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Dato Ponderale — Anno 2026

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Altri anni per Dato Ponderale

Provvedimenti

Spaccio con 8 grammi: negata la particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di droga, escludendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Un soggetto era stato trovato in possesso di 8,71 grammi di hashish, da cui si potevano ricavare 89 dosi. La sostanza era in parte confezionata in 10 bustine, e l'imputato aveva con sé del denaro. Secondo i giudici, il quantitativo significativo di dosi e le modalità di detenzione dimostravano una finalità di spaccio e un'offesa non trascurabile. Pertanto, non sussistevano i presupposti per la particolare tenuità del fatto, e il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Destinazione a terzi: condannata per 20.000 dosi sul treno
Una donna, condannata per detenzione di droga, ricorre in Cassazione sostenendo che i giudici non hanno motivato a sufficienza la finalità di spaccio. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si basa su elementi oggettivi inequivocabili: l'enorme quantitativo di stupefacente (oltre 20.000 dosi), la suddivisione in panetti, l'occultamento in una borsa e il trasporto su un treno. Questi fattori, presi insieme, costituiscono una prova logica della destinazione dello stupefacente a terzi, rendendo la condanna per spaccio pienamente giustificata. La ricorrente viene quindi condannata a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Finalità di spaccio agli arresti domiciliari: niente sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di stupefacenti con finalità di spaccio. L'uomo, già agli arresti domiciliari, è stato trovato in possesso di un'ingente quantità di eroina e cocaina, suddivisa in centinaia di dosi, e di materiale per il confezionamento. I giudici hanno escluso l'uso personale basandosi sulla quantità e varietà delle sostanze. Inoltre, hanno negato le attenuanti generiche, sottolineando la gravità del comportamento tenuto durante una misura restrittiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e addebitando all'imputato le spese processuali.
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Circostanze Attenuanti Negate: 8kg di Droga, Pena Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per la detenzione di 8 kg di marijuana. L'imputato aveva richiesto una riduzione della pena, sostenendo di aver diritto alle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che la decisione di non concedere le attenuanti era corretta, data l'enorme quantità di droga (sufficiente per oltre 64.000 dosi) e la gravità complessiva del fatto. La pena di due anni e due mesi di reclusione, insieme all'espulsione, è stata quindi confermata. Il principio chiave è che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel valutare tali circostanze.
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Spaccio di lieve entità negato per 767 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per spaccio di stupefacenti, negando l'applicazione dell'ipotesi di 'spaccio di lieve entità'. L'imputata era stata trovata in possesso di cocaina di elevata purezza, sufficiente per 767 dosi medie, suddivisa in venti involucri pronti per la vendita, oltre a una somma di denaro sproporzionata. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla lieve entità non può basarsi solo sulla quantità della droga, ma deve considerare in modo complessivo tutti gli elementi. Tra questi, le modalità di confezionamento, la purezza della sostanza e la capacità organizzativa del soggetto sono indici decisivi che, nel caso specifico, escludevano la minore gravità del fatto.
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Pochi grammi, molti indizi: confermata la detenzione per spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio, stabilendo che la colpevolezza non si basa solo sulla quantità di droga. Nel caso specifico, un uomo è stato condannato sulla base di un insieme di indizi: il tentativo di disfarsi della sostanza, la sua presenza lontano da casa e i precedenti penali. La difesa aveva chiesto di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità', ma la richiesta è stata respinta. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti, e ha chiarito che la valutazione complessiva degli elementi è sufficiente a provare l'intenzione di spacciare.
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Detenzione ai fini di spaccio: senza soldi non basta per salvarsi
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio, stabilendo un principio chiaro. Anche in assenza di denaro, elementi come la quantità della droga, il suo confezionamento in singole dosi e il comportamento dell'imputato (come la fuga) sono sufficienti a dimostrare l'intenzione di vendere. La Corte ha respinto la tesi difensiva dell'uso personale, ritenendo il ricorso un tentativo non consentito di rivalutare i fatti. È stata inoltre negata l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato, che indicavano un comportamento abituale.
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1kg di cocaina pura: non è spaccio di lieve entità per la Cassazione
Un uomo, condannato per la detenzione di oltre un chilogrammo di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. Sosteneva che i giudici avessero dato peso solo alla quantità della droga. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: per escludere lo spaccio di lieve entità non basta il dato quantitativo. In questo caso, l'elevata purezza della sostanza e il ruolo di fiducia ricoperto dall'imputato nella catena dello spaccio erano elementi decisivi per confermare la gravità del reato e la condanna originale.
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30 kg di hashish: l’aggravante ingente quantità è oggettiva
Un uomo viene condannato per aver trasportato 30 kg di hashish. La sua pena è aumentata a causa dell'aggravante ingente quantità stupefacenti. L'imputato presenta ricorso, sostenendo che i giudici avrebbero dovuto considerare anche elementi personali e non solo il peso della droga. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: questa aggravante è puramente oggettiva. Si basa esclusivamente sulla quantità di principio attivo, che nel caso specifico superava le 361.000 dosi singole. La condanna a tre anni di reclusione e al pagamento di una multa diventa così definitiva. La Corte sottolinea che gli aspetti soggettivi del colpevole sono irrilevanti per l'applicazione di questa specifica aggravante.
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Coltivazione di stupefacenti: serra pro non è uso personale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un individuo accusato di coltivazione di stupefacenti. L'imputato aveva allestito una vera e propria serra professionale per 27 piante di marijuana, da cui si potevano ricavare 11.000 dosi. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno respinto questa tesi. La sentenza stabilisce un principio chiaro: per distinguere tra uso personale e spaccio, non basta guardare la quantità. Bisogna valutare l'insieme degli elementi, come le attrezzature professionali (timer, lampade, ventilatori), che in questo caso dimostravano un'organizzazione finalizzata alla vendita e non al semplice consumo.
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Detenzione ai fini di spaccio: condanna anche senza prove di vendita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un individuo. Secondo i giudici, il solo superamento dei limiti di quantità per uso personale non è una prova automatica, ma diventa un indizio decisivo se unito ad altri elementi. Nel caso specifico, il ritrovamento dell'uomo in una nota piazza di spaccio, il possesso di ulteriore droga a casa e la presenza di un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento hanno reso inverosimile la tesi dell'uso personale. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo la condanna definitiva.
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Fatto di lieve entità negato: 3000 dosi di droga sono troppe
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di droga ai fini di spaccio. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante del 'fatto di lieve entità', ma la sua richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti (198g di hashish e 152g di marijuana, pari a oltre 3.000 dosi) e l'elevata percentuale di principio attivo erano elementi oggettivi incompatibili con la definizione di lieve entità. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di 20g di cocaina: non è un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di cocaina, escludendo l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. L'imputato era stato accusato di cessioni ripetute di droga, per quantitativi tra i 10 e i 20 grammi. Secondo i giudici, sia il peso della sostanza sia la non occasionalità delle vendite sono elementi incompatibili con la definizione di reato minore. La Corte ha ritenuto che una condotta organizzata e quantitativi significativi dimostrano una gravità tale da non poter beneficiare della pena ridotta prevista per il fatto di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: No se ci sono bilancino e telecamere
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un uomo trovato in possesso di marijuana e cocaina. Nonostante la difesa sostenesse la minima offensività, i giudici hanno dato peso non solo alla quantità di droga, sufficiente per oltre duemila dosi, ma anche al contesto. La presenza in casa di un bilancino di precisione, denaro contante e un sistema di videosorveglianza, sebbene non funzionante, è stata interpretata come un chiaro indice di un'attività di spaccio non occasionale. La Corte ha quindi confermato la condanna, stabilendo che la valutazione sulla lieve entità deve considerare tutti gli elementi nel loro complesso, non solo il peso della sostanza.
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Detenzione ai fini di spaccio: il peso degli indizi sulla droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un uomo trovato in possesso di modiche quantità di cocaina e marijuana. Nonostante il ridotto peso delle sostanze, i giudici hanno ritenuto decisivi gli elementi circostanziali rinvenuti nell'abitazione. Tra questi, due bilancini di precisione nascosti tra le lenzuola, rotoli di nastro isolante colorato per sigillare le dosi, bustine in cellophane ritagliate e un foglietto manoscritto con nomi e cifre. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla destinazione della droga spetta al giudice di merito. Se la motivazione è logica e coerente con le prove raccolte, la decisione non può essere contestata in sede di legittimità, anche se il quantitativo di stupefacente appare contenuto.
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Aggravante ingente quantità: quando pochi grammi pesano sulla pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato trovato in possesso di oltre cinque chilogrammi di hashish, MDMA e cocaina. Il punto centrale della controversia riguardava l'applicazione dell'Aggravante ingente quantità. La difesa sosteneva che il superamento della soglia dei due chilogrammi di principio attivo fosse minimo e non giustificasse l'aggravamento della pena. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il calcolo non deve essere puramente matematico. Nel caso specifico, il quantitativo di THC permetteva di confezionare oltre 83.000 dosi, un numero tale da alimentare massicciamente il mercato illecito. La presenza di diverse tipologie di droghe e di ingenti somme di denaro ha confermato l'inserimento stabile dell'imputato in un circuito di spaccio organizzato, rendendo legittima l'applicazione della sanzione più severa.
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Messa alla prova negata: il peso dei precedenti penali.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre sette grammi di cocaina, suddivisa in dosi e accompagnata da denaro contante e molteplici schede SIM. Il punto centrale della controversia riguarda il diniego dell'istituto della Messa alla prova. La difesa sosteneva che il quantitativo fosse compatibile con l'uso personale e che il percorso rieducativo fosse già avviato. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto l'imputato inaffidabile poiché ha commesso il nuovo reato proprio mentre pendeva una richiesta di affidamento in prova per precedenti condanne. Tale sovrapposizione temporale ha impedito una prognosi positiva sul comportamento futuro del reo, rendendo legittimo il rigetto della Messa alla prova.
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Lieve entità e droga: perché 6 kg escludono lo sconto di pena
Quattro persone sono state condannate per il trasporto di oltre sei chilogrammi di sostanza stupefacente all'interno di un veicolo. La difesa ha impugnato la sentenza chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie della lieve entità nel traffico di stupefacenti, puntando sulla bassa qualità della droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il solo dato qualitativo non basta a mitigare la pena. Nel caso specifico, il tentativo di fuga in autostrada, il possesso di oltre 3500 dosi e l'assenza di collaborazione degli imputati dimostrano una condotta professionale incompatibile con la minima offensività. La decisione ribadisce che la valutazione deve essere globale e non limitarsi al solo peso o alla purezza della sostanza.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti, il quale richiedeva il riconoscimento della **lieve entità**. I giudici hanno rilevato che il possesso di oltre 900 dosi di cocaina e crack, unitamente al tentativo di fuga, impedisce la concessione dell'attenuante. La sentenza ribadisce che il controllo di legittimità non può sostituirsi alla valutazione dei fatti operata dai giudici di merito, purché quest'ultima sia sorretta da una motivazione logica e coerente con i parametri normativi.
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Detenzione stupefacenti: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione stupefacenti a fini di spaccio riguardante 53 grammi di marijuana. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale, giustificando il quantitativo come scorta necessaria durante le restrizioni del lockdown. I giudici hanno però confermato la decisione di merito, valorizzando le modalità di occultamento della droga e il luogo del ritrovamento. La sentenza chiarisce inoltre che i nuovi termini di citazione introdotti dalla Riforma Cartabia non si applicano retroattivamente alle impugnazioni proposte prima del luglio 2024.
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