patrimoniale: sì al risarcimento funerale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33276/2023, ha stabilito che la mancata partecipazione al funerale del proprio genitore a causa della cancellazione di un volo costituisce un danno non patrimoniale risarcibile. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il pregiudizio come di lieve entità, affermando che l'impedimento a partecipare a un evento unico e irripetibile come le esequie di un padre, data la tutela costituzionale dei rapporti familiari, supera la soglia della tollerabilità e non può essere considerato un danno bagattellare. Il danno, tuttavia, non è presunto ('in re ipsa') ma deve essere allegato e provato dalla parte lesa.
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Risarcimento danno pubblico impiego: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32904/2023, chiarisce che il risarcimento danno nel pubblico impiego per l'illegittima successione di contratti a termine non è dovuto se il lavoratore viene successivamente 'stabilizzato'. Tuttavia, tale assunzione a tempo indeterminato deve essere in un rapporto di causa-effetto diretto con il precedente abuso, e non una mera conseguenza agevolata. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento senza verificare questo nesso causale, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Danno integrità mercato: la Cassazione sul rinvio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45333/2023, ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva negato il risarcimento del danno all'autorità di vigilanza dei mercati in un caso di insider trading. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta accertato il profitto illecito, il danno integrità mercato sussiste e deve essere liquidato nella sua componente compensativa, correggendo l'errore del giudice di rinvio che aveva respinto totalmente la domanda risarcitoria.
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Appello inammissibile: requisiti e azione revocatoria
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro debitori che avevano venduto i loro beni. Il tribunale ha accolto la domanda, ma in appello, l'acquirente ha proposto un gravame generico. La Corte d'Appello e la Cassazione hanno confermato che un appello inammissibile è quello che non critica specificamente le ragioni della sentenza impugnata, ma si limita a riproporre le proprie tesi. La decisione sottolinea come la vendita contestuale di più beni possa essere prova della consapevolezza del danno al creditore.
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Segnalazione Centrale Rischi: il danno non è automatico
Una cittadina ha citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prove concrete del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato questa decisione, ribadendo un principio fondamentale: il danno derivante da una Segnalazione Centrale Rischi non è mai automatico o presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e dimostrato da chi lo subisce. L'appello della cittadina è stato quindi respinto perché considerato un tentativo di riesaminare nel merito i fatti, attività non consentita in sede di legittimità.
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Risarcimento danno privacy: l’errore non scusa
Un ente pubblico viene condannato per aver pubblicato online per errore dati relativi al pignoramento dello stipendio di una dipendente. La Corte di Cassazione conferma la condanna, specificando che per il risarcimento danno privacy è necessaria una lesione seria e concreta del diritto alla riservatezza. L'errore umano del dipendente non esonera dalla responsabilità il titolare del trattamento, il quale può liberarsi solo fornendo la prova, molto rigorosa, che l'evento dannoso non gli sia in alcun modo imputabile.
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Contratti a termine PA: Abuso e Limiti secondo la Cassazione
Un lavoratore di un ente comunale è stato impiegato per dieci anni tramite successivi contratti a termine. Egli ha contestato l'abuso di tale strumento, utilizzato per coprire un'esigenza permanente. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che anche le norme speciali per l'assunzione di dirigenti (art. 110 TUEL) non possono giustificare il rinnovo prolungato di contratti a termine PA in assenza di comprovate e genuine esigenze temporanee, in linea con la direttiva europea. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Assegno di mantenimento: redditi di entrambi i genitori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4145/2023, ha stabilito che per determinare l'assegno di mantenimento per un figlio, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa dei redditi e dei patrimoni di entrambi i genitori. Non è sufficiente considerare solo la situazione economica del genitore obbligato al versamento. La Corte ha accolto il ricorso di un padre, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva omesso di indagare sulle risorse economiche della madre, violando così il principio di proporzionalità.
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Sequestro informatico: limiti e proporzionalità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando l'illegittimità di un sequestro informatico di massa su dispositivi come smartphone e PC. La sentenza stabilisce che il decreto di sequestro, per essere valido, non può limitarsi a indicare il tema d'indagine, ma deve specificare fin dall'inizio criteri selettivi e precisi per l'estrazione dei dati, al fine di rispettare il fondamentale principio di proporzionalità e tutelare il diritto alla riservatezza dell'indagato.
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Omessa pronuncia sulle spese: la Cassazione decide
Un'attività di ristorazione ha citato in giudizio il comune e le imprese costruttrici per i danni subiti a causa di un cantiere durato 14 anni. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha respinto i motivi relativi al risarcimento ma ha accolto quello sull'omessa pronuncia riguardo le spese legali, decidendo di compensarle integralmente per tutti i gradi di giudizio a causa della particolarità della vicenda.
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Onere della prova: Giudice non può negare la prova
Una famiglia, costretta a lasciare la propria casa a causa della rottura di una condotta idrica, si vede negare il risarcimento del danno non patrimoniale per mancanza di prove. La Corte di Cassazione interviene, annullando la decisione del giudice d'appello che aveva precedentemente rifiutato di ammettere le prove testimoniali offerte. La sentenza ribadisce un principio fondamentale sull'onere della prova: non si può penalizzare una parte per non aver provato un fatto, se le è stato impedito di farlo.
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Rescissione del giudicato: la negligenza non basta
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che aveva negato la rescissione del giudicato a un imputato condannato in sua assenza. L'uomo, residente all'estero, sosteneva di non aver mai avuto effettiva conoscenza del processo. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice negligenza dell'imputato non è sufficiente per ritenerlo volontariamente sottratto al processo. Per procedere in assenza, è necessaria la prova certa che l'imputato fosse a conoscenza del procedimento e abbia scelto di non partecipare, e non una mera presunzione basata su una notifica incerta.
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Deducibilità derivati speculativi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società, confermando la non deducibilità dei costi derivanti da contratti 'interest rate swap' ritenuti speculativi. La Corte ha sottolineato che spetta al contribuente dimostrare la finalità di copertura del rischio e la stretta correlazione tra il derivato e l'operazione sottostante. La mancanza di tale prova, o la stipula di derivati prima del rischio da coprire, rende i costi indeducibili, confermando la problematica della deducibilità dei derivati speculativi.
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Azione revocatoria: danno presunto per i creditori
Una società, poi fallita, compie una complessa operazione di acquisto e rivendita di un'imbarcazione, estinguendo il debito verso la società di leasing. Il curatore agisce in revocatoria contro quest'ultima. La Cassazione chiarisce che nell'azione revocatoria il danno per i creditori è presunto in via assoluta ('in re ipsa') e consiste nella violazione della parità di trattamento, senza necessità di provare una diminuzione patrimoniale. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il danno basandosi su un presunto utile dell'operazione, viene quindi cassata.
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Consegna parziale immobile: diritto alla restituzione
In un caso di locazione commerciale, una società ha ricevuto solo una parte dell'immobile pattuito, pur pagando il canone per intero. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10361/2024, ha stabilito che il conduttore non ha diritto a un risarcimento del danno, bensì a una restituzione della porzione di canone pagata e non goduta. La Corte ha specificato che tale importo non va calcolato sul valore di mercato della porzione mancante, ma deve essere proporzionale alla riduzione del godimento rispetto al canone contrattuale complessivo.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta e onere
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo. L'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare solo a quelli della sede in chiusura, senza estendere la comparazione a tutti i dipendenti con mansioni omogenee nell'intera organizzazione. La Corte ha ribadito che, in assenza di un accordo sindacale sui criteri, la platea dei licenziandi deve includere l'intero complesso aziendale, respingendo le giustificazioni della società basate su un presunto rifiuto al trasferimento dei dipendenti.
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Esenzione TARI: prova a carico del contribuente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19888/2024, ha stabilito che per ottenere l'esenzione TARI sulla quota variabile, non è sufficiente che un'azienda svolga un'attività (nella specie, logistica) che tipicamente produce rifiuti speciali. L'esenzione TARI è un'eccezione alla regola generale e, pertanto, spetta al contribuente l'onere di dimostrare, con prove documentali specifiche (come formulari, MUD, contratti e fatture), la natura non assimilabile dei rifiuti, le aree esatte di produzione e l'effettivo smaltimento autonomo. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva concesso l'esenzione basandosi sulla mera natura dell'attività aziendale.
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